COVID-19, il vaccino Astra Zeneca efficace “per errore”


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

Con il terzo annuncio a mezzo stampa sull'efficacia preliminare del vaccino contro l'infezione da SARS-Cov2 messo a punto dall'Università di Oxford in collaborazione con AstraZeneca, la cosiddetta "scienza via comunicato-stampa" ha toccato nuove vette, magnificando la scoperta fortuita ottenuta grazie a un inquietante errore di dosaggio. Caso ha voluto che la deviazione dal protocollo abbia innalzato l'efficacia complessiva osservata, dal 62% al 70,4%, ottenuto calcolando anche poche migliaia di volontari cui è stata somministrata, appunto per errore, una prima dose dimezzata. In questi 2.700 soggetti, infatti, il dato di efficacia del 90% si avvicinerebbe al 95% annunciato dai due concorrenti, Pfizer e Moderna, che hanno usato una diversa tecnologia.

"Il 2020 sarà ricordato per le molte vite perse a causa di Covid-19, per i lockdown e per le elezioni americane. La scienza dovrebbe ora essere aggiunta alla lista" ha detto Peter Piot, che dopo essere stato tra i principali protagonisti della battaglia contro l'AIDS attualmente dirige la London School of Hygiene & Tropical Medicine, secondo il quale l'importanza dei tre annunci è storica, indipendentemente dalla pubblicazione dei dati validati.

 

Scoperta per serendipità

A differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna, basati sull'uso di una tecnologia che impiega RNA e mai utilizzata finora per vaccini a uso umano, quello di AstraZeneca usa come vettore virale un adenovirus geneticamente modificato per produrre la proteina spike del virus SARS-Cov2. Gli esperti sottolineano che in tutti e tre i casi si tratta di risultati preliminari, comunicati prima di sottoporre i dati al giudizio di esperti indipendenti, e che molte domande rimangono in sospeso.

Nel caso del vaccino di AstraZeneca, il primo quesito riguarda proprio l’annuncio a sorpresa che i risultati sono stati raggiunti anche per un caso fortuito: un dosaggio sbagliato della prima somministrazione. L’azienda ha infatti riferito che i dati ottenuti dai due trial condotti in Brasile e in Gran Bretagna includono quelli di circa 2.700 dei 23.000 volontari complessivi che hanno assunto la dose dimezzata. Quando i ricercatori hanno scoperto l'errore, in giugno, hanno deciso di procedere ugualmente con l’analisi. Complessivamente, sull’intera coorte sono stati registrati 131 casi di infezione, senza ricoveri né decessi. Sorprendentemente, però, il dosaggio sbagliato si è rivelato più efficace di quello pianificato.

Secondo Sarah Gilbert, ricercatrice di punta del gruppo di Oxford, molto rimane da studiare, ma è possibile che il sottodosaggio iniziale predisponga il sistema immunitario a reagire con più forza alla seconda somministrazione a dosaggio pieno: potrebbe infatti aver attenuato la reazione del sistema immunitario alla prima comparsa del vettore virale, innescando la produzione di linfociti T ma non lo sviluppo di anticorpi, amplificando così la reazione al momento del richiamo.

 

Cautela degli esperti

Anthony Fauci, direttore del National Institute for Allergy and Infectious Diseases americano, ha comunque invitato a prendere anche questi dati preliminari con cautela finché tutti i dati dei sottogruppi coinvolti nei trial clinici non saranno a disposizione della comunità scientifica e delle autorità regolatorie.

Con il completamento dei trial e la raccolta di nuovi dati le percentuali di efficacia e il loro reale significato clinico dovrebbe pian piano chiarirsi.

"I dati preliminari di efficacia di AstraZeneca sono solidi, ma difficili da confrontare con gli altri vaccini per la variabilità nel disegno degli studi" spiega Beth Kirkpatrick, direttrice del dipartimento di microbiologia e genetica molecolare dell'Università del Vermont. "Un aspetto importante è che finora nessuno dei volontari ha avuto il Covid-19 in forma grave. Questa è una grande notizia, perché suggerisce che questo vaccino possa mitigare l’effetto del virus anche quando non immunizza del tutto".

Un elemento che appare oggi chiaro ed è la maggiore semplicità di conservazione e distribuzione, perché il vaccino ad adenovirus resiste almeno sei mesi alla temperatura di un comune frigorifero. L'azienda ha dichiarato che conta di produrre 3 miliardi di dosi nel 2021.

 

Non solo vaccino

Uno studio appena pubblicato sulla rivista Health Affairs ha provato a stimare l'impatto concreto di vaccini con diversi valori di efficacia, concludendo che "il successo degli sforzi di vaccinazione contro Covid-19 dipenderà dall'adozione di un'ampia gamma di profili di efficacia al momento dell'autorizzazione o dell'approvazione, e dalla gestione delle aspettative riguardo al contributo che il vaccino può dare in tandem con la prosecuzione di interventi non farmacologici, e con un investimento significativo negli sforzi per offrire rapidamente la vaccinazione a fasce più ampie possibile di popolazione e per identificare fonti di possibile esitazione vaccinale, rispondendo ad esse" scrivono David Paltiel e colleghi della Yale School of Public Health di New Haven, nel Connecticut. "Una strategia di questo tipo accrescerebbe al massimo i benefici a livello individuale e di popolazione di qualsiasi vaccino, aumentando le probabilità che si avvicinino alle altissime aspettative riposte in essi".