COVID-19 – Chi è a rischio nonostante la vaccinazione?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
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di Alessia De Chiara

 

Messaggi chiave

  • L’età avanzata è il fattore che più si associa con il rischio di COVID-19 grave nonostante il ciclo completo di vaccinazione.
  • Anche diverse comorbilità e l’immunosoppressione aumentano il rischio di malattia grave.
  • Per gli autori, i risultati potrebbero essere utilizzati per identificare chi ha più probabilità di trarre beneficio dalla terapia antivirale e consolidare le linee guida sulla profilassi presposizione.

Uno studio condotto su veterani statunitensi, per lo più uomini, che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 dopo essere stati vaccinati, conferma che molte condizioni si associano al rischio di malattia grave, ma è l’aumento dell’età che presenta l’associazione più sostanziale. I ricercatori hanno notato che il rischio aumenta costantemente dopo i 50 anni. “Il rischio era ridotto tra quelli che avevano ricevuto il vaccino di richiamo e quelli con una storia di infezione prima della vaccinazione ed era inferiore durante il periodo [della variante] Omicron” scrivono su JAMA Network Open.

Lo studio di coorte retrospettivo ha coinvolto oltre 110.000 veterani (circa l’88% uomini) vaccinati con 2 dosi del vaccino Pfizer/BioNTech o una dose di quello Johnson & Johnson, ma che avevano poi contratto l’infezione da SARS-CoV-2. Si è andati a valutare la gravità della malattia, definita come decesso tra il giorno 2 e 28 dal test o ricovero in ospedale entro 14 giorni e saturazione inferiore al 94%, ricezione di ossigeno supplementare, desametasone o ventilazione meccanica.

È emerso che il 9,6% dei partecipanti aveva contratto una forma grave di COVID-19 e l’1,4% era morto. Nel periodo in cui dominava la variante Delta, il 16% dei casi era stato grave e il 2,5% associato a decesso. Percentuali che quando circolava Omicron arrivavano a 6,7% e 0,9%.

La variabile che si associava più fortemente a malattia grave era l’età, con il rischio che aumentava progressivamente oltre i 50 anni (OR aggiustato di 1,42 per ogni 5 anni di età in più), tanto che nei pazienti di 80 anni e oltre, rispetto a quelli tra 45-50 anni, l’OR arrivava a 16,58.

Ad associarsi al rischio aumentato di COVID-19 grave, con un’entità maggiore rispetto a condizioni predisponenti quali diabete e ipertensione, erano le comorbilità che indicavano un danno d’organo, come scompenso cardiaco (OR aggiustato 1,74), broncopneumopatia cronica ostruttiva (1,65), demenza (2) e malattia renale cronica (1,59), ma anche la presenza di leucemia o linfoma (1,87) e immunocompromissione, incluso il fatto di ricevere farmaci immunosoppressivi o chemioterapia prima dell’infezione. “Nessuna classe specifica di farmaci immunosoppressori era chiaramente associata a un maggiore aumento del rischio, ma l’inibizione dei leucociti prima dell’infezione breakthrough conferiva un rischio maggiore rispetto alla classe di farmaci con il rischio più basso” specificano i ricercatori.

“L’identificazione dei fattori di rischio per COVID-19 breakthrough grave potrebbe essere utilizzata per guidare le politiche e il processo decisionale sulle misure preventive per coloro che rimangono a rischio di progressione della malattia nonostante la vaccinazione” scrivono i ricercatori.