COVID-19 – Come trattare i pazienti con tumore del polmone?


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • Non esiste una soluzione universale per gestire le cure oncologiche durante la crisi sanitaria creata da COVID-19.
  • Tenendo conto di alcuni fattori generali si possono formulare alcuni suggerimenti per il trattamento dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC) e a piccole cellule (SCLC).
  • È importante ponderare gli effetti di ogni decisione, piuttosto che fare affidamento su automatismi.

 

Background

  • I pazienti con tumore del polmone sono a rischio di complicanze polmonari da COVID-19.
  • Va fatta una valutazione personalizzata del rapporto rischio/beneficio della terapia sistemica antineoplastica.
  • Vanno considerate diverse variabili, tra cui diffusione dell’epidemia, capacità delle strutture sanitarie locali, rischio di infezione, stato del tumore, comorbilità, età e caratteristiche del trattamento.

 

Suggerimenti

  • I regimi con un beneficio di sopravvivenza andrebbero mantenuti e priorizzati.
  • I trattamenti palliativi e quelli il cui impatto sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita del paziente è incerto richiedono una valutazione specifica e andrebbero discussi col paziente.
  • Per la terapia adiuvante, il rapporto rischio/beneficio potrebbe sconsigliare il trattamento.
  • La terapia neoadiuvante potrebbe essere utile a rimandare l’intervento chirurgico.
  • La radioterapia (RT) con intento curativo andrebbe riservata ai pazienti con un’adeguata funzione respiratoria.
  • La RT palliativa o ablativa (SBRT) in sede non polmonare non andrebbe negata se non richiede molte visite in ospedale, mentre il trattamento ai polmoni andrebbe limitato ai casi con compressione delle vie aeree o sanguinamento.
  • Quando possibile, la RT palliativa andrebbe somministrata in una o due frazioni.
  • Nello SCLC, la sorveglianza con RM andrebbe preferita all’irradiazione cranica profilattica; nei pazienti con SCLC in stadio avanzato, la RT toracica consolidativa andrebbe evitata.
  • I pazienti con NSCLC stadio III dovrebbero iniziare la RT il giorno 1 della chemioterapia, così da necessitare solo due cicli.
  • I pazienti con familiari o caregiver risultati positivi per COVID-19 andrebbero sottoposti a tampone; se un paziente risultasse positivo e fosse asintomatico andrebbe considerato un posticipo di 28 giorni per l’inizio o la ripresa del trattamento, dopo 2 tamponi negativi a distanza di 1 settimana.
  • Per limitare gli accessi in ospedale si potrebbe dare la preferenza a regimi con intervalli più lunghi (inclusi i checkpoint inhibitors), ridurre i cicli della chemioterapia e sospendere la chemioterapia di mantenimento.
  • Nei pazienti con ECOG 2 e in quelli anziani si potrebbe considerare la somministrazione della chemioterapia orale invece che l’infusione dello stesso farmaco.
  • Le linee guida per prevenire e gestire la sepsi neutropenica andrebbero rinforzate a adottate con fermezza; con la chemioterapia sistemica andrebbe considerata la somministrazione profilattica di G-CSF e implementata la consegna domiciliare di antibiotici.
  • La sospensione del reclutamento dei pazienti in studi clinici potrebbe essere appropriata per non sottrarre risorse alla lotta contro COVID-19 e, in alcuni centri, è da considerare indispensabile.

 

Perché è importante

  • Gli oncologi devono bilanciare l’esigenza di trattare i pazienti con tumore con la difficoltà di erogare prestazioni di emergenza sanitaria e la necessità di ridurre il rischio di infezione in una categoria ad alto rischio.