COVID-19 – Il punto sull’efficacia di remdesivir: risultati finali dello studio Solidarity

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • L’uso di remdesivir non riduce la mortalità in pazienti ricoverati con COVID-19 e già sottoposti a ventilazione.
  • Negli altri pazienti ricoverati con malattia da SARS-CoV-2, il trattamento si traduce in una lieve riduzione della mortalità e della progressione verso la ventilazione.

I risultati finali dello studio Solidarity recentemente pubblicati su Lancet, mostrano che il trattamento con l’antivirale remdesivir può ridurre la mortalità in alcuni sottogruppi di pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19, ma non è efficace in questo senso per i pazienti ventilati. “Nel marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato lo studio Solidarity per valutare l’efficacia in pazienti con COVID-19 di 4 diversi farmaci già presenti sul mercato per altre indicazioni: idrossiclorochina, lopinavir, interferone beta 1a e remdesivir” spiegano gli esperti del WHO Solidarity Trial Consortium che hanno seguito lo studio, ricordando che lo studio ha coinvolto 35 paesi e un totale di oltre 14.000 pazienti.

Solo la valutazione di remdesivir è proseguita dopo la pubblicazione dei primi risultati ad interim, mentre quella degli altri tre farmaci è stata interrotta per futilità.

Proprio sui risultati finali del trattamento con remdesivir si concentra la nuova pubblicazione nella quale sono stati riportati gli esiti di mortalità (end point primario) di 8.275 pazienti ricoverati con COVID-19 e assegnati a ricevere, oltre allo standard di cura del centro di reclutamento, remdesivir per 10 giorni o controllo (no remdesivir).

Ebbene, il trattamento con l’antivirale non ha portato miglioramenti nella mortalità per i pazienti già ventilati (remdesivir 42,1% vs controllo 38,6%; RR 1,13; p=0,32), ma ha ridotto la mortalità in quelli non ventilati e in terapia con ossigeno (14,6% vs 16·3%; RR 0,87; p=0,04).

Il trattamento ha inoltre ridotto l’esito di progressione alla ventilazione meccanica o decesso (23,7% vs 27,1%; RR 0,83; p=0·001) nei pazienti non ventilati al momento dell’ingresso nello studio, ma sottoposti a terapia con ossigeno (alto o basso flusso).

Gli autori hanno segnalato inoltre il prolungamento di 1 giorno nel ricovero in ospedale per i pazienti trattati con remdesivir. “Questo può essere legato anche a fattori non direttamente associati all’effetto farmacologico del farmaco, come per esempio il disegno in aperto dello studio, nel quale i medici erano a conoscenza del trattamento ricevuto dai pazienti” chiariscono gli esperti, sottolineando alcuni dei limiti della ricerca quali, per esempio, il fatto di non tenere conto delle nuove varianti emerse nel tempo.

“Indipendentemente dalle limitazioni e dalle difficoltà nell’interpretare i dati ottenuti, resta il fatto che siamo ancora alla ricerca di trattamenti efficaci contro COVID-19. Nuove opzioni sembrano oggi più efficaci e meno costose dell’infusione giornaliera di remdesivir, ma servono studi randomizzati su larga scala per valutarle e confrontarle tra di loro” concludono.