COVID-19: il contributo degli asintomatici nella trasmissione virale

  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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Dopo più di un anno dall’inizio della pandemia, COVID-19 è ampiamente riconosciuto e che gli individui con sintomi di malattia hanno maggiori probabilità di isolarsi e ridurre la percentuale di trasmissione a loro correlata spostandola a favore  di coloro che non hanno sintomi (1). Il riconoscimento precoce di una persona infetta e l'interruzione della via di trasmissione sono punti chiave definiti per controllare COVID-19. Tuttavia, la maggior parte delle infezioni asintomatiche, che non richiedendo assistenza medica per l'assenza di segni clinici e della scarsa consapevolezza della prevenzione, hanno e continuano a contribuire alla rapida diffusione di COVID-19.  Nell’azione di contrasto del virus persiste la difficoltà nel prevenire e controllare i soggetti asintomatici, che richiedono particolare attenzione in tutto il mondo in attesa di un’ampia diffusione della somministrazione del vaccino (1).

Perché discriminare i soggetti senza sintomi

L'importanza relativa delle misure di mitigazione che impediscono la trasmissione virale da persone senza sintomi continua ad essere un motivo di discussioni controverse e di contestazione delle azioni intraprese dalle autorità sanitarie. Determinare la percentuale di trasmissione di SARS-CoV-2 che si verifica da persone asintomatiche è un elemento fondamentale per dare priorità a misure pratiche di mitigazione e indirizzare le politiche di controllo della diffusione del virus.

La trasmissione da parte di persone infette, ma prive di sintomi può derivare da due diversi stati di infezione: 

·      individui pre-sintomatici (che sono infettivi prima di sviluppare i sintomi) e 

·      individui che non presentano mai sintomi (infezioni asintomatiche, ossia che non sono e saranno mai sintomatiche). 

I primi studi di modellazione su dati di casi COVID-19 hanno rilevato che l'intervallo di generazione di SARS-CoV-2 era più breve dell'intervallo seriale. Questo indicava un tempo medio tra una persona infettata e la persona che infettava qualcun altro più breve del tempo medio trascorso tra una persona che sviluppa sintomi e la persona che aveva infettato e sviluppava sintomi (2).  Questi dati erano coerenti con un'epidemia che stava crescendo più velocemente di quanto ci si aspettasse se la trasmissione fosse stata limitata al periodo di malattia in cui gli individui erano sintomatici. Praticamente quando una seconda generazione di individui stava sviluppando i sintomi, una terza generazione era già stata infettata. All’inizio della pandemia alcuni dati epidemiologici avevano anche suggerito la possibilità di una trasmissione pre-sintomatica (3), evidenza confermata da livelli di RNA virale nelle secrezioni respiratorie già elevati alla comparsa dei sintomi (4).  

Trasmissione virale e asintomatici

Un modello analitico decisionale a scenari multipli (5) è stato strutturato e settato sui dati delle evidenze scientifiche disponibili sulla trasmissione di SARS-CoV-2. Il modello è stato impiegato per valutare la proporzione di trasmissione da individui pre-sintomatici (cioè infettivi prima dell'insorgenza dei sintomi), mai sintomatici e sintomatici in una serie di scenari in cui è stata variata la tempistica del periodo infettivo per valutare i diversi contributi della trasmissione presintomatica e la proporzione di trasmissione da individui che non sviluppano mai sintomi (cioè, rimangono asintomatici). Per tutte le stime, sono stati utilizzati i dati di una meta-analisi per impostare il periodo di incubazione su una mediana di 5 giorni (6). La durata del periodo infettivo è stata mantenuta a 10 giorni e il picco di infettività è stato variato tra 3 e 7 giorni.

Combinate queste ipotesi di base lo studio ha stimato che per COVID-19:

  • il 59% di tutta la trasmissione può essere ricondotta a casi asintomatici e presintomatici 
  • circa il 35% della trasmissione si stima provenire da individui presintomatici o da coloro che non hanno ancora sviluppato i sintomi ma lo faranno presto 
  • il 24% della trasmissione sia causato da persone asintomatiche che non manifestano mai sintomi. 

Quindi, considerando un ampio intervallo di valori per ciascuna delle ipotesi formulate dal modello, si stima che almeno il 50% delle nuove infezioni da SARS-CoV-2 abbia avuto origine dall'esposizione a individui con infezione, ma senza sintomi.

Misure di mitigazione e contrasto 

Di fronte a questi dati è evidente quanto SARS-CoV-2 possa diffondersi attraverso persone asintomatiche o pre-sintomatiche. Se si considera il contesto attuale di aumento dei casi e le difficoltà nell'ampliamento della disponibilità del vaccino contro COVID-19, l’attività di test sulla popolazione e il tracciamento dei contatti si riconfermano come  interventi cardine della risposta COVID-19. Come un anno fa questi interventi di trace and tracing saranno tanto più efficaci quanto saranno integrati con l'implementazione di forti misure di distanziamento sociale, senza dimenticare l’osservanza delle regole domiciliari e individuali e sperando nella somministrazione rapida e quanto più estesa del vaccino.