Covid-19: il decreto per il Nord Italia


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Nuove misure di contenimento

  • Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicato ieri 8 marzo sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 2020 prevede l’abolizione delle precedenti “zone rosse” nei comuni del Lodigiano e del Padovano, con la creazione di una nuova area molto più vasta, comprendente tutta la Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.
  • Oltre alla chiusura di scuole e università, il decreto chiede di «evitare ogni spostamento di persone fisiche in entrata e in uscita dai territori, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute».
  • Raccomanda «fortemente» a chi ha una infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5° C di rimanere presso il proprio domicilio e a non uscire di casa, mentre fa «divieto assoluto» di muoversi dalla propria abitazione a chi è soggetto alla quarantena perché risultato positivo al virus.
  • (Fonte Ministero della salute).

Epidemiologia e clinica

  • Il provvedimento è stato reso necessario dall’aggravarsi della situazione epidemiologica, che all’8 marzo ha portato a 7.375 il numero dei casi confermati col test e a 366 quello delle vittime.
  • Uno studio dell’Istituto superiore di sanità ha analizzato queste ultime per classi di età, dimostrando che per ciascuna fascia il tasso di letalità da COVID19 in Italia al 4 marzo è inferiore a quello che si registra in Cina.
  • Quella generale attuale nel nostro Paese (3,5%) è maggiore di quella generale della Cina il 24 febbraio (2,3%), ma inferiore a quello che si aveva in Cina nella prima fase dell’epidemia.
  • In Italia al 4 marzo la letalità per fascia di età è 0,5% (0-69 anni), 5,3% (70-79 anni), 10,8% (≥80 anni).
  • Dall’analisi di 105 pazienti deceduti per COVID-19 in Italia, l’Istituto superiore di sanità ha estratto alcune caratteristiche: l’età media è 81 anni, sono in maggioranza uomini e in più di due terzi dei casi hanno tre o più patologie preesistenti: da 0 a 1 patologia, 15,5% del campione, 2 patologie 18,3% del campione, 3 o più patologie in 67,2% del campione.
  • La comorbidità più frequente è l’ipertensione (74,6% del campione), seguita da cardiopatia ischemica (70,4%) e diabete mellito (33,8%).
  • Il tempo mediano dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale è stato di 5 giorni e la mediana del tempo intercorso tra il ricovero e il decesso è stato di 4 giorni.
  • Una successiva analisi su 155 pazienti deceduti, sempre da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, ha messo in luce i sintomi di esordio più frequenti, che è importante per il  medico di famiglia riconoscere.
  • Febbre e tosse sono presenti come sintomi di esordio rispettivamente nell’86% e nel 50% dei casi esaminati. In questo campione di forme più gravi, a esito infausto, la dispnea è stato sintomo di esordio nell’82% dei casi. Molto  rari altri sintomi come diarrea ed emottisi (5%).
  • (Fonte Epicentro).

Terapie sperimentali

  • Gli approcci terapeutici, oltre al supporto respiratorio e all’ECMO nei casi più gravi, vede attualmente diversi approcci sperimentali:
    • Clorochina 500 mg BID per 10 giorni o, se non fosse disponibile clorochina, idrossiclorochina 200 mg BID.
    • antivirali in uso contro HIV come lopinavir/ ritonavir (LPV/r) oppure remdesivir, un farmaco messo a punto per ebola e non ancora registrato. Il loro uso riduce le complicanze gravi della malattia (soprattutto insufficienza respiratoria acuta), ed è indicato in pazienti con diagnosi virologica accertata con sintomi lievi ma
      • con presenza di comorbidità o rischio di mortalità aumentato
      • con manifestazioni cliniche di malattia moderata o severa.
  • La terapia steroidea non sembra offrire benefici e potrebbe al contrario rallentare la clearance del virus. Tuttavia, si è recentemente dimostrato un vantaggio con desametasone a basso dosaggio e per un periodo limitato di tempo (10 giorni) nel ridurre in maniera significativa la mortalità nei casi con ARDS da altre cause. Sulla base di questa evidenza indiretta, si può considerare l’impiego di desametasone esclusivamente in pazienti con ARDS confermata e su indicazione intensivistica.
  • La ventilazione non invasiva (NIV) nel trattamento della polmonite da COVID-19 è associata a un outcome peggiore, per cui l’OMS raccomanda, ove possibile, di evitarla e optare per un’intubazione precoce.  
  • Fonti Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.