COVID-19: aggiornamento della settimana 8-8

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Nell’ultimo monitoraggio su covid-19 prodotto dalla Cabina di regia si rileva un ulteriore calo dell’incidenza delle infezioni, da 727 a 533 casi per 100.000 abitanti, secondo i dati aggregati raccolti dal Ministero della Salute, con Rt che scende a 0,90, finalmente sotto la soglia epidemica.

Cominciano a scendere anche i tassi di occupazione dei letti in area medica (da 17,3 al 16%) e in terapia intensiva (da 4,7 a 4,2%) (Ministero della salute).

  • In collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni e Province autonome sono inoltre state comunicate le “Indicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico”. Il documento parte dal presupposto di “garantire la continuità scolastica in presenza e di prevedere il minimo impatto delle misure di mitigazione sulle attività scolastiche”, nell’ottica di un approccio omogeneo a quelle in vigore al di fuori della scuola. Le misure di distanziamento previste negli anni scorsi, così come l’uso di mascherine chirurgiche, dovrebbero scattare solo in caso di peggioramento delle condizioni epidemiologiche. Per il momento la mascherina ffp2 è indicata solo per personale e studenti a rischio di forme gravi (Ministero dell’Istruzione).
  • Uno studio condotto all’Università di Boston nell’autunno 2021 conferma la possibilità di ridurre quasi a zero la trasmissione del virus nelle aule, ma l’obiettivo è stato raggiunto con adeguati impianti di ventilazione, obbligo di mascherine e intensa attività di test and tracing (Kuhfeldt).
  • Aifa ha autorizzato anche per il trattamento precoce di pazienti a rischio l’uso di Evusheld, cocktail di anticorpi monoclonali (tixagevimab e cilgavimab) prodotto da Astrazeneca, finora approvato solo in profilassi pre-esposizione. In questo modo si apre un’opzione anche per i soggetti in cui per ragioni epidemiologiche o cliniche antivirali o altri monoclonali non sono indicati (AIFA).
  • La prima scelta resta comunque l’uso di remdesivir, molnupiravir o nirmatrelvir (così come l’anticorpo monoclonale bebtelovimab, autorizzato in emergenza solo negli USA), che mantengono una certa efficacia contro le sottovarianti attuali omicron BA.2.12.1, BA.4 e BA.5, meno suscettibili ai due cocktail Evusheld e Regn-Cov (casirivimab e imdevimab) (Takashita, Hentzien).
  • Uno studio condotto a giugno in Portogallo, il primo Paese che ha visto diffondersi la sottovariante omicron BA.5, dimostra che la vaccinazione mantiene la sua efficacia per l’infezione primaria. In soggetti precedentemente infettati, il booster conferisce ancora una significativa protezione contro ricovero (77%) e morte (88%), sebbene inferiore a quella che si aveva con BA.2 (rispettivamente 93 e 94%) (Kislaya).
  • Un’analisi conformazionale della spike nelle diverse varianti e sottovarianti ha spiegato come sia stata possibile la selezione di tante forme di omicron e spiega come nel suo processo evolutivo, il virus possa ancora dare origine a varianti di maggiore virulenza rispetto a quelle attualmente circolanti (Javanmardi).
  • Prosegue l’analisi genomica che cerca di collegare i diversi geni a una maggiore o minore suscettibilità a Covid: l’ultimo aggiornamento pubblicato su Nature riconosce almeno 7 loci associati a una maggiore suscettibilità all’infezione e 16 correlati a un’evoluzione più grave della malattia, fino al ricovero. Il lavoro cerca inoltre di collegare le varianti genetiche a fenotipi che possano influenzare la risposta all’infezione (COVID-19 Host Genetics Initiative).
  • Uno studio condotto a Trieste su un centinaio di pazienti che dopo un mese dalla risoluzione di una forma lieve di covid-19 non avevano ancora recuperato gusto e olfatto mostra che più dell’88% dei casi si risolvono entro due anni. Nel 28% dei casi però rimaneva a due anni ancora almeno un sintomo, più spesso la fatigue (Boscolo-Rizzo).
  • Nella valutazione dei sintomi successivi a covid-19 occorre prestare attenzione a non attribuire all’infezione situazioni preesistenti. È il lavoro che ha fatto un gruppo di ricercatori olandesi, in un grande studio di popolazione, da cui è emerso che i sintomi potevano essere riferiti alla malattia nel 12,7% dei casi, pari alla differenza tra la prevalenza nei pazienti covid e in quelli che non si erano mai infettati a 90–150 giorni dopo la diagnosi o il punto di partenza dell’osservazione (Ballering).
  • Intanto i CDC di Atlanta hanno stimato l’incidenza di altre condizioni successive a covid-19 nei minori da 0 a 17 anni. In quelli che hanno avuto covid-19, a confronto con coetanei che non avevano mai contratto l’infezione, si registra una frequenza minima in valori assoluti, ma in relazione a chi non ha incontrato covid-19  circa doppia di embolia polmonare, miocardite, cardiopiopatia, ed eventi di tromboembolia venosa, con un aumento rispettivamente del 32 e del 23%  di insuffienza renale e diabete di tipo 1.
  • In Canada, uno studio su oltre 540 bambini ha cercato di identificare i fattori associati a un maggior rischio di ricovero: oltre alle condizioni che già richiedevano un supporto meccanico, sono risultati più a rischio i piccoli con obesità, patologie neurologiche (tipo epilessia) e polmonari (per esempio displasia broncopolmonare o asma incontrollato) (Farrar).