COVID-19 – Test antigenici "casalinghi": come cambiano le performance lungo il corso dell’infezione

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • La sensibilità dei test antigenici effettuati a domicilio è moderata rispetto a quella dei test basati su RT-PCR, ma alta rispetto a quella delle colture virali.
  • Tale sensibilità è massima dopo alcuni giorni dall’inizio dell’infezione e migliora se si ripete il test dopo 1 o 2 giorni.

I test antigenici “casalinghi” riescono a identificare la presenza di SARS-CoV-2 con una sensibilità moderata rispetto ai test molecolari (con RT-PCR) e che cambia a seconda del momento in cui viene effettuato. Lo spiegano i ricercatori del COVID-19 Household Transmission Team dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, autori di uno studio prospettico pubblicato su JAMA Internal Medicine. “I test antigenici domestici sono stati approvati in diversi paesi e sono facilmente reperibili. Numerosi studi ne hanno valutato le performance rispetto ai test basati su PCR, molti meno le hanno valutate lungo il corso dell’infezione” spiegano i ricercatori guidati da Victoria T. Chu, del COVID-19 Household Transmission Team, primo nome dell’articolo.

Per rispondere a tale domanda, Chu e colleghi hanno condotto uno studio di coorte prospettico tra gennaio e maggio 2021 coinvolgendo 225 persone residenti in California e Colorado. “Il campione includeva adulti e bambini con infezione confermata da test molecolare che hanno effettuato test antigenici a domicilio per 15 giorni e si sono sottoposti ad almeno un tampone rinofaringeo per RT-PCR, coltura virale e sequenziamento” precisano i ricercatori, ricordando che in totale sono stati effettuati 3.044 test antigenici e 642 tamponi rinofaringei.

Le analisi hanno mostrato una sensibilità generale del test a domicilio pari al 50% lungo il periodo di infezione. “La bassa sensibilità potrebbe essere in parte spiegata dal fatto che molti dei test che hanno contribuito a definire tale valore sono stati effettuati nelle fasi tardive della malattia, quando l’infezione era stata probabilmente già eliminata” spiegano gli autori.

I dati suggeriscono comunque che l’auto-somministrazione e gli eventuali errori commessi dai pazienti nello svolgimento del test non hanno avuto un ruolo particolarmente rilevante sul risultato finale, che ha messo in luce differenze nelle performance tra i diversi test utilizzati.

In particolare, la sensibilità dei test domestici è stata del 64% e dell’84% se confrontata, rispettivamente, con i test molecolari e le colture virali effettuati nello stesso giorno.

Inoltre, la sensibilità dei test antigenici varia anche a seconda del momento in cui vengono effettuati lungo il corso della malattia: aumenta al 77% dopo 4 giorni dall’inizio della malattia e migliora con un secondo test effettuato dopo 1-2 giorni dal precedente, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.

“Oltre alla possibilità di aiutare la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, questi test possono rivelarsi utili anche per definire meglio le tempistiche di isolamento dei pazienti una volta accertata l’infezione” affermano gli autori che poi aggiungono: “I soggetti con alta probabilità pre-test di avere un’infezione da SARS-CoV-2 e con un risultato negativo a un primo test a domicilio dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di ripetere il test antigenico dopo 1 o 2 giorni oppure di effettuare un test molecolare con RT-PCR”.