COVID-19 – Lo stress legato al ricovero di un familiare in terapia intensiva

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • Nel corso della pandemia si è registrato un aumento dei disturbi da stress in familiari di pazienti ricoverati in terapia intensiva per COVID-19
  • Le persone di origine ispanica e le donne hanno mostrato livelli più elevati di problemi legati allo stress.
  • L’insorgenza di questi disturbi da stress influisce anche sulla fiducia verso la classe medica.

Avere un familiare ricoverato in terapia intensiva a causa del COVID-19 può rappresentare una forte fonte di disturbi da stress, primo tra tutti il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Lo scrivono sulla rivista JAMA Internal Medicine gli autori di uno studio prospettico e osservazionale che ha coinvolto 330 familiari di pazienti ricoverati in terapia intensiva tra febbraio e luglio 2020 in 12 ospedali negli Stati Uniti. “L’arrivo della pandemia ha costretto gli ospedali a mettere in campo misure restrittive in termini di politiche di visita dei pazienti da parte di parenti e amici” ricordano gli autori, guidati da Timothy Amass, della University of Colorado School of Medicine, primo nome dell’articolo. “Questo distanziamento può essere fonte di stress, ma attualmente non esistono dati chiari su tali conseguenze psicologiche come PTSD, ansia o depressione nel corso della pandemia” aggiungono.

Per colmare questa lacuna, Amass e colleghi hanno condotto uno studio che aveva come principali misure di esito i sintomi di PTSD a 3 mesi, definiti in base a un punteggio pari o superiore a 10 sulla Impact of Events Scale 6 (IES-6).

E le analisi hanno confermato che la mancata interazione diretta con i propri cari ricoverati in condizioni critiche ha causato segni di stress nei familiari coinvolti nello studio, che nella maggior parte dei casi erano figli (40,6%) o mariti/mogli o partner (25%) dei pazienti.

“In particolare, a 3 mesi abbiamo osservato un punteggio IES-6 medio pari a 11,6 e nel 63,6% dei casi il punteggio era uguale o superiore a 10, a indicare sintomi significativi di PTSD” affermano i ricercatori, ricordando che tale percentuale nel periodo pre-pandemico si attestava al 30% circa.

Le donne e la popolazione di origine ispanica sembrano subire conseguenze più pesanti da questa separazione forzata dai propri familiari: il punteggio medio IES-6 aggiustato è stato di 2,6 punti più alto nelle donne rispetto agli uomini e quello dei partecipanti ispanici di 2,7 punti superiore rispetto a quello dei non ispanici.

Anche il grado di istruzione ha un ruolo nel determinare i disturbi da stress, tanto che i laureati hanno mostrato punteggi medi inferiori di 3,3 punti rispetto ai partecipanti con un titolo di studio che non va oltre il diploma di scuola superiore.

“Per la prima volta è emersa una relazione tra punteggi più elevati legati allo stress e maggiore sfiducia nei medici” aggiungono gli autori, sottolineando l’importanza di nuovi studi sul tema.

Infine, anche altri fattori quali per esempio la lunghezza della degenza in terapia intensiva hanno contribuito a generare problematiche di stress.

“Questi dati possono essere utili anche oltre la pandemia, per tutte quelle situazioni nelle quali i familiari sono impossibilitati a vedere e prendersi cura dei propri cari ricoverati” spiegano Amass e colleghi, ricordando che le restrizioni imposte per arginare la pandemia potrebbero aver creato un’altra crisi fatta di disturbi legati allo stress nei familiari di tanti pazienti con COVID-19.