COVID-19 – Efficacia e sicurezza di clorochina e idrossiclorochina: dati real-world


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Dati internazionali real-world non mettono in luce alcun beneficio legato all’uso di clorochina (CQ) e idrossiclorochina (HCQ) per il trattamento di pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19.
  • Il risultato è valido quando i farmaci sono usati da soli e anche in associazione a macrolide.
  • Oltre che all’assenza di beneficio, in ospedale il trattamento sembra associato a riduzione della sopravvivenza e incremento del rischio di aritmie ventricolari de-novo.
  • Sulla base di questi risultati, tali trattamenti non dovrebbero essere usati al di fuori degli studi clinici.
  • Servono urgentemente conferme ottenute da studi clinici randomizzati.

Descrizione dello studio

  • Nello studio osservazionale è stato analizzato un registro internazionale contenente dati da 671 ospedali in diversi continenti sull’uso di CQ e HCQ con o senza macrolide nel trattamento di COVID-19.
  • Sono stati analizzati i dati di 96.032 pazienti.
  • In base al trattamento ricevuto, i 14.888 pazienti trattati con i farmaci di studio sono stati suddivisi in 4 gruppi:
    • solo CQ (n=1.868)
    • CQ + macrolide (n=3.783)
    • solo HCQ (n=3.016)
    • HCQ + macrolide (n=6.221)
  • I pazienti non sottoposti a questi trattamenti hanno formato il gruppo di controllo.
  • Gli esiti principali erano la mortalità in ospedale e la manifestazione di aritmie ventricolari de-novo.
  • Fonte di finanziamento: William Harvey Distinguished Chair in Advanced Cardiovascular Medicine at Brigham and Women’s Hospital.

Risultati principali

  • L’11,1% dei pazienti arruolati è deceduto in ospedale.
  • Dopo un controllo per diversi fattori confondenti, tutti i trattamenti con CQ e HCQ sono risultati singolarmente e indipendentemente associati a un incremento del rischio di mortalità in ospedale se confrontata con quella del gruppo di controllo.
  • Questi i risultati di mortalità: gruppo di controllo 9,3%; solo HCQ 18,0% (HR 1,335); HCQ + macrolide 23,8% (HR 1,447); solo CQ 16,4% (HR 1,365); CQ + macrolide 22,2% (HR 1,368).
  • I trattamenti sono risultati associati anche a un incremento del rischio di aritmie ventricolari de-novo durante il ricovero in ospedale rispetto al gruppo controllo (0,3%): solo HCQ 6,1% (HR 2,369); HCQ + macrolide 8,1% (HR 5,106); solo CQ 4,3% (HR 3,561); CQ + macrolide 6,5% (HR 4,011).  

Limiti dello studio

  • La natura osservazionale dello studio non permette di escludere la presenza di fattori confondenti non misurati e di stabilire una relazione causa-effetto.
  • I dati non possono essere generalizzati a un trattamento eseguito in contesto non ospedaliero.

Perché è importante

  • L’assenza di trattamenti specifici contro l’infezione da SARS-CoV-2 e le sue conseguenze cliniche ha spinto i medici a tentare di utilizzare farmaci già disponibili per migliorare gli esiti.
  • Tra questi anche CQ e HCQ utilizzati per il trattamento di patologie autoimmuni e della malaria.
  • Mancano valutazioni certe e complete su sicurezza ed efficacia di questi trattamenti in pazienti affetti da COVID-19.