COVID-19 – Focus su COVID-19 nei pazienti neurologici: l'esperienza di Brescia


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Le caratteristiche e gli esiti dei pazienti ricoverati in ospedale per disturbi neurologici, incluso l’ictus, variano a seconda della presenza o assenza di COVID-19.
  • In presenza della malattia legata al nuovo coronavirus, i pazienti neurologici hanno mostrato una maggiore mortalità in ospedale, delirio incidente e maggiore disabilità rispetto ai pazienti senza COVID-19.
  • Servono studi prospettici, multicentrici e su ampia scala per confermare questi risultati.  

Descrizione dello studio

  • Nello studio retrospettivo di coorte e condotto in un singolo centro, sono stati inclusi 56 pazienti con diagnosi confermata di COVID-19 ricoverati in un reparto Neuro-COVID tra il 21 febbraio e dimessi o deceduti entro il 5 aprile 2020.
  • Dalle cartelle cliniche sono stati estrapolati dati demografici, clinici e di laboratorio che sono poi stati confrontati con quelli di 117 pazienti neurologici senza COVID-19 ricoverati nello stesso periodo.

Risultati principali

  • I pazienti neurologici con COVID-19 erano più anziani (77,0 vs 70,1 anni; P=0,006), presentavano distribuzioni diverse delle diagnosi al momento del ricovero soprattutto per quanto riguarda i disturbi cerebrovascolari (76,8% vs 58,1%) e mostravano un più alto punteggio qSOFA (quick Sequential Organ Failure Assessment) al momento del ricovero.
  • Non sono state osservate differenze significative nelle comorbilità inclusi diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, coronaropatia, nefropatia cronica, immunodeficienza o tumori (P>0,050 per tutti).
  • Significativamente più elevati nei pazienti COVID anche i tassi di mortalità in ospedale (37,5% vs 4,3%; P
  • Nei casi di ictus, le caratteristiche basali sono risultate simili in pazienti con e senza COVID-19, ma i pazienti con infezione avevano punteggi più elevati sulla scala di Rankin modificata al momento della diagnosi (5,0 vs 2,0; P
  • Escludendo i pazienti deceduti in ospedale, i pazienti COVID sono stati ricoverati per un periodo più lungo rispetto ai non-COVID (8,0 vs 5,0 giorni; P=0,005).
  • Rispetto ai pazienti non-COVID, quelli COVID hanno mostrato un incremento di neutrofili e piastrine, una diminuzione della conta linfocitaria, un incremento di PCR, VES, troponina T ad alta sensibilità, LDH, AST e ALT, tempo di protrombina e fibrinogeno (tutti P
  • Dall’analisi di regressione a variabili multiple è emerso per i pazienti COVID un incremento del rischio di decesso in ospedale associato a punteggi qSOFA più elevati (odds ratio 4,47; P=0,025), conta piastrinica più bassa (0,98; P=0,005) e livello più elevato di HDL (1,01; P=0,009) al momento del ricovero.

Limiti dello studio

  • Non tutti i pazienti sono stati sottoposti a tutti i test.
  • I risultati relativi a pazienti con ictus non tengono conto di diversi fattori dato il disegno retrospettivo.
  • Lo studio è stato condotto in un singolo centro.
  • Non è possibile escludere un bias di selezione.

Perché è importante

  • Capogiri, cefalea ed encefalopatia sono le manifestazioni neurologiche più comuni di COVID-19, mentre l’ictus è presente nel 5,9% dei casi di infezione.
  • Non è ancora chiaro se i pazienti con disturbi neurologici abbiano caratteristiche ed esiti diversi a seconda della presenza o dell’assenza di COVID-19.