COVID-19: aggiornamento della settimana 8-11

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Peggiora ancora la situazione epidemiologica in Italia, pur restando per il momento sotto controllo rispetto a quel che sta accadendo in altri Paesi, soprattutto dell’Est e del Centro Europa. L’incidenza a livello nazionale ha raggiunto infatti i 62 casi per 100.000 abitanti, nettamente sopra la soglia di 50, così come ha superato la soglia epidemica di 1 anche l’Rt calcolato sui casi sintomatici, salito a 1,21. Aumenta a 4,6% anche il tasso di occupazione delle terapie intensive, mentre quello delle aree mediche arriva al 6% (Ministero della Salute).
  • Per il momento tutte le Regioni restano in zona bianca, ma il Friuli Venezia Giulia rischia la prossima settimana di passare in zona gialla, se dovessero aumentare anche i ricoveri nei reparti ordinari, dopo che è stato superato il limite del 10% di occupazione dei posti letto in terapia intensiva (Lab24/IlSole24ore).
  • L’efficacia vaccinale nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di COVID-19 nelle persone completamente vaccinate è diminuita passando dall’89%, durante la fase epidemica con variante alfa prevalente, al 75% durante la fase epidemica con variante delta prevalente. Rimane comunque elevata l’efficacia vaccinale nel prevenire l’ospedalizzazione (91%), il ricovero in terapia intensiva (95%) o il decesso (91%)
  • Sono oltre 45,4 milioni gli italiani che hanno completato il ciclo di vaccinazione, pari all’84% della popolazione vaccinabile (cioè oltre i 12 anni) e circa 3 milioni quelli che hanno ricevuto una dose addizionale o di richiamo, circa la metà dei soggetti fragili per patologia o età. Per questo dal primo dicembre la campagna booster è stata allargata anche a tutti coloro che hanno compiuto 40 anni e sono vaccinati da almeno 6 mesi (Ministero della Salute).
  • La somministrazione dei richiami avviene in concomitanza con l’avvio della campagna di vaccinazione antinfluenzale, e in molti casi i due vaccini sono offerti insieme. Immunogenicità e sicurezza della cosomministrazione nel corso della stessa seduta vaccinale sono state dimostrate da uno studio condotto nel Regno Unito con Pfizer o Astrazeneca e uno di tre diversi vaccini inattivati per l’influenza stagionale (Lazarus 2021).
  • I dati dell’Istituto Superiore di Sanità italiano hanno confermato l’importanza dei richiami, già emersa da molta ricerca internazionale. Anche in Italia, dopo 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, l’efficacia nei confronti dell’infezione cala in tutte le fasce di età. In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 76% nei vaccinati con ciclo completo entro i sei mesi rispetto ai non vaccinati, al 50% nei vaccinati con ciclo completo oltre i sei mesi rispetto ai non vaccinati. La differenza tra vaccinati da più o meni di sei mesi è meno rilevante quando si parla di efficacia nei confronti della malattia grave: l’efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di sei mesi è pari al 92% rispetto ai non vaccinati, mentre risulta pari all’82% per i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi rispetto ai non vaccinati (Istituto Superiore di Sanità).
  • Risultati analoghi sono emersi da un’analisi condotta su quasi mezzo milione di reduci dell’esercito americano, pari al 2,7% della popolazione, in cui il rischio di infezione è aumentato a mano a mano che la variante delta prendeva piede negli Stati Uniti e, col passare del tempo, calava la protezione conferita da tutti i vaccini, seppure in maniera diversa, con la riduzione maggiore tra i più anziani e nel vaccino di Jannsen, seguito da Pfizer e Moderna. Lo studio non dà informazioni sul prodotto di Astrazeneca, che non è mai stato autorizzato Oltreoceano (Cohn 2021).
  • Mentre si attende una posizione da parte di EMA sulla somministrazione dei vaccini in età pediatrica, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i dati raccolti da Pfizer nella sua sperimentazione di un dosaggio ridotto (10 microgrammi) di vaccino su oltre 2.200 bambini tra 5 e 11 anni. I risultati hanno mostrato il raggiungimento di un titolo di anticorpi neutralizzanti simile a quello ottenuto negli adolescenti e, seppur su piccoli numeri, un’efficacia del 90% (Walter 2021).
  • Rari, ma non trascurabili gli effetti di SARS-CoV-2 sui giovani sani: su quasi 3.600 atleti ventenni dai college statunitensi l’1,2% aveva sintomi persistenti anche a riposo oltre 3 settimane dalla negativizzazione e nel 4% disturbi cardiorespiratori continuavano a emergere sotto sforzo. Nel 20% di questi, il dolore al petto si associava ad anomalie cardiache alla RM (Petek BJ 2021).
  • Un lavoro pubblicato su JAMA Pediatrics ha mostrato che a tre mesi dall’infezione o dalla vaccinazione il latte materno è ricco nel primo caso soprattutto di IgA e nel secondo di IgG, ma in entrambi i casi ha una capacità neutralizzante nei confronti di SARS-CoV-2 (Young 2021).