COVID-19 – Un’altra opzione da considerare: i farmaci anti-TNF


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Background

  • La forma grave di COVID-19 è caratterizzata da una risposta infiammatoria importante, con accumulo di leucociti e mediatori dell’infiammazione.
  • Non è ancora noto quali siano i mediatori chiave di questa risposta; nei pazienti è stato documentato un aumento dei livelli sierici di diverse citochine infiammatorie.
  • L’anticorpo contro il recettore dell’interleuchina 6, tocilizumab, ha mostrato di essere efficace in alcuni pazienti che presentavano una “tempesta citochinica” ed è correntemente in fase di studio come trattamento per COVID-19.
  • Il fattore di necrosi tumorale (TNF) è il target farmacologico di diverse malattie infiammatorie; i farmaci anti-TNF sono largamente utilizzati e hanno un profilo di sicurezza ben caratterizzato.

 

Il razionale

  • Alcuni studi preclinici sul virus respiratorio sinciziale (RSV) e quello dell’influenza hanno suggerito che le terapie anti-TNF possano dare benefici nelle polmoniti virali senza compromettere la clearance virale.
  • Studi sull’artrite reumatoide hanno mostrato che bloccando TNF si una ferma la cascata citochinica, evitando l’innalzamento dei livelli di molecole di adesione e del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), fattori che aumentano la permeabilità vascolare.
  • Bloccando TNF si riducono anche l’accumulo di leucociti e la formazione di essudato.

 

La proposta

  • Poiché in media intercorrono due giorni tra il ricovero e la sindrome da distress respiratorio acuto, la terapia anti-TNF andrebbe somministrata subito dopo l’ammissione in ospedale.
  • I primi studi clinici dovrebbero valutare l’efficacia della terapia anti-TNF in pazienti con malattia moderatamente grave che richiedono somministrazione di ossigeno ma non la terapia intensiva.
  • Se questo approccio si dimostrasse efficace e avesse un buon profilo di sicurezza si potrebbe pensare di estenderlo ai pazienti non ricoverati considerati ad alto rischio di progressione; la disponibilità di formulazioni per la somministrazione sottocute potrebbe facilitare questo tipo di impiego, ma in tal caso i pazienti andrebbero adeguatamente monitorati.

 

La sicurezza

  • I farmaci anti-TNF potrebbero aumentare il rischio di superinfezione batterica o fungina, tuttavia alcuni dati sembrano confortanti: in uno studio condotto su pazienti con shock settico non c’erano prove di infezioni batteriche secondarie nel gruppo trattato con anti-TNF e in uno studio sull’artrite reumatoide il rischio di infezioni batteriche era più basso con i farmaci anti-TNF che con i DMARDs.
  • Secondo i dati raccolti dal database SECURE-IBD, dei 116 pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali e COVID-19 trattati con la sola terapia anti-TNF 99 sono guariti senza necessitare ricovero e uno è deceduto; dei 71 pazienti trattati con sulfasalazina/mesalamina metà sono guariti senza necessitare ricovero e sei sono deceduti.
  •  I pazienti con con malattie infiammatorie croniche intestinali  che si ammalano di COVID-19 e sono in trattamento con anti-TNF non stanno peggio di quelli trattati con altri farmaci. I dati sono però insufficienti per concludere che abbiano esiti migliori.

 

Perché è importante

  • Attualmente non ci sono terapie approvate per COVID-19.
  • Il riposizionamento di farmaci già disponibili consentirebbe di intervenire in tempi brevi per ridurre la mortalità da COVID-19.