COVID-19: ha senso sospendere le terapie con FANS?


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Le raccomandazioni

  • Le linee guida ministeriali già raccomandano di utilizzare il cortisone solo dopo aver valutato il rapporto tra rischi e benefici.
  • Per quel che riguarda i FANS, non vi sono al momento sufficienti indicazioni per suggerire una sospensione dei trattamenti, soprattutto in pazienti con febbre alta che non rispondono al solo paracetamolo. Ogni decisione terapeutica va presa alla luce della necessità di ridurre al massimo i ricoveri, specie nelle aree ad alta prevalenza.
  • Va evitata per quanto possibile l’automedicazione, soprattutto perché l’assunzione di FANS (ma anche di paracetamolo) tiene artificialmente bassa la temperatura e può mascherare un’infezione paucisintomatica.
  • È già noto da tempo che i FANS compromettono la funzionalità cardiaca, per cui sarebbero da evitare nei pazienti con ridotta frazione di eiezione.
  • È necessario promuovere rapidamente una linea di ricerca coordinata sulla relazione tra infezione da SARS-CoV2, sistema infiammatorio e assunzione di farmaci antifiammatori al fine di aiutare a distinguere tra i diversi tipi di FANS e a guidare meglio le scelte terapeutiche dei medici.

Background

  • Un tweet del Ministro della salute francese Olivier Véran postato alle 6:38 del 14 Marzo recita: “L’assunzione di farmaci antinfiammatori (ibuprofene, cortisone…) potrebbe essere un fattore di peggioramento dell’infezione. Se avete la febbre, prendete il paracetamolo. Se siete già in trattamento antinfiammatorio o avete un dubbio, consultate il vostro medico”.
  • L’annuncio ha provocato panico tra i pazienti, in particolare tra quelli che al momento hanno febbre alta, sono a casa e alternano FANS e paracetamolo per tenere bassa la temperatura.

Cosa si sa

  • Cortisone e FANS possono ridurre la risposta anticorpale (Bancos S et al, 2009).
  • Il virus SARS-CoV2 sembra utilizzare i recettori dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2) per infettare le cellule. Una lettera pubblicata su Lancet Respiratory Medicine l’11 Marzo scorso (Fang L et al, 2020) segnala che ipertensione e diabete sono i fattori di rischio comuni a 32 pazienti deceduti su 52 in una UTI cinese. Segnala anche che gli ACE inibitori sono i farmaci più comunemente usati per trattare queste categorie di pazienti (ma il dato di utilizzo sul campione menzionato non è noto). La stessa lettera segnala che farmaci come ibuprofene e tiazolidinedioni aumentano l’espressione dei recettori ACE2.
  • L’uso di antifiammatori può mascherare la presenza di una infezione poiché tiene artificialmente bassa la temperatura (linee guida dei CDC).
  • Le indicazioni dell’American College of Rheumatology - così come quelle di molte altre società scientifiche - avvertono semplicemente i pazienti in trattamento con cortisone o farmaci che modificano l’andamento della malattia (DMARDs) di non sospendere i trattamenti ma di rivalutarli con il proprio medico alla luce del rischio individuale.
  • Nell’aprile del 2019 l’Agenzia Francese per il Farmaco (ANSM) ha emesso una nota con i risultati di un’analisi di oltre 20 anni di prescrizioni di ibuprofene e ketoprofene, segnalando il rischio di sovrainfezioni batteriche (essenzialmente da Streptococco) in pazienti che assumevano questi due FANS. In seguito a tale nota, nel gennaio di quest'anno, la vendita di prodotti contenenti questi principi attivi è passata dalla libera vendita (quindi libera disponibilità sugli scaffali) alla vendita dietro consiglio del farmacista, pur restando senza obbligo di prescrizione. Tale resitrizione è estesa peraltro al paracetamolo, per via della sua tossicità epatica.
  • I social media francesi hanno rilanciato una notizia falsa secondo la quale presso l’Ospedale di Tolosa sarebbero stati ricoverati per Covid-19 tre pazienti giovani senza altri fattori di rischio se non l’assunzione di FANS. La notizia è stata smentita dall’ospedale stesso.

 

Il parere dell’esperto

Adriana Albini, direttore del Laboratorio di biologia vascolare e angiogenesi e direttore scientifico di Fondazione Multimedica (Milano), professore di patologia generale (università di Milano Bicocca).

“Le conoscenze su questo virus sono ancora limitate, in particolare per quel che riguarda la sua interazione col sistema delle citochine e con tutta la cascata proinfiammatoria. Ma la relazione esiste, visto che i primi dati sull’uso di farmaci anti IL 16 sono positivi e vi sono prove che il virus utlizza i recettori ACE2 per infettare le cellule. Sappiamo da tempo che i FANS compromettono la funzionalità cardiaca per cui, anche in questo caso, sono da evitare nei cardiopatici con una ridotta frazione di eiezione. Ma gli antinfiammatori non sono tutti uguali: ognuno di loro lavora su diversi mediatori dell’infiammazione, per cui parlare in generale di antifiammatori come ha fatto il ministro francese non ha senso, sul piano delle conoscenze di biologia molecolare. Gli steroidi, poi, sono ovviamente una classe a parte, e invece in questo tweet vengono accomunati in modo improprio. Abbiamo però bisogno con urgenza di una linea di ricerca coordinata. Ci sono studi relativamente semplici che si possono fare raccogliendo i dati sui fattori infiammatori e sulla citometria nei pazienti colpiti: potremmo dare indicazioni più chiare ai medici, ma al momento non abbiamo i dati su cui lavorare”.