COVID-19: aggiornamento della settimana (25/10)


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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  • Entrano oggi in vigore le misure previste dal nuovo DPCM firmato ieri mattina dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a fronte di un sempre più preoccupante aumento del numero di nuovi casi, ricoveri e accessi in pronto soccorso e terapia intensiva, tale da cominciare a mettere sotto stress il sistema sanitario di diverse regioni italiane. Al 25/10/2020 abbiamo in tutta Italia:
    • 12.006 ricoverati con sintomi, di cui 1.208 in terapia intensiva
    • 222.241 positivi in isolamento domiciliare (dati Ministero della Salute).
  • Negli ultimi 30 giorni sono stati segnalati 6.107 casi tra gli operatori sanitari.
  • Il numero di tamponi eseguiti ha raggiunto nei giorni scorsi un picco di oltre 180.000, che però non si è riusciti a mantenere, né ad aumentare in relazione alla crescita esponenziale dei contagi, con un tempo di raddoppio ormai inferiore alla settimana.
  • Il rapporto tra positivi e casi testati, che a luglio era inferiore all’unità, e una settimana fa era al 12,2%, ha raggiunto domenica 26 il 20,9%, confermando una crescente difficoltà dei servizi di prevenzione a tenere il passo con le esigenze di tracciamento (dati GIMBE).
  • Per verificare gli effetti del DPCM occorrerà tempo: un’accurata analisi condotta esaminando le misure prese in 131 Paesi ha mostrato che con le misure di contenimento non farmacologiche è possibile osservare il 60% della massima riduzione del fattore Rt che si può ottenere dopo una mediana di 8 giorni. Più lenta, rispetto al blocco della trasmissione del virus, è risultata la sua ripresa dopo che le misure sono state sollevate (17 giorni di mediana per vedere un nuovo aumento del 60% di Rt). Il modello permette di stimare l’impatto, di per sé modesto, delle singole misure (bando degli eventi pubblici, divieto di assembramenti, chiusura delle scuole e dei posti di lavoro, limiti agli spostamenti e richiesta di stare a casa) e quello più importante che deriva dalla combinazione delle diverse misure. Con la somma di tutte, equivalente a un lockdown completo, è possibile ridurre del 35% il fattore Rt in una settimana, del 42% in due e del 52% in un mese (You 2020).
  • Un altro studio di modellizzazione matematica condotto nei soli Stati Uniti ha esaminato in maniera aggregata e anonima i dati di mobilità della popolazione ricavati dall’uso dei cellulari dal 1 gennaio al 20 aprile 2020. Confrontandoli con i dati epidemiologici delle diverse aree nel tempo, la ricerca ha confermato che a un calo della mobilità personale, spesso anticipata dagli individui prima dell’entrata in vigore delle norme restrittive,  corrisponde una significativa riduzione della trasmissione della malattia, che però non è percepibile prima di 9-12 giorni (Badr 2020).
  • Nei giorni scorsi è stata gettata un po’ di acqua sul fuoco delle speranze che i primi vaccini in arrivo nei prossimi mesi possano contribuire a sollevare la necessità di queste misure. Si fa notare infatti che gli studi di fase 3 attualmente in corso non solo non sono disegnati per verificare la capacità dei vaccini di interrompere la trasmissione del virus, ma nemmeno di dimostrare la loro capacità di ridurre l’incidenza di forme gravi. Il loro endpoint primario infatti riguarda solo la riduzione degli eventi, cioè dell’incidenza di nuovi casi sintomatici, anche lievi. Altri limiti riguardano lo scarso coinvolgimento delle fasce di età più avanzate (a cui il prodotto sarà alla fine destinato, nelle prime fasi della distribuzione) e alle minoranze etniche (che soprattutto negli Stati Uniti risultano particolarmente colpite) (Doshi 2020, Warren 2020).
  • Mentre si parla con sempre maggiore insistenza di una loro possibile approvazione con una accelerazione dei tempi richiesti (Emergency Use Authorization, EUA), si fa anche notare che un follow-up di soli due mesi dalla somministrazione non consente di valutarne pienamente la sicurezza (che normalmente richiede un’attesa di almeno 6 mesi) e l’efficacia nel tempo, soprattutto alla luce del calo del titolo anticorpale osservato con COVID-19 e altri coronavirus (Krause 2020).
  • L’ACIP (Advisory Committee on Immunization Practices) ha inoltre comunicato i principi etici che dovranno sottostare alle raccomandazioni relative alla futura vaccinazione: massimizzazione dei benefici e minimizzazione dei rischi, equità, giustizia, correttezza e trasparenza. Fermo restando che, tra i gruppi di possibili beneficiari già identificati, gli operatori sanitari dovrebbero essere tra i primi a ricevere il vaccino, ACIP non esprimerà le sue raccomandazioni prima della fine degli studi clinici in corso, quando, oltre ai principi etici prima descritti, si potranno valutare anche evidenze scientifiche e fattibilità logistica (Bell 2020).
  • Sul fronte delle terapie c’è da segnalare la pubblicazione di una serie di studi, condotti in Italia e in altri Paesi, che conferma risultati precedenti già poco incoraggianti riguardo all’efficacia del tocilizumab: non si è dimostrato efficace nel prevenire complicazioni e morte di pazienti ricoverati con forme moderate o polmoniti più gravi (Stone J 2020, Salvarani 2020, Hermine 2020).