COVID-19, usare il siero dei convalescenti come farmaco


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggio chiave

  • Il siero dei soggetti convalescenti da COVID-19, contenenti le immunoglobuline specifiche contro il virus SARS-CoV-2, potrebbe rappresentare un’opzione per la prevenzione e il trattamento di questa malattia.
  • La sicurezza e l'efficacia di questo approccio richiede comunque ulteriori accertamenti.

 

Il razionale e i precedenti

  • L’immunizzazione passiva, ossia la somministrazione di siero contenente anticorpi contro un agente infettivo, al contrario dell’immunizzazione attiva, non richiede l’attivazione delle risposte immunitarie del ricevente, perciò l’immunità è immediata e c’è meno variabilità interindividuale.
  • È più efficace per la profilassi che per la terapia; se è usata per la terapia, è più efficace se è somministrata subito dopo la comparsa dei sintomi.
  • Una metanalisi di otto studi sull’impiego del siero di convalescenti durante la pandemia influenzale del 1918 ha suggerito un effetto della terapia sulla mortalità.
  • Preparati di anticorpi ottenuti dal siero di convalescenti sono stati usati per trattare pazienti che richiedevano cure intensive durante la pandemia influenzale H1N1 del 2009-2010; i pazienti hanno mostrato una riduzione della carica virale respiratoria, delle citochine sieriche e della mortalità.
  • Il siero di convalescenti è stato usato anche durante l’epidemia di Ebola del 2013; un piccolo studio non randomizzato ha mostrato un effetto della terapia sulla sopravvivenza.

 

Immunizzazione passiva e coronavirus

  • Dati raccolti in precedenti epidemie da coronavirus mostrano che il siero dei soggetti convalescenti contiene anticorpi neutralizzanti.
  • Durante l’epidemia di SARS, 80 pazienti di Hong Kong sono stati trattati con il siero di convalescenti, i pazienti trattati entro il giorno 14 hanno avuto una prognosi migliore (ricovero più breve), così come quelli PCR positivi ma sieronegativi al momento della terapia.
  • Esistono casi aneddotici di utilizzo di siero di convalescenti in pazienti con SARS e MERS e si sa che qualche tentativo è stato fatto in Cina durante la pandemia di Covid-19 ora in corso, anche se mancano informazioni dettagliate

 

Rischi e benefici

  • Il siero di convalescenti potrebbe essere usato per la profilassi in alcune categorie di individui: soggetti fragili, operatori sanitari, soggetti esposti a casi confermati di malattia.
  • Usato come trattamento, potrebbe ridurre la severità dei sintomi e la mortalità nei contagiati.
  • La somministrazione di emocomponenti espone al rischio di infezioni da altri agenti patogeni e di reazioni ai costituenti del siero (malattia da siero).
  • L’infusione comporta un rischio di danno polmonare acuto associato alla trasfusione che potrebbe essere particolarmente grave in soggetti con polmonite.
  • Esistono anche rischi teorici: potenziamento dipendente dall'anticorpo (gli anticorpi contro un tipo di coronavirus potrebbero aumentare l’infezione da un altro ceppo virale) e attenuazione delle risposte immunitarie.

 

Condizioni necessarie

  • Disponibilità di donatori, banche del sangue, laboratori di virologia e test per accertare la neutralizzazione del virus.
  • Creazione di protocolli.
  • Rispetto delle normative e approvazione da parte dei comitati di revisione istituzionali.

 

Perché è importante

  • Al momento non sono disponibile né vaccini, né anticorpi monoclonali, né farmaci per prevenire e curare l’infezione da SARS-CoV-2.
  • Potrebbero essere necessari mesi per fare entrare in clinica vaccini e farmaci in fase di sviluppo: l’utilizzo del siero di convalescenti potrebbe essere una soluzione temporanea per fare fronte all’emergenza.
  • L’efficacia e la sicurezza di questo approccio andrà verificata in trial clinici controllati.