COVID-19 – Miocarditi a confronto

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Rispetto ai pazienti pediatrici ricoverati con miocardite causata da un’infezione virale, quelli colpiti da miocardite da sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica (MIS-C), anche se gravi, avevano probabilità maggiori di recuperare completamente la funzione cardiaca così come un tempo di recupero più veloce.
  • La miocardite collegata alla vaccinazione COVID-19 appariva più lieve: la disfunzione cardiaca era meno probabile e, anche quando presente, di solito i pazienti avevano recuperato la normale funzione ventricolare al momento della dimissione dall’ospedale.

Un recente studio ha messo a confronto la presentazione clinica, il decorso della malattia e gli esiti di un gruppo di giovani pazienti ricoverati in ospedale con un tipo di miocardite: quella “classica” causata da un’infezione virale, quella da MIS-C e quella collegata al vaccino a mRNA contro il COVID-19. Si è scoperto che i pazienti con miocardite da MIS-C avevano esiti clinici migliori di quelli con miocardite classica, i quali presentavano tassi maggiori di disfunzione ventricolare persistente sia alla presentazione che a 3 mesi dalla dimissione. I pazienti con miocardite da MIS-C, invece, avevano maggiori probabilità di recuperare la funzione cardiaca, anche se era stato necessario ricorrere alla ventilazione meccanica o all’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation). E gli altri? “Generalmente, quelli con miocardite collegata al vaccino COVID-19 avevano un decorso clinico più lieve, con una probabilità minore di disfunzione cardiaca alla presentazione e, quando questa era presente, un recupero più rapido” scrivono i ricercatori su Journal of the American Heart Association. In pratica, tutti quelli che si sono presentati con funzione ventricolare depressa hanno riacquistato la normale funzione cardiaca alla dimissione. “Questa scoperta fornisce rassicurazione ulteriore sul fatto che, sebbene la miocardite sia una possibile, anche se rara, sequela del vaccino mRNA COVID-19, i pazienti interessati hanno un recupero della funzione cardiaca a breve termine”.

Fino al 2020 la causa più comune di miocardite era di tipo virale, ma con la pandemia ha preso spazio la MIS-C legata all’infezione da SARS-CoV-2. In seguito è emersa, soprattutto nei adolescenti e giovani adulti maschi, un tipo di miocardite collegato ai vaccini a mRNA contro il COVID-19. Nello studio sono stati così analizzati 201 pazienti con meno di 21 anni, soprattutto maschi, che erano stati ricoverati presso un centro ad Atlanta con miocardite classica (43, tra il 2015 e il 2019), con miocardite da MIS-C (149, marzo 2020-febbraio 2021) o con miocardite correlata al vaccino COVID-19 (9, di cui 8 dopo la seconda dose).

Nel gruppo MIS-C, rispetto al gruppo miocardite classica e al gruppo miocardite collegata al vaccino, i pazienti erano più giovani (età mediana 9,5 anni rispetto a 14,7 e 15,7) e una percentuale minore presentava dolore al petto (rispettivamente 10,7%, 76,2% e 100%). Tra i gruppi sono state osservate differenze significative nei biomarcatori cardiaci e infiammatori. Per esempio, il gruppo miocardite classica aveva il picco di troponina più alto, ma il peptide natriuretico di tipo B rilevato era più elevato nel gruppo con miocardite da MIS-C.

Nel gruppo miocardite classica è stata riscontrata la più bassa frazione di eiezione ventricolare sinistra: il 58% dei pazienti presentava una frazione di eiezione <55% (contro 42% di quelli con miocardite da MIS-C e il 22% di quelli con miocardite da vaccino). Tra questi pazienti, i quali avevano maggiori probabilità di ricorrere alla ventilazione meccanica, si è verificato un decesso e un trapianto di cuore.

Alla dimissione, il 44% dei pazienti con miocardite classica assumeva farmaci per lo scompenso cardiaco, rispetto al 3% dei pazienti con miocardite MIS-C e nessuno tra quelli con miocardite da vaccino. Inoltre, tutti i pazienti con miocardite collegata al vaccino e circa il 93% di quelli con miocardite da MIS-C avevano una normale frazione di eiezione. Un recupero raggiunto da poco più del 70% di quelli con miocardite classica.

Tra i partecipanti dimessi con frazione di eiezione depressa, tutti i 10 pazienti con miocardite da MIS-C avevano recuperato dopo 3 mesi, mentre il 27% di quelli con miocardite classica (3/11) continuava a presentare disfunzione ventricolare.

Anche il trattamento era diverso a seconda del tipo di miocardite, e si è visto che quello dei pazienti con miocardite da MIS-C è stato più immediato rispetto a quello ricevuto da pazienti con miocardite classica, il che per gli autori può aver influito sulle differenze notate nel recupero.

Visto l’aumento della conoscenza dell’impatto cardiaco della MIS-C e dei vaccini COVID-19, i risultati dello studio rappresentano, secondo gli autori, una base fondamentale per operatori sanitari, funzionari della sanità pubblica, pazienti e famiglie.