COVID-19 – Risultati incoraggianti per l’anticorpo mavrilimumab


  • Alessia De Chiara
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Nei pazienti con grave polmonite correlata a COVID-19, iper-infiammazione e non sottoposti a ventilazione meccanica, il trattamento con l’anticorpo monoclonale mavrilimumab, aggiunto alla cura standard, è stato ben tollerato e associato a un miglioramento maggiore e più rapido rispetto alla sola cura standard.
  • Al giorno 28 tutti i pazienti trattati con mavrilimumab sono migliorati, mentre il 27% di quelli che hanno ricevuto solo la cura standard sono deceduti.

Descrizione dello studio

  • Lo studio di coorte prospettico a singolo centro ha incluso pazienti ricoverati all’Ospedale San Raffaele di Milano con grave polmonite da COVID-19, ipossia e iper-infiammazione sistemica.
  • Tra il 17 marzo e il 15 aprile 2020, 13 pazienti non ventilati in modo meccanico (età mediana 57 anni [IQR 52-58], 12 [92%] uomini) hanno ricevuto una singola dose intravenosa di mavrilimumab (6 mg/kg) in aggiunta alla cura standard e 26 pazienti del gruppo controllo (individui con simili caratteristiche al basale; età mediana 60 [IQR 53-67], 17 [65%] uomini) hanno ricevuto la cura standard.
  • L’outcome principale è stato il tempo del miglioramento clinico, definito come il miglioramento di 2 o più punti sulla scala ordinale a 7 punti per lo stato clinico.
  • Fonti di finanziamento: IRCCS San Raffaele Scientific Institute.

Risultati principali

  • Durante i 28 giorni di follow-up, nessun paziente del gruppo mavrilimumab è deceduto, mentre sono morti 7 (27%) pazienti del gruppo controllo (P=0,086).
  • Al giorno 28 è stato osservato un miglioramento clinico in tutti i pazienti del gruppo mavrilimumab e in 17 (65%) del gruppo controllo (P=0,030).
  • Il miglioramento clinico è stato raggiunto in meno giorni nel gruppo mavrilimumab rispetto al controllo (tempo medio 8 giorno [IQR 5 a 11] contro 19 giorni [11 a >28], P=0,0001).
  • Solo un paziente nel gruppo mavrilimumab (8%) ha richiesto ventilazione meccanica rispetto ai 9 pazienti (35%) del gruppo controllo che hanno necessitato di ventilazione meccanica o sono deceduti (P=0,14).
  • Al giorno 14, la febbre si è risolta in 10 (91%) degli 11 pazienti febbrili del gruppo mavrilimumab e in 11 dei 18 (61%) del gruppo controllo (P=0,18) e il tempo di risoluzione è stato più breve nei pazienti trattati con mavrilimumab rispetto ai controlli (tempo mediano 1 giorno [IQR 1 a 2] contro 7 giorni [3 a >14], P=0,0093).
  • Il trattamento con mavrilimumab è stato ben tollerato, senza reazioni all’infusione; tre pazienti (12%) del gruppo controllo hanno sviluppato complicazioni infettive.

Limiti dello studio

  • Mancanza di randomizzazione.
  • I pazienti del gruppo mavrilimumab avevano una durata della febbre più lunga prima dell’arruolamento rispetto ai controlli.
  • Follow-up breve per concludere in merito a efficacia e sicurezza a lungo termine

Perché è importante

  • L’iper-infiammazione, con la sua tempesta di citochine, è stata identificata come fattore chiave per cattiva prognosi nei pazienti con polmonite grave correlata a COVID-19 e il GM-CSF è una citochina con un ruolo fondamentale nella modulazione dell’infiammazione.
  • Il mavrilimumab, un inibitore del recettore α del GM-CSF, si è dimostrato efficace e sicuro in pazienti con artrite remautoide (studi randomizzati di fase 1 e 2) ed è in corso uno studio di fase 2 nell’artrite a cellule giganti.
  • Questi risultati preliminari rappresentano la prima prova di un effetto terapeutico dell’inibizione del GM-CSF nel COVID-19, ma sono necessari ulteriori studi randomizzati e controllati da placebo.