COVID-19 – Quale funzione può avere la colchicina?

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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  • In adulti ospedalizzati con COVID-19 e colpiti da polmonite, l’uso di colchicina non migliora la sopravvivenza e non diminuisce il rischio di ventilazione meccanica.

In uno studio pubblicato su JAMA Network Open che ha coinvolto pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19, la colchicina aggiunta alle cure abituali non ha ridotto il rischio di mortalità a 28 giorni o il rischio di andare incontro a ventilazione meccanica.

La colchicina, caratterizzata da effetti collaterali lievi e disponibile a basso costo in molti paesi, viene di solito usata per il trattamento o la prevenzione della gotta e della febbre Mediterranea familiare. È stato inoltre dimostrato come a basse dosi riduca gli eventi cardiovascolari in pazienti con aterosclerosi. La possibilità di utilizzarla nel COVID-19 era nata dall’ipotesi che potesse avere effetti benefici sulla risposta infiammatoria.

Allo studio hanno preso parte 1.279 adulti ricoverati in 42 centri in Argentina con COVID-19, sindrome respiratoria acuta o saturazione uguale o inferiore al 93%. Il 91,5% dei partecipanti, in maggioranza uomini con un’età media di 61,8 (14,6) anni, ha assunto corticosteroidi.

I pazienti sono stati randomizzati a ricevere la colchicina e/o le cure abituali. In particolare, la colchicina è stata somministrata per via orale, in un primo momento con un dosaggio di 1,5 mg e poi, entro le 2 ore successive, alla dose di 0,5 mg. Tale dose è stata quindi somministrata 2 volte al giorno per 14 giorni o fino alla dimissione dall’ospedale.

Gli autori hanno analizzato 2 outcome coprimari: uno includeva l’uso della ventilazione meccanica e il decesso a 28 giorni (o solo quest’ultimo in caso di pazienti già intubati al momento della randomizzazione); l’altro corrispondeva solo al decesso a 28 giorni. Il primo degli outcome coprimari si è verificato nel 25% dei pazienti (160) del gruppo trattato con la colchicina e nel 28,8% dei pazienti (184) del gruppo di cure abituali. Il secondo outcome coprimario si è verificato rispettivamente nel 20,5% (131) e nel 22,2% (142) pazienti. Sono stati analizzati anche alcuni outcome secondari, tra cui uno che combinava la ventilazione meccanica o il decesso a causa di insufficienza respiratoria, e sono state eseguite analisi per protocol e post hoc. L’evento avverso più frequentemente riscontrato è stata la diarrea, che ha interessato l’11,3% (68) dei pazienti che l’hanno assunta.

Per gli autori, quindi, la colchicina non ha migliorato la sopravvivenza a 28 giorni o ridotto la necessità di ventilazione meccanica.