COVID-19 e vaccino: problemi locali di una strategia globale


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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I ritardi nella fornitura dei vaccini Pfizer/BioNTech in Italia rischiano di far slittare la campagna vaccinale e di creare problemi per la somministrazione della seconda dose nei tempi stabiliti a chi è già stato vaccinato, ma non solo... 

Lo scenario generale sul vaccino anti COVID-19 svela quanto sia complessa la strategia vaccinale in atto. Tutti i componenti attivi sono determinati per il buon esito della somministrazione del vaccino alle persone. Oggi, quasi allo scadere del primo anniversario della notifica di inizio epidemia di COVID-19 da parte della Cina all’OMS, sono disponibili e somministrati, negli Stati Uniti e in Europa, tre vaccini approvati dalle autorità regolatorie in un panorama globale in cui i ricercatori stanno testando 68 vaccini in studi clinici sugli esseri umani e 20 hanno raggiunto le fasi finali dei test, con almeno 90 vaccini che sono in fase preclinica di sperimentazione attiva sugli animali. (1)

Adesso la sfida prevede l’esecuzione coordinata e tempestiva di diversi compiti, tra gli altri: come produrre miliardi di dosi di vaccini di alta qualità, il supporto per l'acquisto dei vaccini, il coordinamento della fornitura, l'equa distribuzione e la logistica della loro consegna. Tutti elementi prelusivi per una campagna di vaccinazione mirata a persone di tutte le età.

Per interrompere la trasmissione di COVID-19 si stima che sia raggiunto un livello del 60-70% di immunità effettiva della popolazione, ma con un vaccino parzialmente efficace potrebbe essere richiesta una copertura vaccinale più elevata. Considerando otto miliardi di persone da vaccinare con un regime a due dosi, per interrompere la trasmissione sarebbero necessari 10-11 miliardi di dosi. La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) ha formulato una stima attuale di produzione globale di vaccini a 2-4 miliardi di dosi all'anno (2). Se ci basiamo su questi numeri è verosimile prevedere che non sarà possibile produrre una quantità sufficiente di vaccino prima del 2023-2024.

L’equità di distribuzione del vaccino rappresenta un altro elemento critico per centrare l’obiettivo della campagna. I paesi industrializzati si sono mossi in anticipo preordinando centinaia di migliaia di dosi. Gli Stati Uniti hanno preordinato 1,6 miliardi di dosi; l'Unione Europea 1,5 miliardi; il Regno Unito 400 milioni; e il Giappone 300 milioni. Un problema rilevante considerando i risultati di uno studio modellistico che, in uno scenario di allocazione non cooperativa dei primi 2 miliardi di dosi cooptati da paesi ad alto reddito, ha stimato un numero di morti per COVID-19 raddoppiato (3).  

Altri fattori complicano l'uso dei vaccini COVID-19: la necessità di vaccinare tutte le fasce d'età piuttosto che semplicemente i bambini come avviene per altri tipi di vaccino; la logistica con una catena di approvvigionamento globale complessa e ad alto rischio di rallentamenti e ritardi; il potenziale utilizzo di più vaccini diversi e la mancanza di prove sulla sostituzione dell'uno con l'altro;  requisiti impegnativi della catena del freddo, in particolare per i vaccini a RNA, che richiedono una conservazione a −20 ° C per Moderna e a −70 ° C per Pfizer/BioNTech. 

Inoltre sarà importante avere informazioni utili ad ottimizzare il dosaggio di vaccini sviluppati in condizioni di urgenza. Paradigmatico il caso del vaccino AstraZeneca in cui un regime di mezza dose seguito almeno un mese dopo da una dose completa ha determinato un'efficacia maggiore rispetto a due dosi intere somministrate con la stessa modalità (4). L'ottimizzazione del programma vaccinale, calibrato su entità e durata delle risposte indotte, potrebbe portare a modifiche e consentire ai programmi nazionali una migliore e più efficace pianificazione. Ci saranno buone probabilità di successo se i problemi saranno anticipati, creando fiducia e consenso su sicurezza, efficacia e necessità della vaccinazione. La partita è aperta!