COVID-19 – Raccomandare o meno la posizione prona?

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti COVID-19 che necessitano di un supplemento di ossigeno ma che non sono sottoposti a ventilazione meccanica, la raccomandazione secondo cui questi pazienti vadano messi in posizione prona potrebbe non portare benefici.
  • Nel gruppo di pazienti sottoposti a questa pratica è stata osservata una maggiore probabilità di esiti peggiori al giorno 5.

Secondo quanto suggerisce un nuovo studio, negli individui ricoverati con COVID-19 in ipossiemia e non soggetti a ventilazione meccanica invasiva, decidere di ricorrere in via preferenziale alla posizione prona da svegli non si associa a benefici clinici per il paziente. Sembra inoltre molto probabile che tale posizione possa nuocere, come indicato dal peggioramento degli esiti osservato al giorno 5. “Molti professionisti sanitari hanno adottato la raccomandazione riguardo la posizione prona per migliorare l’ossigenazione e prevenire potenzialmente la necessità di ventilazione meccanica invasiva, con la speranza di aumentare la sopravvivenza tra i pazienti COVID-19” spiegano i ricercatori su JAMA Internal Medicine. “Tuttavia, sebbene la posizione prona da svegli può migliorare l’ipossiemia refrattaria, i dati di questo studio suggeriscono che una raccomandazione universale di una posizione prona da svegli per la cura dei pazienti con ipossiemia associata a COVID-19 che ancora non ricevono ventilazione meccanica può peggiorare gli esiti clinici e nuocere”, continuano proponendo alcune possibili spiegazioni in merito ai risultati ottenuti.  

L’uso della terapia in posizione prona da svegli tra pazienti COVID-19 non sottoposti a ventilazione meccanica era già stata analizzata da studi prospettici e viene raccomandata dalle linee guida. Allo scopo di capire se questo tipo di pratica si associ a un miglioramento degli esiti dei pazienti con ipossiemia correlata al COVID-19 non sottoposti a ventilazione meccanica, i ricercatori hanno progettato uno studio controllato non randomizzato, condotto tra maggio e dicembre 2020 presso 2 centri statunitensi.

Pertanto, 501 pazienti con età media di 61 anni sono stati assegnati in base al numero di cartella clinica a un gruppo di intervento, in cui i medici raccomandavano di mettere i pazienti in posizione prona, o alle cure abituali, dove la posizione prona benché non consigliata non veniva impedita. Il tempo trascorso dai partecipanti in posizione prona è stato stimato dal personale infermieristico e come outcome primario si è scelto di considerare, utilizzando un particolare modello statistico, la probabilità di peggioramento degli esiti dei pazienti in base a una scala ordinale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Scala che descrive la gravità della malattia e che nello studio è stata modificata in modo da evidenziare il livello peggiore di ipossiemia al giorno 5.

Al basale, le caratteristiche dei pazienti, così come il livello di fornitura di ossigeno, era simile tra i gruppi di studio. In particolare, la maggior parte riceveva ossigeno mediante cannula nasale a basso flusso (65,9% nel gruppo di intervento e 66,7% nel gruppo di cure abituali), mentre gli altri o con cannula nasale ad alto flusso (27,5% e 25,5%) o con ventilazione non invasiva a pressione positiva (6,2% e 7,8%). I pazienti del gruppo di intervento hanno trascorso in posizione prona un tempo mediano di 4,2 ore (IQR 1,8-6,7) al giorno. Il tempo stimato per i pazienti del gruppo di cure abituali era uguale a 0 (IQR 0-0,7) ore al giorno.

Semplificando, nel gruppo di intervento è stato osservato al giorno 5 un peggioramento significativo del punteggio sulla scala dell’OMS (probabilità a posteriori 0,998; OR aggiustato per la mediana a posteriori 1,63; intervallo di credibilità 1,16-2,31), che però non persisteva al giorno 14 (0,874; 1,29; 0,84-1,99) e al giorno 28 (0,673; 1,12;0,67-1,86). Inoltre, non sono state riscontrate differenze tra i gruppi per quanto riguarda la mortalità a 28 giorni, la durata della degenza e il ricorso alla ventilazione meccanica.

“Questi risultati suggeriscono che l’utilizzo preferenziale di routine della posizione prona tra i pazienti con COVID-19 che richiedono ossigeno supplementare ma che non ricevono ventilazione meccanica invasiva potrebbe non essere associato a benefici per il paziente” concludono i ricercatori.