COVID-19: aggiornamento della settimana 3-11


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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  • Il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità pubblicato il 30 ottobre, riferito alla settimana dal 19 al 25 ottobre, mostra una preoccupante accelerazione della pandemia, con un numero di nuovi casi doppio rispetto a quello della settimana precedente (100.446 casi rispetto ai 52.960 della settimana precedente).
  • I dati più recenti confermano ulteriormente la tendenza negativa, con un crescente sovraccarico dei servizi sanitari: 8 regioni hanno superato il 30% di occupazione dei letti di terapia intensiva (Infodata – Il Sole 24 ore).
  • Sono quindi in discussione nuove misure che dovrebbero essere prese nelle prossime ore, dopo che altri Paesi europei, dalla Francia al Belgio, dalla Germania al Regno Unito, hanno dovuto adottare lockdown, pur di diversa intensità.
  • Al 2/11/2020 abbiamo in tutta Italia:
    • 18.902 ricoverati con sintomi, di cui 1.939 in terapia intensiva
    • 357.288 positivi in isolamento domiciliare (dati Ministero della Salute).
    • Sale a 16,3%, a livello nazionale, il rapporto tra casi positivi e tamponi effettuati e al 25,5% quello tra casi positivi e casi testati, con un calo percentuale degli asintomatici, sempre meno tracciati.
  • Tra il Ministro Roberto Speranza e i rappresentanti di FIMP e FIMMG è stato firmato un accordo che prevede l’obbligo per medici di famiglia e pediatri di libera scelta di eseguire tamponi rapidi ai propri pazienti. La decisione ha però destato polemiche. Alcuni hanno avanzato dubbi sull’affidabilità di questi test antigenici rispetto ai molecolari, altri hanno obiettato sia in riferimento alla possibilità di garantire la sicurezza a operatori e pazienti negli ambulatori, sia per il nuovo impegno richiesto ai professionisti sul territorio (ANSA).
  • Preoccupa infatti il sovraccarico fisico e psicologico a cui sono nuovamente chiamati gli operatori sanitari: uno studio condotto in UK e pubblicato su BMJ (Shah 2020) mostra che dal 1 marzo al 6 giugno gli operatori sanitari britannici e i loro familiari hanno costituito un sesto dei pazienti ricoverati in ospedale. Il rischio però è superiore a quello della popolazione generale solo per i professionisti con ruoli “di prima linea” a diretto contatto con i pazienti Covid-19, e ai loro familiari.
  • Sul fronte della ricerca, un report pubblicato su Science da un gruppo del Mount Sinai Hospital di New York va controcorrente rispetto a dati precedenti: sulla base di un dataset di oltre 30.000 persone con Covid-19 da lieve a moderato, i ricercatori hanno trovato nel 90% dei casi un alto titolo di anticorpi neutralizzanti che sembra persistere per cinque mesi (Wajnberg 2020). Un dato rassicurante rispetto al rischio di reinfezione e alla possibilità di ottenere un vaccino efficace.
  • Sono stati pubblicati i dati ad interim di uno dei trial di fase 2 in corso per la valutazione degli anticorpi monoclonali per la prevenzione e la cura della malattia. Sulle tre diverse dosi di LY-CoV555 testate, solo quella intermedia (2.800 mg) accelera il calo naturale della carica virale all’undicesimo giorno, mentre dosi inferiori (700 mg) o maggiori (7.000 mg) non hanno dato risultati statisticamente significativi (Chen 2020).