COVID-19: aggiornamento della settimana 3-10

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Si conferma la risalita dell’incidenza di covid-19, soprattutto nei ragazzi tra i 10 e i 19 anni. Nei dati più recenti aggregati dal Ministero della Salute si passa da una settimana all’altra da 215 a 325 casi per 100.000 abitanti. È risalito anche l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici, arrivato alla soglia epidemica di 1. Ancora stabile, a 1,4%, il tasso di occupazione delle terapie intensive, mentre ricominciano a salire leggermente i tassi di occupazione dei letti ospedalieri in area medica, dal 5,5 al 5,7% (Ministero della salute).
  • Alla risalita dei contagi - oltre alla ripresa delle attività al chiuso dopo la pausa estiva, la riapertura delle scuole, la riduzione dell’uso delle mascherine - potrebbe aver contribuito anche la circolazione di soggetti apparentemente guariti, ma ancora contagiosi: uno studio dell’Università di Washington a Seattle condotto su un centinaio di adulti mostra che la positività all’antigene S, all’antigene N, la capacità di crescere in coltura e la ricerca dell’RNA virale con PCR hanno una durata mediana rispettivamente di 9, 11, 13 e oltre 19 giorni all’insorgenza dei sintomi. Nella metà dei casi il test molecolare restava positivo fino a 20-30 giorni, ma questo dato non era correlato con la capacità del virus di crescere in coltura, e quindi la contagiosità, a cui è invece correlata nei primi 14 giorni di malattia la positività dell’antigene N, indipendentemente dall’andamento dei sintomi (Drain).
  • Emergono su Science Translational Medicine conferme precliniche dei danni a lungo termine che possono derivare dall’infezione con SARS-CoV-2: uno studio ha dimostrato nel modello murino il danno cronico a livello dell’epitelio polmonare e la disfunzione del tessuto immunitario che porta a fibrosi; un altro ha messo a confronto negli animali da laboratorio gli effetti di covid-19 con quelli dell’influenza, dimostrando che il coronavirus, ma non il virus influenzale, determina alterazioni sistemiche, soprattutto ai reni e ai polmoni, oltre che a livello olfattorio, persistenti a un mese dalla eliminazione del virus. I risultati sono poi stati confermati su tessuti di pazienti umani guariti da covid-19 (Dinnon, Frere).
  • Con tempi e modalità diverse nelle varie regioni si sta allargando a tutte le persone oltre i 12 anni che lo desiderino, indipendentemente dai fattori di rischio, la somministrazione del secondo richiamo del vaccino anti covid-19, con i prodotti bivalenti adattati alle varianti omicron 1 e omicron 4/5. Intanto si continua a studiare l’efficacia di questo intervento con i vaccini a oggi disponibili: quelli “tradizionali”, in Italia riservati oggi al ciclo primario, e quelli “bivalenti”, con in aggiunta una componente contro omicron 1 o contro omicron 4/5 .
  • Sulla base dei dati di Kaiser Permanente in California, per esempio, l’efficacia della quarta dose con vaccino Moderna “originale” nei confronti dell’infezione da BA.4 è stata stimata nei primi 14-30 giorni dal 64,3% al 75,7%, mentre è risultata molto più bassa contro BA.5 (30,8%): per tutte le sottovarianti è scomparsa dopo tre mesi. Nei confronti del ricovero, tuttavia, l’efficacia del secondo richiamo è stata per BA4/BA5 dell’88,5% (Tseng).
  • Sebbene l’efficacia della vaccinazione con booster con qualunque vaccino resti utile per ridurre il rischio di polmonite e decesso, il rischio di ricovero può aumentare anche nei vaccinati di una quota fino al 30% in seguito all’esposizione acuta o cronica a inquinanti atmosferici come il particolato fine o il biossido di azoto. Anche in questo si conferma l’intreccio tra crisi ambientale e pandemica (Lin, Kelly, Chen).