COVID-19 – Le conseguenze polmonari a lungo termine


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Le conseguenze polmonari a lungo termine di COVID-19 sono al momento speculative e andrebbero indagate con appropriati studi prospettici.
  • Chiarire rapidamente se coloro che sopravvivono alla malattia sviluppano fibrosi polmonare permetterebbe di fornire cure adeguate e disegnare interventi per prevenire una seconda ondata di mortalità associata a questa pandemia.

 

Gli esiti polmonari delle infezioni da coronavirus

  • I coronavirus responsabili della SARS e della MERS sono geneticamente simili a SARS-CoV-2 e causano sindromi polmonari simili a COVID-19.
  • Nei pazienti con SARS, le anomalie alla TC prevalenti erano le opacità a vetro smerigliato, talvolta con consolidamento; i cambiamenti reticolari erano evidenti circa 2 settimane dopo l’esordio dei sintomi e persistevano per oltre 4 settimane.
  • Uno studio condotto su 71 pazienti con SARS ha mostrato che le anomalie interstiziali e il declino funzionale sono migliorati nell’arco di 2 anni per poi stabilizzarsi; a distanza di 15 anni il 4,6% dei polmoni mostravano anomalie interstiziali.
  • Nei pazienti con MERS, le anomalie tipiche alla TC includevano opacità a vetro smerigliato bilaterali, prevalentemente nelle zone basali e periferiche.
  • In uno studio condotto su 36 pazienti guariti dalla MERS, le radiografie del torace effettuate a 43 giorni (range 32-320) dalle dimissioni mostravano fibrosi polmonare in un terzo dei pazienti; non sono stati riportati follow-up a lungo termine di pazienti colpiti dalla MERS.

 

La fibrosi polmonare nei pazienti COVID-19

  • I pazienti ricoverati con forme severe di COVID-19 sono più anziani di quelli visti con la SARS o la MERS e l’età avanzata è un fattore di rischio per lo sviluppo di fibrosi polmonare.
  • Molti dei pazienti anziani con COVID-19 hanno già condizioni polmonari preesistenti.
  • La prevalenza della fibrosi post-COVID-19 emergerà nel tempo, ma i primi dati sui pazienti dimessi suggeriscono un alto tasso di anomalie fibrotiche dei polmoni.
  • Un’analisi di 108 pazienti COVID-19 dimessi dall’ospedale ha mostrato che il 47% dei pazienti aveva un trasferimento di gas deficitario e il 25% aveva una capacità polmonare ridotta; la situazione era peggiore nei pazienti con malattia severa.
  • Gli effetti delle terapie anti-interleuchine (IL-1 e IL-6) non sono note e potrebbero influire sulla fibrosi.

 

Perché è importante

  • Trattandosi di una malattia completamente nuova, c’è preoccupazione che i pazienti colpiti da COVID-19 sviluppino delle sequele di malattia.
  • La fibrosi polmonare è una sequela dell’ARDS; circa il 40% dei pazienti COVID-19 presenta ARDS, severa nel 20% dei casi.
  • Dato il grande numero di contagiati da SARS-CoV-2, anche complicanze rare potrebbero avere un forte impatto a livello di popolazione.