COVID-19: aggiornamento della settimana 9-8


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

-          La sintesi del Monitoraggio relativa all’ultima settimana di luglio conferma la crescita del numero di nuovi casi in Italia, con un’incidenza media settimanale che ha superato la soglia dei 50 casi/100.000 abitanti, portandosi a 62 casi/100.000 abitanti. Il valore di Rt, sempre nettamente superiore a 1, resta però stabile rispetto alla settimana precedente (1,56) (Ministero della salute).

-          Tutte le Regioni sono considerate a rischio moderato, con i servizi sanitari che per ora non danno segni di sofferenza: sebbene infatti sia aumentato il numero di persone ricoverate, sia in area medica, sia in terapia intensiva, per il momento siamo lontani dai limiti d’allarme prestabiliti (Ministero della salute).

-          Ha completato il ciclo vaccinale oltre il 63% della popolazione italiana oltre i 12 anni, percentuale che supera il 64% nei maggiorenni, ponendo il nostro Paese sopra agli Stati Uniti, ma anche Francia, Germania e ben oltre la media europea (60% circa) (ECDC).

-          Dopo i più anziani, la scorsa settimana è terminata la somministrazione delle seconde dosi anche a tutti i cinquantenni che avevano già ricevuto la prima, mentre questa procedura è ancora in corso per i più giovani. Dai cinquanta anni in su restano però ancora oltre 4,5 milioni di persone totalmente esposte al rischio di contagio in fasce di età con una letalità che va dall’1% circa dei cinquantenni a oltre il 20% dagli ottanta in su (Ministero della salute).

-          Dopo la pubblicazione dei dati che sembrano mostrare un significativo calo della protezione dopo 9 mesi dalla vaccinazione, Israele, che attribuisce a questo la recente recrudescenza dei casi sul suo territorio, ha deciso di iniziare una nuova campagna per somministrare alla popolazione una terza dose di vaccino. Germania e Francia sembrano intenzionate a seguire questa strada, caldeggiata da Pfizer e Moderna, concentrandosi su anziani e fragili. Si oppone invece, chiedendo di aspettare almeno la fine di settembre, l’Organizzazione mondiale della sanità, che ricorda la priorità di cedere più dosi possibili a Covax per la vaccinazione della parte più povera del mondo (Reuters, OMS).

-          Per la stessa ragione, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva chiesto di aspettare a vaccinare gli adolescenti. Tuttavia, alla luce della nuova ondata della variante delta, che sta colpendo soprattutto le fasce di età più giovani, non ancora vaccinate, il Regno Unito, che inizialmente aveva riservato la campagna agli over 18, ha esteso l’offerta a 16 e 17enni, mentre l’associazione dei pediatri americani (AAP) ha sollecitato la Food and Drug Administration ad accelerare le procedure per l’autorizzazione dei vaccini destinati ai minori di 12 anni (AAP).

-          Il settimo Rapporto di Farmacovigilanza sui Vaccini COVID-19 pubblicato da AIFA, porta a 128 le segnalazioni di eventi indesiderati ogni 100.000 dosi, di cui l’87,1% riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Le segnalazioni gravi corrispondono al 12,8% del totale, con un tasso di 16 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate e comprendono per lo più quadri di sindrome simil-influenzale con sintomatologia intensa, più frequente dopo la seconda dose dei vaccini a mRNA e dopo la prima dose di Vaxzevria (AIFA).

-          Come riportato nei precedenti Rapporti, indipendentemente dal vaccino, dalla dose e dalla tipologia di evento, la reazione si è verificata nella maggior parte dei casi (80% circa) nella stessa giornata della vaccinazione o il giorno successivo e solo più raramente oltre le 48 ore successive (AIFA).

-          Una circolare del Ministero della salute ha ribadito che le uniche autentiche controindicazioni alla vaccinazione contro Covid-19 sono manifestazioni di ipersensibilità già verificatesi in reazione a una o più delle componenti del vaccino, trombosi/trombocitopenia dopo una prima dose di vaccino di Astrazeneca (VITT), o pregressa sindrome da perdita capillare, condizioni che possono far considerare un vaccino a mRNA. Anche l’insorgenza di sindrome di Guillain-Barré o di miocardite e pericardite dopo la prima dose può far valutare l’’opportunità di interrompere il ciclo o cambiare vaccino. Gravidanza e allattamento invece non rappresentano una controindicazione alla vaccinazione (Ministero della salute).

-          Per quanto riguarda il rischio di miocardite e pericardite dopo vaccinazione contro SARS-CoV-2, una lettera a JAMA conferma un aumentato rischio dedotto dal confronto tra le nuove diagnosi di queste malattie nei mesi precedenti all’introduzione dei vaccini e in quelli successivi. Lo studio si è basato sui fascicoli sanitari elettronici di 40 ospedali statunitensi, distribuiti in tre Stati oltre alla Contea di Los Angeles, e ha trovato che il numero medio mensile di nuovi casi di miocardite è passato da 16,9 a 27,3 (P<0,001) e quello di pericarditi da 49,1 a 78,8.  Su più di due milioni di persone che avevano ricevuto almeno una dose di vaccino, sono state osservate 20 miocarditi (pari a un caso su 100.000) e 37 pericarditi (1,8 su 100.000): le miocarditi si sono manifestate con una mediana di 3,5 giorni (IQR 3-10,8) dopo la vaccinazione e sono regredite (senza decessi o ulteriori accessi in ospedale) dopo un ricovero di un paio di giorni; le pericarditi avevano un esordio più tardivo (mediana 20 giorni, IQR 6-41), colpivano persone di età mediamente maggiore (mediana 59 anni vs 36 per le miocarditi) e solo nel 35% dei casi (pari a 13 pazienti) hanno richiesto cure ospedaliere (non in terapia intensiva), per un giorno, massimo due. Anche in questo caso, nessun decesso (Diaz 2021).

-          Non è invece una controindicazione la presenza di malattie autoimmuni o il trattamento con farmaci immunosoppressivi, che al contrario deve spingere a non distanziare le due dosi di vaccino. Dopo la prima, infatti, nei pazienti reumatici o con sclerosi multipla, soprattutto se in trattamento con metotrexato o anti CD20, un gruppo di ricerca olandese ha trovato bassi livelli di sieroconversione rispetto ai controlli sani. Un secondo stimolo (dato dal contatto col virus o con la seconda vaccinazione) ha invece indotto la produzione di una sufficiente dose di anticorpi in oltre l’80% dei pazienti di tutti i gruppi, con l’eccezione di quelli in trattamento con anti CD20 in cui il tasso di sieroconversione è stato più basso (43%) (Boekel 2021).

-          L’AIFA ha inoltre aggiornato le sue indicazioni sull’uso degli anticorpi monoclonali anti COVID-19, esprimendo un parere favorevole all’utilizzo di sotrovimab ((VIR-7831; GSK/Vir Biotechnology). In base ai risultati dello studio internazionale RECOVERY, è stata inoltre estesa la possibilità di dare la combinazione di Regeneron e Roche (casirivimab e imdevimab) anche ai pazienti ad alto rischio già ricoverati in ospedale, anche in trattamento con ossigeno (ma non ad alti flussi e non in ventilazione meccanica), che non abbiano ancora sviluppato anticorpi IgG anti-Spike di SARS-CoV-2 (AIFA).

-          Lo stesso cocktail, chiamato anche REGEN-COV, somministrato sotto cute (1.200 mg), si è dimostrato utile a ridurre di oltre il 92% il rischio di contagiarsi in persone conviventi con persone a cui era stata diagnosticata una infezione da SARS-CoV-2 (O’Brien 2021).

-          Altre indicazioni sulla cura vengono questa settimana dalla letteratura scientifica. L’uso dell’eparina a dosi terapeutiche nei pazienti ricoverati in condizioni critiche non ha apportato beneficio rispetto alla tromboprofilassi abituale, tanto che lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, è stato interrotto precocemente per futilità. Viceversa, un altro trial condotto dallo stesso gruppo su pazienti ricoverati ma con forme meno gravi di Covid-19, è stato interrotto per manifesta superiorità dell’eparina a dosi terapeutiche in termini di sopravvivenza rispetto alla tromboprofilassi abituale (The REMAP-CAP, ACTIV-4a, and ATTACC Investigators).