COVID-19: aggiornamento della settimana 7-11

  • Roberta Villa
  • Uniflash
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  • L’incidenza di covid-19 nel nostro Paese continua a ridursi e, nei dati più recenti aggregati dal Ministero della Salute, passa da 413 a 331 nuovi casi per 100.000 abitanti. È sceso sotto la soglia epidemica anche il fattore Rt medio calcolato sui casi sintomatici, arrivato a 0,95. Cala infine il tasso di occupazione delle aree mediche, dall’11,2 al 10,5%, mentre quello delle terapie intensive resta costante al 2,5% (Ministero della salute).
  • Pfizer e Biontech hanno comunicato i dati di efficacia del secondo richiamo con il loro vaccino aggiornato alla variante BA.4/5, testato in una settantina di adulti, di cui circa la metà oltre i 55 anni. Dopo un mese dal richiamo, i titoli anticorpali risultavano aumentati di quasi 10 volte tra i minori di 55 anni e di oltre 13 volte negli over 55. In media, questi valori erano di circa 4 volte superiori a quelli misurati un mese dopo la quarta dose in un gruppo di controllo (n=40) che aveva ricevuto il prodotto originale (Pfizer/BioNtech).
  • Un lavoro pubblicato su Science Immunology conferma che qualunque precedente vaccinazione con prodotti a mRNA, ad adenovirus o mista, stimola una risposta delle cellule T paragonabile a quella dei convalescenti, anche se in chi ha ricevuto prodotti a mRNA o cicli eterologhi la risposta cellulare e la capacità di interagire anche con la variante omicron è maggiore. Il booster fa impennare i valori anticorpali, che calano dopo sei mesi, mentre la stessa oscillazione non si osserva a livello di cellule (Maringer).
  • Uno studio condotto su bambini e adolescenti in Qatar, invece, mostra quanto si sia ridotta l’efficacia del vaccino di Pfizer contro la variante omicron rispetto ai trial iniziali di approvazione. Con il dosaggio di 10 microgrammi previsto per i piccoli tra 5 e 11 anni, infatti, l’efficacia cumulativa del ciclo primario nei confronti dell’infezione, nei tre mesi successivi alla vaccinazione, era inferiore al 26% (36,9% nei confronti della malattia sintomatica), con un picco che sfiorava il 50% subito dopo la vaccinazione per svanire entro tre mesi. Il risultato era migliore nella fascia di età 5-7 (46,3%) che in quella 8-11 (16,6%). I risultati erano più soddisfacenti anche negli adolescenti, sottoposti allo stesso dosaggio di 30 microgrammi degli adulti: mentre prima dell’arrivo di omicron l’efficacia della vaccinazione era però dell’87%, e calava lentamente, ora è in totale del 30,6%, con valori maggiori (35,6%) nella fascia 12-14 che in quella 15-17 anni (20,9%) (Chemaitelly).
  • L’infezione con SARS-CoV-2 di organoidi che riproducono a livello microscopico il cervello umano ha mostrato la capacità del virus di infettare le cellule nervose, in particolare quelle della cortecia, distruggendo le loro connessioni. Fenomeni di questo tipo potrebbero spiegare le sequele neurologiche di covid-19, come la cosiddetta “brain fog”. Gli stessi ricercatori che hanno raggiunto queste conclusioni hanno però anche dimostrato che questo effetto può essere contratto dall’antivirale sofosbuvir, utilizzato finora per la cura dell’infezione da virus dell’epatite C (Mesci).
  • Il rischio di long covid, oltre che quello di ricoveri e decessi, potrebbe essere ridotto del 25% anche dall’uso di paxlovid, secondo un’analisi dei database dell’US Department of Veterans Affairs che ha coinvolto oltre 9.000 pazienti trattati e più di 47.000 controlli, appena pubblicata in preprint (Xie).
  • Poco utili invece gli integratori a base di coenzima Q10 ad alte dosi (500 mg die) per il trattamento della forma cronica della malattia, secondo un trial randomizzato in doppio cieco con schema di intervento crociato 2x2 della durata di 6 settimane: i ricercatori hanno riscontrato un miglioramento dei sintomi nei questionari somministrati prima e dopo il trattamento, ma dal punto di vista soggettivo i pazienti non hanno riferito alcun miglioramento (Hansen).