COVID-19 – Perché i test per gli anticorpi tardano ad arrivare


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Test sierologici che misurano le immunoglobuline contro il virus SARS-CoV-2 consentono di identificare la popolazione non più a rischio di COVID-19.
  • L’esecuzione dei test è rapida e semplice, al contrario la loro messa a punto è assai laboriosa.
  • La situazione di emergenza non giustifica l’uso di test non validati.

 

Cosa sono e a cosa servono

  • I test per gli anticorpi non misurano la presenza del virus, ma l’immunità acquisita contro il virus.
  • Sono test immunoenzimatici (ELISA) che misurano le immunoglobuline M o G specifiche per il virus su campioni di siero.
  • Ammesso che gli anticorpi prodotti siano neutralizzanti, i soggetti IgM-negativi IgG-positivi possono entrare in contatto senza rischi con individui infetti.
  • Usando i test sierologici, si potrebbero selezionare gli operatori sanitari da dedicare ai malati COVID-19 e si potrebbero identificare i lavoratori a cui far riprendere le normali attività.  
  • Eseguendo i test su larga scala, si saprebbe che percentuale della popolazione ha contratto il virus.
  • Questi test servono anche per stabilire se un vaccino in fase di sviluppo funziona (si verifica la sieroconversione del soggetto vaccinato).

 

Problematiche legate allo sviluppo del test

  • Per sviluppare un test che ricerca la presenza del virus mediante PCR serve solo la sequenza del genoma virale, ottenuta mediante sequenziamento del virus isolato nei pazienti infetti.
  • Per sviluppare un test che valuta la presenza di anticorpi specifici per il virus occorre identificare una proteina virale che stimola la risposta immunitaria (una proteina antigenica); nel caso di SARS-CoV-2 il candidato più promettente è la proteina Spike.
  • La proteina antigenica va prodotta in laboratorio con la tecnica del DNA ricombinante; affinché gli anticorpi la riconoscano, e sia quindi utilizzabile in un test, la proteina ricombinante deve assumere una conformazione identica a quella naturale, cosa che talvolta non succede; ottimizzare la produzione della proteina può richiedere tempo.
  • Si può anche non utilizzare tutta la proteina, ma solo un frammento; questo consente di creare proteine ricombinanti più stabili, ma introduce il problema di selezionare una porzione di proteina rilevante per la formazione di anticorpi e specifica.
  • Se il frammento di proteina scelto è distintivo del virus, il test è specifico; se è sovrapponibile a frammenti di proteine di altri virus può esserci cross-reattività: il siero del soggetto potrebbe contenere anticorpi prodotti in risposta a un altro virus (es. un altro coronavirus) che riconoscono anche la proteina usata per il test, si produrrebbe così un falso positivo.
  • Bisogna verificare che sensibilità e specificità del nuovo test diagnostico siano accettabili per poi produrlo su larga scala.

 

Rischi

  • L’urgenza può spingere a utilizzare test non validati. Negli USA, dove normalmente l’FDA autorizza l’immissione in commercio di un kit solo dopo che è stato sperimentato in 3 diversi siti, ora i kit possono essere venduti subito salvo essere poi ritirati se i risultati sono insoddisfacenti.
  • Al momento non è certo che chi è sieropositivo per SARS-CoV-2 sia immune e per quanto.
  • La circolare del Ministero della Salute del 3 aprile sui test diagnostici raccomanda l’utilizzo del test PCR per l’identificazione dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2, perché “un risultato negativo nei test sierologici non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e relativo rischio di contagiosità dell’individuo”.
  • In occasione della presentazione della circolare, il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha dichiarato che “Occorreranno ancora pochi giorni per completare la validazione dei test sierologici per la ricerca degli anticorpi contro il nuovo coronavirus, che vanno validati in modo metodologicamente rigoroso”.

 

Perché è importante

  • Per limitare la diffusione del virus SARS-CoV-2, le scuole e la maggior parte degli uffici e dei negozi sono stati chiusi, tutte le attività non essenziali sono state sospese.
  • Il lockdown ha un pesante impatto sulla vita della popolazione ed effetti devastanti sull’economia.
  • I decisori politici hanno bisogno di dati concreti per prendere decisioni utili alla gestione della pandemia.