COVID-19: bambini e diffusione del virus


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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I bambini rappresentano una piccola percentuale dei casi confermati di COVID-19 - meno del 2% delle infezioni segnalate in Cina, Italia e Stati Uniti sono state riscontrate in persone di età inferiore ai 18 anni. Contrariamente alle segnalazioni iniziali, studi recenti suggeriscono che i bambini hanno la stessa probabilità degli adulti di contrarre il virus, ma hanno meno sintomi e malattie meno gravi (1).  I ricercatori sono divisi sul fatto che i bambini abbiano meno probabilità rispetto agli adulti di contrarre e diffondere il virus e che siano a minor rischio. 

Le riflessioni sul perchè l'incidenza di COVID-19 nei bambini sia inferiore rispetto agli adulti, è stata spiegata in parte dal fatto che sono stati meno esposti al virus a causa delle scuole chiuse. Inoltre i bambini non vengono sottoposti a test con la frequenza degli adulti, perché tendono ad avere sintomi lievi o assenti. In Germania e Danimarca si è già tornati a scuola e gli studenti in Francia riprenderanno gradualmente nelle prossime settimane, mentre in Italia tutto è stato rimandato a settembre. E’ probabile che finchè ci sarà una trasmissione nella popolazione adulta, la riapertura delle scuole la faciliterà, poiché è noto che i virus respiratori circolano nelle scuole e questo necessita l’attivazione di buoni sistemi di sorveglianza e test prima della loro riapertura. Se i bambini sono determinanti per la diffusione di COVID-19 sarà probabile osservare un incremento dei casi nelle prossime settimane in quei paesi dove le scuole sono state riaperte. La risposta definitiva dipende comunque dai risultati di studi di popolazione molto ampi e di elevata qualità, con test sulla presenza di anticorpi come marker di infezione pregressa. 

La suscettibilità al virus

L’ipotesi che i bambini possano essere dei diffusori silenti del virus è stata supportata e condizionata da uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases (2) da cui è emerso che i bambini di età inferiore ai dieci anni avevano la stessa probabilità degli adulti di contrarre l'infezione, ma avevano meno probabilità di avere sintomi gravi. Le informazioni derivate dai tracciamenti dei contatti della provincia di Huan (3) hanno evidenziato tassi di infezione più bassi nei bambini, con una ridotta suscettibilità nei soggetti da 0 a 14 anni rispetto agli adulti di età compresa tra 15 e 64 anni (OR 0,34), mentre i soggetti anziani (> 65 anni) erano più sensibili all’infezione (OR 1.47). Lo studio ha evidenziato che per ogni bambino infetto di età inferiore ai 15 anni, c'erano circa 3 persone infette tra i 20 e i 64 anni.

Rischio di trasmissione del virus

Non è ancora chiaro se i bambini diffondano il virus come gli adulti. L’osservazione n un gruppo di pazienti pubblicata su Clinical Infectious Disease (4)  di un caso asintomatico con carica virale simile a quella di un paziente sintomatico, suggerisce un potenziale di trasmissione di individui asintomatici. Il fatto che un bambino infetto non abbia trasmesso la malattia nonostante strette interazioni all'interno delle scuole suggerisce la possibilità di diverse dinamiche di trasmissione nei bambini (4).

Esistono dati che suggeriscono come i bambini sono infettati da SARS-CoV-2 ad un tasso che potrebbe non essere diverso da quello degli adulti, ma quanto possano agire come fonti di infezione rimane poco chiaro (5). Infatti  l'osservazione epidemiologica dei mesi scorsi è condizionata dal distanziamento sociale e dalla chiusura di scuole e asili, fattore  che riduce la probabilità che i bambini siano il caso indice nelle famiglie. Questo implica l’importanza di studi sulla trasmissione nelle scuole al momento della riapertura.

La risposta immunitaria

I dati dimostrano che i bambini rispondono a COVID-19 meglio degli adulti e degli anziani con prevalenza di casi con sintomi lievi o assenti (1,6). Una teoria per cui la maggior parte dei bambini ha sintomi più lievi è che i polmoni dei bambini potrebbero contenere meno recettori ACE2 o meno maturi, proteine ​​che il virus SARS-CoV-2 utilizza per entrare nelle cellule. Studi condotti in diversi paesi hanno confermato che malattie gravi e decessi dovuti a COVID-19 tra i bambini sono rari ma la segnalazione di un cluster in Italia (Bergamo) di malattia di Kawasaki correlata a COVID-19 desta preoccupazione (7). 

La malattia di Kawasaky è una rara vasculite pediatrica acuta, con aneurismi dell'arteria coronarica come principale complicanza. Questa segnalazione apre alla domanda se questo cluster sia la malattia di Kawasaki con SARS-CoV-2 come agente scatenante o rappresenti una malattia emergente simile a Kawasaki caratterizzata da infiammazione multi-sistemica. Questo non modifica comunque il fatto che i bambini in generale rimangono minimamente colpiti dall'infezione SARS-CoV-2. 

La comprensione del processo infiammatorio nei bambini potrebbe fornire informazioni fondamentali sulle risposte immunitarie a SARS-CoV-2 e sui possibili meccanismi correlati di protezione immunitaria rilevanti sia per gli adulti che per i bambini. In particolare, in un fenomeno mediato da anticorpi, potrebbero esserci implicazioni per gli studi sui vaccini e questo potrebbe anche spiegare perché alcuni bambini si ammalano gravemente di COVID-19, mentre la maggior parte non è affetta o asintomatica e potrebbe avere una risposta immunitaria più adeguata all'infezione, abbastanza forte da combattere il virus, ma non così forte da causare gravi danni sistemici.