COVID-19: aggiornamento della settimana 6-12

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Prosegue la crescita della quarta ondata pandemica, che per ora in Italia si mantiene tuttavia più bassa che in altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda i tassi di ospedalizzazione e i decessi. Nell’ultima settimana di novembre si è infatti raggiunta a livello nazionale la soglia dei 150 casi per 100.000 abitanti, con la crescita di occupazione dei reparti di terapia intensiva e ordinari rispettivamente al 7,5 e al 9%, ancora sotto la soglia di allarme. Stabile anche l’indice Rt, da diverse settimane fisso a 1,20. La situazione è più critica in alcune aree del Paese, in particolare in Friuli Venezia Giulia, regione già inserita in zona gialla dalla settimana scorsa, e nella provincia di Bolzano, che lo diventa a partire da oggi (Ministero della Salute).
  • Ancora sporadiche nel nostro Paese le segnalazioni di casi provocanti dalla nuova variante omicron, che nel Regno Unito invece sfiora i 250 casi accertati, con una crescita molto rapida rispetto a delta.  Anche la Danimarca ha dichiarato di aver trovato già più di 180 casi. Per l’Italia invece occorre aspettare la flash survey richiesta dal Ministero ai centri di riferimento delle regioni, che dovranno consegnare i risultati dell’indagine entro il 14 dicembre (Ministero della Salute).
  • L’OMS ha dichiarato che si stima per omicron una contagiosità di 2-3 volte superiore a quella della variante attualmente prevalente in Europa, sebbene non vi siano ancora certezze rispetto alla gravità della sintomatologia prodotta. Quasi tutti i casi provocati da omicron fuori dal Sudafrica hanno per ora provocato forme lievi o asintomatiche, ma il loro numero è ancora troppo piccolo per esprimersi con certezza. Dati preliminari provenienti dalla regione di Pretoria sembrano infatti suggerire che la variante colpisca bambini e giovani e riesca a evadere la risposta immunitaria più delle precedenti, forse riuscendo a infettare persone guarite perfino più di chi non è ancora venuto a contatto con il virus (Pulliam 2021).
  • Secondo un preprint pubblicato negli ultimi giorni l’anticorpo monoclonale sotrovimab di Vir/GSK, ancora sperimentale, sembra invece mantenere la capacità di contrastare sia in vitro che in vivo anche la variante omicron (Cathcart 2021).
  • La segnalazione nel genoma del virus di una nuova sequenza mai vista nelle varianti precedenti di 9 nucleotidi, a cui corrispondono 3 aminoacidi, fa pensare a un fenomeno di ricombinazione con altri coronavirus o col genoma umano che tuttavia deve essere accertato e di cui deve essere chiarito il significato (Venkatakrishnan 2021).
  • Non si sa ancora quale potrà essere la risposta alla nuova variante del sistema immunitario stimolato dal vaccino, ma le autorità sanitarie consigliano comunque a chi non lo ha ancora fatto di riceverlo il prima possibile. In seguito a questo, ma anche in vista delle maggiori restrizioni in vigore da oggi per chi non è ancora stato immunizzato, hanno cominciato a risalire negli ultimi giorni, oltre ai richiami, anche le somministrazioni delle prime dosi, tante che la scorsa settimana sono state somministrati più di 2,6 milioni di dosi, con un ritmo che non si raggiungeva dall’estate (Ministero della Salute, Lab24 Il Sole24 ore).
  • Complessivamente in Italia, oggi, quasi l’85% della popolazione target oltre i 12 anni è stata completamente vaccinata contro covid-19, mentre la somma di chi ha fatto almeno una dose e di chi in questa fascia di età è guarito da meno di 6 mesi supera l’88%. L’autorizzazione da parte di AIFA della formulazione pediatrica di Comirnaty  a un terzo della dose per i bambini da 5 a 11 anni permetterà a partire dal 16 dicembre di estendere la protezione anche ai più piccoli (Ministero della salute, AIFA, Epicentro).
  • Continuano a ritmo sostenuto soprattutto i richiami, che hanno raggiunto oltre il 40% della popolazione target, che ha ricevuto la seconda dose oltre 5 mesi fa (Ministero della salute). In Italia si somministrano a questo scopo il vaccino di Pfizer e quello di Moderna, che in uno studio britannico sono stati messi a confronto con altri 5 prodotti su quasi 3.000 persone che avevano ricevuto un ciclo completo di Pfizer o AstraZeneca, dopo almeno 84 o 70 giorni dalla seconda dose, rispettivamente. Oltre a questi due sono stati studiati come richiami i vaccini di Johnson&Johnson, Moderna, Novavax, Valneva e Curevac, gli ultimi tre non ancora autorizzati in Europa. Tutti si sono dimostrati efficaci e sicuri, indipendentemente dal vaccino iniziale e dall’età dei partecipanti (Munro 2021).