COVID-19 – L’importanza della terza dose di vaccino contro la variante omicron

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Uno studio in vitro sul vaccino Pfizer–BioNTech che ha coinvolto operatori sanitari vaccinati sottolinea l’importanza della terza dose.
  • L’efficienza di neutralizzazione verso il virus wild type e le varianti beta, delta e omicron è più alta con 3 dosi di vaccino che con 2.
  • Tuttavia, l’efficienza contro la nuova variante resta comunque più bassa rispetto a quella osservata contro la delta.

Secondo un recente studio pubblicato su New England Journal of Medicine, la terza dose del vaccino Pfizer–BioNTech consente di neutralizzare SARS-CoV-2 con maggiore efficacia rispetto a sole 2 dosi. L'efficienza contro la variante omicron, valutata in campioni di siero ottenuti da operatori sanitari a 5 mesi di distanza dalle 2 dosi o entro poche settimane dalla terza, era maggiore con 3 dosi di vaccino.

In ogni caso, la capacità neutralizzante contro tutte le varianti preoccupanti (variant of concern o VOC; ovvero beta, delta e omicron) è più bassa di quella contro il virus wild type. Gli autori sottolineano inoltre come l’efficienza contro la variante omicron sia inferiore a quella riscontrata contro la delta persino con 3 dosi e come, a più di 5 mesi di distanza dalle 2 dosi, si segnali una bassa efficienza di neutralizzazione contro il virus wild type e la variante delta e nessuna capacità contro la omicron.

La variante omicron è stata classificata come VOC dall'OMS il 26 novembre scorso. A distanza di soli 3 giorni, in diversi paesi del mondo sono stati segnalati casi di infezione da parte di questa nuova variante, rilevata per la prima volta in Sud Africa. Come spiegano i ricercatori, non è ancora chiaro se il vaccino Pfizer–BioNTech ne neutralizzerà efficacemente l’infezione. Da notare che questo vaccino aveva dimostrato un’efficacia contro il del 95% contro Covid-19.

Nello studio, i ricercatori hanno eseguito test di microneutralizzazione, per i quali sono stati utilizzati campioni di siero ottenuti da 2 gruppi di 20 operatori sanitari: al primo appartenevano gli individui vaccinati con 2 dosi (165,6 giorni in media dalla seconda dose), mentre il secondo gruppo includeva coloro che avevano ricevuto anche la terza dose (in media 25 giorni dopo). “Chi aveva ricevuto 3 dosi di vaccino ha neutralizzato meglio sia il virus wild type sia le 3 varianti rispetto a chi ha fatto solo 2 dosi di vaccino” riassumono gli autori.

Nei campioni ottenuti dal gruppo vaccinato con 2 dosi, l’efficienza di neutralizzazione contro il wild type e le varianti era inferiore a quella riscontrata nei campioni ottenuti dagli individui vaccinati con 3 dosi. Inoltre, è stata osservata un’efficienza di neutralizzazione contro le varianti beta e omicron più bassa di quella contro il virus wild type in modo consistente tra i gruppi. Infine, gli autori hanno notato come con la terza dose di vaccino si neutralizzava in maniera efficace la variante omicron.

“L’importanza della terza dose di vaccino è chiara, a causa dell’efficacia più alta (superiore di un fattore 100) contro la variante omicron dopo la terza dose rispetto alla seconda; tuttavia, anche con tre dosi di vaccino, la neutralizzazione della variante omicron è ridotta (di un fattore 4) rispetto a quella contro la variante delta” scrivono i ricercatori. “La durata dell’effetto della terza dose di vaccino contro il COVID-19 è ancora da stabilire” concludono.