COVID-19 – Buoni i risultati preliminari con sotrovimab

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • In pazienti ad alto rischio, una singola dose di sotrovimab somministrata nei primi 5 giorni dall’esordio dei sintomi di COVID-19 ha ridotto dell’85% il rischio di ospedalizzazione.
  • Non sono emersi problemi di sicurezza associati al trattamento.

 

Tra le ultime novità sul fronte delle cure per il COVID-19 sono da riportare i dati incoraggianti che riguardano l’anticorpo neutralizzante sotrovimab, sviluppato da Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline. I risultati ad interim dello studio COMET-ICE (Covid-19 Monoclonal Antibody Efficacy Trial–Intent to Care Early) pubblicati sul New England Journal of Medicine mostrano che sotrovimab riduce dell’85% il rischio di progressione della malattia quando somministrato in pazienti ad alto rischio nei primissimi giorni di malattia. Da segnalare che la dose efficace è compatibile con la somministrazione per via intramuscolare e che dati in vitro suggeriscono che l’anticorpo sia utilizzabile anche con le varianti più pericolose (quelle definite dall’ECDC “variants of concern”, Voc).

Sotrovimab (VIR-7831) è un anticorpo monoclonale umano ingegnerizzato che neutralizza SARS-COV-2 e altri sarbecovirus, tra cui SARS-CoV1. La forma parentale dell’anticorpo, isolata da un paziente affetto da SARS, è stata modificata per aumentarne l’emivita e la biodisponibilità nella mucosa respiratoria. Esperimenti in vitro hanno dimostrato attività contro le varianti alfa, beta, gamma, delta e lambda. Lo studio multicentrico in doppio-cieco COMET-ICE è stato disegnato per testare l’efficacia di sotrovimab in pazienti adulti con COVID-19 lieve-moderato non ospedalizzati che presentavano almeno un fattore di rischio di progressione. Sono stati arruolati 583 pazienti (entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi), randomizzati per ricevere un’infusione di sotrovimab (500 mg) o il placebo. L’esito primario era il ricovero per più di 24 ore o il decesso entro 29 giorni dalla randomizzazione.

L’analisi ad interim, condotta come predefinito nel momento in cui circa due partecipanti su cinque hanno raggiunto il giorno 29, mostra che il numero di pazienti in cui la malattia è progredita è più basso nel gruppo trattato con l’anticorpo che nel gruppo placebo (3 [1%] contro 21 [7%], con una riduzione relativa del rischio pari all’85%). Nel gruppo placebo 5 pazienti sono stati ricoverati in terapia intensiva e uno di loro è deceduto. La percentuale di pazienti che ha riportato eventi avversi era simile nei due gruppi (17% nel gruppo sotrovimab e 19% nel gruppo placebo); gli eventi avversi severi erano meno comuni con sotrovimab che col placebo (2% contro 6%).

“È notevole il fatto che una dose da 500 mg consentirebbe anche la somministrazione intramuscolare, il che potrebbe aumentare la praticità e l’accessibilità agli anticorpi terapeutici per i pazienti con COVID-19. Sono in corso studi per valutare questa via di somministrazione – sottolineano gli autori dello studio che aggiungono – Data l’attività in vitro contro le Voc e data la sua capacità di neutralizzare altri sarbecovirus speculiamo che sotrovimab abbia il potenziale di rimanere terapeuticamente attivo anche con la continua evoluzione di SARS-CoV-2”.