COVID-19 - Il microbiota protegge i più piccoli dalle forme gravi di malattia

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • La composizione del microbiota intestinale cambia nei bambini con COVID rispetto a quelli con altre infezioni o ai controlli sani.
  • I profili microbici sono diversi anche a seconda della gravità della malattia.
  • I profili identificati nella popolazione pediatrica sono diversi da quelli riscontrati negli adulti e le loro caratteristiche anti-infiammatorie potrebbero spiegare, almeno in parte, le differenze nella gravità di malattia nei due gruppi di età.

Secondo quanto pubblicato sulla rivista Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, la composizione del microbiota intestinale ha un ruolo di primo piano anche nel determinare le caratteristiche cliniche dell’infezione da COVID-19 nei bambini.

“Numerosi studi hanno messo in luce un legame tra composizione del microbiota intestinale e gravità della malattia causata da SARS-CoV-2 nella popolazione adulta, ma i dati nella popolazione pediatrica sono molto scarsi” spiegano i ricercatori dell’Unità di Ricerca del Microbioma Umano dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma), diretta da Lorenza Putignani.

Lo studio, il primo a livello internazionale sul tema, è stato portato avanti nell’ambito del progetto “CACTUS - Immunological studies in children affected by COVID and acute diseases”.

“Definire il ruolo del microbiota intestinale nel COVID-19 è importante dal momento che potrebbe esserci un legame con il decorso lieve di malattia spesso osservato nei bambini” proseguono gli autori, che nella loro ricerca hanno analizzato con tecniche di metabolomica il profilo del microbiota intestinale di 88 bambini con sospetta infezione da COVID-19 e 95 controlli sani. In seguito a tampone rino-faringeo, il gruppo con sospetta infezione da COVID è stato ulteriormente suddiviso: gruppo COVID-19 (68 casi), gruppo Non–COVID-19 (16 casi) e gruppo MIS-C (sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini; 4 casi).

“Il nostro obiettivo era identificare eventuali disequilibri nel microbiota e, in caso di presenza di tali alterazioni, capire se ci fosse una correlazione con la gravità di malattia” precisano.

A conti fatti, le analisi hanno mostrato segni di disbiosi nel microbiota dei bambini con COVID-19. In particolare, è stata osservata una grande riduzione della cosiddetta alpha-diversity (ricchezza in specie) rispetto ai Non–COVID-19 e ai controlli e sono stati caratterizzati in dettaglio tutti i cambiamenti osservati.

Come si legge in un comunicato stampa dell’Ospedale, il microbiota dei bambini con COVID “è risultato ricco di microrganismi con azione prevalentemente pro-infiammatoria (Bacteroidetes e Fusobacteria) e povero di alcuni microrganismi “buoni” (Actinobacteria, Verrucomicrobia, Akkermansia, Blautia, Ruminococcus) che favoriscono il mantenimento dell’equilibrio intestinale (omeostasi)”. Di contro però, in presenza di COVID-19 è stato osservato un aumento significativo del Faecalibacterium, un organismo con proprietà anti-infiammatorie.

“I risultati dello studio suggeriscono che, rispetto agli adulti, il microbiota dei bambini contribuisce a ridurre la gravità dell’infezione grazie alle sue proprietà anti-infiammatorie” concludono gli autori spiegando che i dati ottenuti potrebbero aprire la strada allo studio di un potenziale ruolo del microbiota pediatrico nel migliorare la malattia dell’adulto.