COVID-19 – Cambia la definizione di contatto stretto secondo i CDC


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

I Centers for Disease Control americani hanno modificato la definizione di "contatto stretto” con pazienti con COVID-19, ampliando in modo significativo la platea delle persone teoricamente a rischio di contagio. Secondo la nuova definizione è sufficiente aver trascorso 15 minuti non consecutivi nell'arco di 24 ore a meno di un metro e mezzo da qualcuno con infezione da SARS-CoV2, a partire dai due giorni precedenti la comparsa dei sintomi o, nel caso di infezione asintomatica, a partire dai due giorni precedenti la data in cui è stato effettuato il tampone poi risultato positivo.

Il caso della prigione nel Vermont

“I dati sono limitati, e questo rende difficile definire precisamente il contatto stretto; tuttavia questa può essere usata come definizione operativa per l’indagine sui contatti” precisa la nota dell’istituto di Atlanta. I fattori da considerare includono prossimità (una distanza minore probabilmente aumenta il rischio di esposizione), la durata dell’esposizione, la presenza di sintomi (il rischio è maggiore nel periodo della loro comparsa), e di atti come tossire, cantare o gridare, che generano aerosol respiratori.  Gli esperti americani raccomandano di considerare anche i fattori ambientali tra cui l’affollamento, la qualità della ventilazione e se l’esposizione è avvenuta all’aperto o al chiuso.

L’aggiornamento è legato a un singolo contagio avvenuto in condizioni molto particolari, all’interno di un penitenziario del Vermont, negli Stati Uniti, appena descritto sul Morbidity and Mortality Weekly Report. Il 28 luglio, alcuni detenuti in arrivo da un altro centro di detenzione sono stati sottoposti immediatamente a tampone, e trasferiti nell’unità di quarantena in attesa dei risultati. Un agente carcerario di 20 anni, che il giorno stesso ha avuto alcuni brevi contatti ravvicinati con sei di loro che sono poi risultati positivi, a partire dal 4 agosto ha mostrato numerosi sintomi di Covid-19, seguiti da conferma diagnostica. La successiva ricostruzione, basata sulle interviste e sulle registrazioni video delle telecamere di sorveglianza, ha confermato che si era avvicinato ai soggetti positivi solo per pochi minuti, per cui la prima valutazione che non lo aveva classificato come “contatto stretto” dei sei positivi era formalmente corretta.

L’approfondita indagine epidemiologica ha poi escluso che l’agente possa aver contratto l’infezione fuori dal penitenziario, anche in considerazione della bassa prevalenza di casi nella regione in quel periodo.

Mascherine non dirimenti

Quanto alle mascherine, il documento dei CDC segnala il fatto che in assenza di training della popolazione generale è difficile sapere chi le impieghi in modo appropriato, per cui ai fini dell’individuazione e del tracciamento dei contatti stretti anche l’eventuale uso di mascherine chirurgiche o FFP2 non deve essere considerato dirimente, come non lo è l’uso di altre protezioni per il viso in tessuto, ai fini dell’indagine epidemiologica.
Sul piano della prevenzione, invece, il messaggio dei CDC è chiaro: “Questo articolo mette in evidenza ancora una volta l’importanza di indossare mascherine per il viso per prevenire la trasmissione”.

La richiesta di commento ai CDC europei di Stoccolma fatta da Univadis Medscape Italia ha ottenuto un “no comment” come risposta.