COVID-19 e vaccino nei bambini: come procedere?

  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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I vaccini COVID-19 vengono ampiamente somministrati alla popolazione adulta e in molti Paesi vengono ora consigliati ai bambini di età > 5 anni (1). Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) in una comunicazione del 4 gennaio 2022 ha raccomandato che i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni ad alto rischio (moderatamente o gravemente immunocompromessi) ricevano anche una dose primaria aggiuntiva di vaccino 28 giorni dopo la seconda iniezione (2). Negli Stati Uniti, per ora è stato autorizzato e raccomandato solo il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 per i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni e per quelli tra i 12 e 17 anni (3)

In Italia l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha espresso parere favorevole sulla possibilità di prevedere una dose booster di vaccino anche per i soggetti di età compresa tra i 12 e i 15 anni. In analogia con quanto già stabilito per la fascia di età 16-17 anni, questo booster dovrà essere effettuato con il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19. Per quanto riguarda l’intervallo tra il ciclo vaccinale primario e la somministrazione della dose booster, in assenza di dati specifici per questa fascia di età, l’orientamento attuale di AIFA è di mantenere gli stessi criteri adottati negli adulti (4), ma forse comprendere meglio il profilo delle risposte immunitarie specifiche per SARS-CoV-2, dopo l'infezione naturale, potrebbe permettere di definire una strategia di vaccinazione ottimale per l’età pediatrica

Età: fattore di rischio per la gravità clinica di COVID-19

L'età biologica di un individuo è il principale fattore di rischio associato alla gravità clinica dell'infezione da SARS-CoV-2. La presenza di comorbidità si associa all’età e aumenta le probabilità di malattie gravi o mortali, ma non spiega perché l'aumento dell'età sia un fattore di rischio indipendente o perché, nei bambini e nei giovani adulti, l'infezione da SARS-CoV-2 tenda ad essere lieve o addirittura asintomatica (5). Una recente analisi dei dati su 3221 soggetti in età pediatrica positivi per SARS-CoV-2 arruolati in uno studio di coorte prospettico globale, il 3,3% ha avuto esiti gravi entro 14 giorni. Il sottogruppo di 2510 bambini positivi per SARS-CoV-2 dimessi dopo il test e curati a domicilio, solo lo 0,5% ha avuto esiti gravi durante un periodo di follow-up di 2 settimane (6). Dai 5 ai 18 anni, si è osservato un incremento progressivo del rischio rispetto all’età di  COVID-19 grave (da 5 a <10 anni vs <1 anno: OR, 1,60; da 10 a <18 anni vs <1 anno: OR, 2,39) suggerendo che i fattori di rischio come l'età, insieme ad un’eventuale malattia cronica sottostante e la durata dei sintomi sono utili da considerare per i medici quando valutano i pazienti pediatrici con infezione da SARS-CoV-2 (6).

Oggi esiste uno spettro di individui che va da chi è immunologicamente naive a chi ha sperimentato una, due, o più esposizioni (considerando anche il boosting) a sequenze di spike omologhe o eterologhe di SARS-CoV-2. Quindi, tra le tante sfide da affrontare, ci sarà anche quella di capire se diverse combinazioni di esposizione all'antigene sono associate alla stessa qualità, quantità e durata dell'immunità e quale sarà la capacità di protezione incrociata contro le varianti di preoccupazione (VOCs). (5). 

Bambini e risposta immunitaria ai coronavirus endemici

Le differenti risposte immunitarie a SARS-CoV-2 nel corso della vita potrebbero essere condizionate dal momento di esposizione della persona ai quattro coronavirus umani endemici  (hCoV). Questi comprendono i beta-coronavirus OC43 e HKU-1, che hanno un’omologia di aminoacidi con SARS-CoV-2 del 38% e 35%, e gli alfa-coronavirus NL63 e 229E, entrambi con circa il 31% di omologia (1). Nei bambini questi coronavirus sono responsabili di frequenti infezioni lievi, determinando sieroconversione degli anticorpi che si verifica entro i 5 anni di età. L'infezione da uno di questi alfa o beta-coronavirus fornisce un'immunità a breve termine contro la loro reinfezione e rappresenta un'immunità transitoria cross-reattiva all'interno dei vari sottotipi. E’ ipotizzabile che una recente infezione da hCoV possa sensibilizzare i bambini contro l'infezione da SARS-CoV-2 e questo spiegherebbe la presenza di anticorpi neutralizzanti SARS-CoV-2 cross-reattivi in ​​alcuni bambini sieronegativi (7).

Nei bambini le risposte immunitarie contro hCoV vengono mantenute per tutta la vita,  ma non forniscono un'immunità sterilizzante, motivo per cui le infezioni ricorrenti sono comuni e il modello potrebbe replicarsi anche dopo l'infezione da SARS-CoV-2 (8).

SARS-CoV-2 e risposta immune: differenze tra bambini e adulti

I risultati di uno studio pubblicato da Nature Immunology (1) che ha confrontato gli anticorpi e l'immunità cellulare nei bambini (età tra 3 e 11 anni) e negli adulti, ha chiarito omologie e differenze peculiari delle due popolazioni:

  • le risposte anticorpali contro la proteina spike erano elevate nei bambini
  • la sieroconversione ha potenziato le risposte contro i beta-coronavirus stagionali attraverso il riconoscimento incrociato del dominio S2. 
  • la neutralizzazione delle varianti virali era paragonabile tra bambini e adulti. 
  • le risposte dei linfociti T specifici per spike erano più del doppio nei bambini e sono state rilevate anche in molti bambini sieronegativi, indicando risposte cross-reattive preesistenti ai coronavirus stagionali. 
  • i bambini hanno mantenuto la risposta anticorpale e cellulare a 6 mesi dall'infezione, mentre negli adulti si è verificato un relativo declino. 
  • le risposte specifiche per il picco erano sostanzialmente stabili oltre i 12 mesi. 
  • Pertanto, i bambini generano risposte immunitarie robuste, cross-reattive e sostenute a SARS-CoV-2 con specificità focalizzata per la proteina spike.

Una caratteristica interessante emersa è che l'infezione da SARS-CoV-2 nei bambini raddoppiava i titoli anticorpali contro tutti e quattro i sottotipi di hCoV Alfa e Beta. I bambini mantenevano risposte immunitarie cellulari e anticorpali più elevate rispetto agli adulti, senza perdita della risposta umorale come altrimenti è avvenuto nel 7% degli adulti. 

Se si considera lo scenario attuale, in cui la variante omicron di SARS-CoV-2 si stà attrezzando per diventare un'infezione endemica, questi risultati confermano come l'immunità generata durante l'infanzia possa fornisce una protezione solida e prolungata, anche per i COV emergenti. La reattività crociata immunologica tra HCoV e SARS-CoV-2 potrebbe essere alla base della disparità legata all'età negli esiti clinici di SARS-CoV-2 e potrebbe orientare linee di ricerca sulla futura progettazione di terapie o vaccini pan-coronavirus.