COVID-19: aggiornamento della settimana (9-11)


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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  • Le dimensioni della seconda ondata della pandemia in Italia come in altri Paesi europei ha spinto il Governo a suddividere il territorio nazionale in tre aree su base regionale con  3 diversi livelli di rischio (aree gialle, arancioni e rosse). I livelli sono stabiliti sulla base di 21 indicatori relativi alla completezza dei dati ricevuti dalle Regioni e Province autonome, alla stabilità della trasmissione, alla tenuta dei sistemi sanitari e alla loro resilienza. A questa suddivisione corrispondono misure progressivamente più severe, che secondo il DPCM del 3 novembre 2020 dovrebbero prolungarsi almeno per 4 settimane.
  • Ieri anche la Provincia autonoma di Bolzano è stata aggiunta a Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Calabria tra le aree in cui sono attive le maggiori limitazioni.
  • Si osserva negli ultimi giorni un certo rallentamento nella rapidità di crescita delle curve a livello nazionale, ma per il momento è difficile dire quanto questo dipenda da un primo effetto delle misure prese a ottobre o quanto da fenomeni di saturazione delle capacità di testing e di ricovero, nei reparti ordinari e nelle terapie intensive, per cui una maggior quota di casi, anche gravi, e forse decessi, sfugge alla rilevazione.
  • Alla luce della situazione epidemiologica, il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha chiesto l’immediata implementazione di un lockdown nazionale.
  • Al 9/11/2020 abbiamo in tutta Italia: 26.440 ricoverati con sintomi, di cui 2.749 in terapia intensiva, e 529.447 sono i positivi in isolamento domiciliare (dati Ministero della Salute).
  • Al momento 9 regioni hanno superato il 30% di occupazione dei letti di terapia intensiva, 5 delle quali sono oltre la soglia del 50% (Infodata – Il Sole 24 ore).
  • Le novità riguardanti il virus comprendono la segnalazione di una nuova variante genetica (N439K), che, in uno studio non ancora peer reviewed, sembra dare a Sars-Cov-2 una maggiore forza di legame con i recettori cellulari e la capacità di evadere la risposta immunitaria (Thomson 2020).
  • Per la stessa resistenza ad anticorpi neutralizzanti ha creato preoccupazione la segnalazione di una nuova variante di SARS-CoV-2 nel nord della Danimarca, associata all’allevamento dei visoni. Gli animali, come già accaduto in altri Paesi europei, sarebbero stati prima infettati dagli esseri umani e poi potrebbero aver trasmesso il virus, mutato, ad almeno 12 persone. Per questo il governo danese ha ordinato l’abbattimento di oltre 15 milioni di capi (WHO 2020).
  • Diversi studi pubblicati la scorsa settimana si sono concentrati sull’analisi della risposta immunitaria all’infezione: una ricerca su Science ha dimostrato la presenza di anticorpi contro SARS-CoV-2 in campioni di siero precedenti la comparsa del virus, dovuti probabilmente a una reattività crociata indotta dai coronavirus del raffreddore (Ng K 2020).
  • Sul fronte della cura, un lavoro condotto su un database di popolazione che copre circa il 40% della popolazione inglese, non ha trovato esiti diversi tra gli esiti di Covid-19 tra i pazienti reumatici in trattamento cronico con idrossiclorochina e gli altri (Rentsch 2020).
  • La pubblicazione in pre-print (quindi non ancora soggetta a revisione) dei risultati del trial Solidarity (WHO Solidarity Trial Consortium 2020), condotto in 405 ospedali di 30 Paesi per verificare il possibile riposizionamento contro Covid-19 di quattro farmaci già a disposizione all’inizio della pandemia (Remdesivir, Idrossiclorochina, Lopinavir e Interferone), non ha dimostrato alcun vantaggio in termini di mortalità, necessità di ventilazione o durata del ricovero.
  • Il risultato è in contrasto con le conclusioni del final report dello studio su remdesivir sostenuto tra gli altri dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense. Dall’analisi di un migliaio di pazienti randomizzati ad assumere placebo o remdesivir è emersa una capacità del farmaco di accorciare da 15 a 10 giorni il tempo mediano di permanenza in ospedale per polmonite (Beigel 2020).
  • Resta quindi controversa l’approvazione del farmaco da parte delle agenzie regolatorie, come hanno spiegato Jon Cohen and Kai Kupferschmidt in un articolo su Science (Cohen J, Kupferschmidt K 2000).
  • L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha poi fatto sapere che non intende stabilire una soglia a priori per la valutazione dei vaccini anti-Covid-19, quando i dati delle sperimentazioni cliniche le saranno sottoposti. La decisione si discosta quindi da quella della Food and Drug Administration statunitense (FDA) che non prenderà in considerazione prodotti con un’efficacia inferiore al 50% delle persone vaccinate (Reuters Health Information).
  • C’è da segnalare infine uno studio condotto da un gruppo collaborativo di cardiologi italiani, che hanno quantificato l’incidenza di embolia polmonare in 689 pazienti Covid-19 ricoverati in 13 reparti italiani, il 15,8% dei quali era sottoposto a ventilazione invasiva e il 43,6% non invasiva. Il 7,5% della popolazione studiata, pari a 52 pazienti, ha avuto un episodio di embolia polmonare nei 15 giorni medi (9-24) di follow-up, evenienza associata in maniera lineare a valori elevati di D-dimero al momento del ricovero (Ameri 2020).