COVID-19 e immunità di gregge: si o no?


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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La seconda ondata di COVID-19 stà colpendo l’Europa, e con l'avvicinarsi dell'inverno, abbiamo bisogno di una comunicazione chiara sui rischi posti dal COVID-19 e di strategie efficaci per combatterli. Nel mondo scientifico si riparla di immunità di gregge, ma il suo valore come strategia di contrasto al virus è in discussione.

Pro-Immunità di gregge

La recrudescenza della pandemia e la realizzazione delle sfide future per contrastarla ha portato a un rinnovato interesse per un cosiddetto approccio di “immunità di gregge”, che suggerisce di consentire un ampio focolaio incontrollato nella popolazione a basso rischio proteggendo i soggetti vulnerabili. Questo il messaggio della dichiarazionedGreat Harrington (1), è stata redatta e firmata il 4 ottobre 2020, da tre eminenti epidemiologi delle Università di Harvard, Stanford e Oxford. I fautori della “Protezione focalizzata” sostengono che, evitando effetti catastrofici sui sistemi economici, sanitari e sociali, questa strategia porterebbe allo sviluppo di un’immunità di popolazione acquisita dall'infezione in popolazioni a basso rischio (giovani) e alla fine ciò permetterebbe di proteggere i soggetti più vulnerabili (anziani e soggetti con patologie croniche). Purtroppo la dichiarazione non viene supportata da prove scientifiche e tanto meno fa riferimento a dettagli operativi. 

Contro-Immunità di gregge

Il John Snow Memorandum (2) è la risposta basata sulle evidenze di un documento di consenso pubblicato su Lancet (3) . La premessa dei firmatari è che qualsiasi strategia di gestione della pandemia basata sull'immunità da infezioni naturali per COVID-19 è lacunosa. La trasmissione incontrollata nei giovani rischia una morbilità e mortalità significative in tutta la popolazione. Inoltre i sistemi sanitari sarebbero incapaci di fornire cure nei casi acuti e di routine. Infine, non ci sono prove attuali di un'immunità protettiva duratura a SARS-CoV-2 dopo l’infezione naturale (4). La trasmissione endemica conseguente al calo dell'immunità rappresenta inoltre un rischio per le popolazioni vulnerabili e per un tempo indefinito. Il documento sottolinea il problema etico di una tale strategia, considerando anche che l'isolamento prolungato di ampie fasce di popolazione è difficile da attuare se non impossibile, in certi stati come l’Italia, dove la fascia di popolazione over 65 rappresenta circa 1/3 del totale. Tutto questo per ottenere come risultato non la fine della pandemia COVID-19, ma l’avvio di epidemie ricorrenti, come si già è visto in svariate malattie infettive prima che fosse disponibile un vaccino specifico.

Il messaggio del John Snow Memorandum  

La rapida accelerazione dei casi di COVID-19 in gran parte d'Europa, negli Stati Uniti e in molti altri paesi del mondo impone azioni rapide e decise. Misure efficaci di soppressione e controllo devono essere ampiamente implementate e supportate dai programmi sanitari e sociali con la consapevolezza che la pandemia tende ad amplificare le disuguaglianze. Le recenti restrizioni hanno lo scopo di sopprimere efficacemente le infezioni da SARS-CoV-2 a livelli bassi per consentire il rilevamento rapido di focolai localizzati e una risposta rapida attraverso ricerca, test, tracciamento, isolamento e sistemi di supporto in modo che la vita possa tornare ad una quasi normalità senza la necessità di lockdown generalizzati. La risposta deve essere rapida ed efficace, ma basata sulle prove.

 

L’Autore dell’articolo è firmatario del  John Snow Memorandum