COVID-19 – Il rischio in gravidanza

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Le donne con COVID-19 in gravidanza sembra abbiano maggiori rischi rispetto a quelle non incinte, come quello di preeclampia.
  • I dati indicano la possibilità di una trasmissione verticale di SARS-CoV-2.
  • La presenza dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2) nella placenta rende questa suscettibile all’infezione, sebbene la sua riduzione causata da SARS-CoV-2 può diventare un fattore di rischio per madre e figlio.
  • Visti i molti aspetti ancora da chiarire saranno necessari ulteriori studi.

Una review pubblicata di recente su Clinical Science passa in rassegna i molti dati emersi su SARS-CoV-2 e gravidanza. Sembra che nelle donne incinte l’infezione aumenti il rischio di COVID-19 grave e i tassi di esiti avversi, incluso preeclampsia e nascita pretermine. Tra gli outcome materni e fetali riportati, gli autori ricordano che le donne in gravidanza con COVID-19 hanno una mortalità più alta rispetto a quelle senza la malattia e mettono in risalto le disparità nei tassi di mortalità tra i diversi paesi.

In particolare, nell’articolo si discute in primo luogo dei meccanismi di infezione di SARS-CoV-2 e della suscettibilità della placenta, per poi passare ai ruoli fisiologici di ACE2 e delle sue funzioni in gravidanza e infine concentrarsi sul COVID-19 in gravidanza. Gli autori si soffermano sul fatto che ACE2, il quale gioca ruoli importanti nella regolazione dell’emodinamica materna e nello sviluppo della placenta, se da un lato può agire come fattore di rischio per la trasmissione del virus, dall’altro può rappresentare un fattore di protezione. Il recettore, utilizzato da SARS-CoV-2 per invadere le cellule, è espresso dalla placenta e dal feto durante la gestazione, il che può indicare una via per l’infezione e la molto dibattuta trasmissione verticale. Ma il COVID-19 sembra possa causare alterazioni nei livelli di ACE2 e aumentare così alcuni rischi. “La riduzione di ACE2 causata da COVID-19 può diventare un fattore di rischio per una vascolarizzazione placentare compromessa, aumento della pressione sanguigna materna ed esiti della gravidanza avversi con disfunzione placentare e anche aggravare condizioni pre-esistenti nelle donne in gravidanza” si legge.

“Inizialmente, non c’erano conferme della trasmissione verticale di SARS-CoV-2. Tuttavia, poiché il virus si è diffuso a livello globale, nuovi casi di infezione neonatale hanno suggerito la trasmissione verticale” spiegano gli autori. “In una più recente meta-analisi, l’8,8% dei neonati avevano una PCR positiva o un test sierologico che indicava l’infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, un quarto dei bambini nati da madri positive al COVID-19 hanno sviluppato sintomi incluso febbre, tachipnea, mancanza di respiro e vomito” continuano, sottolineando però che, vista l’alta incidenza di nascite pretermine tra le donne positive, risulta difficile determinare se i sintomi siano causati dall’infezione o complicazioni legate alla prematurità. Esistono poi limiti nei metodi utilizzati per rilevare la trasmissione verticale. In più, altre ricerche hanno fornito prova di particelle virali rinvenute in diverse parti della placenta, di segni di infiammazione e lesioni coerenti con una cattiva perfusione sia materna che fetale in placente di madri positive, e di infiltrazione di cellule dell’immunità. “Nel complesso, questi risultati sottolineano una suscettibilità alla trasmissione, anche se i meccanismi non sono ancora chiari e di sicuro non manifestati in tutte le gravidanze positive al COVID-19” mettono in guardia i ricercatori.

Per comprendere l’impatto del COVID-19 in gravidanza saranno necessari ulteriori studi per colmare le diverse lacune evidenziate, compreso nel ruolo dell’ACE2 in gravidanza.