COVID-19: aggiornamento della settimana 24/1

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Si mantiene alta su tutto il territorio nazionale la circolazione del virus, con un’incidenza superiore ai 2.000 casi per 100.000 abitanti, di poco superiore alla scorsa settimana, mentre l’Rt sui casi sintomatici è sceso a 1,3. L’aumento dei letti messi a disposizione in terapia intensiva permette un leggero calo del tasso di occupazione sotto il 18% della scorsa settimana, con un leggero aumento dei numeri assoluti da 1.677 (11/01/2022) a 1.715 (18/01/2022) persone ricoverate. In area medica invece sono quasi 20.000, con un tasso di occupazione vicino al 30% a livello nazionale. (Ministero della salute).
  • Procede la campagna di vaccinazione pediatrica, che questa settimana ha superato il milione di somministrazioni. Torna invece a scendere il numero di vaccinazioni negli adulti, che la scorsa settimana, dopo l’annuncio di ulteriori restrizioni, era leggermente aumentato. (Ministero della salute).
  • Vaccinare i bambini è importante in questo momento in cui, dopo gli adolescenti, rappresentano la fascia di età più colpita. Per quanto nella grande maggioranza dei casi l’evoluzione della malattia sia paucisintomatica, soprattutto nei più piccoli può creare problemi anche quando non è grave: su tutta la popolazione norvegese fino a 19 anni, nel mese successivo a un tampone positivo per SARS-CoV-2 bambini e ragazzi hanno fatto ricorso alle cure del medico di famiglia 3-4 volte più dei coetanei negativi. L’aumento era ancora significativo a due e tre mesi non per i ragazzi più grandi, ma per quelli da 6 a 15 anni e soprattutto per i più piccoli, da 1 a 5 anni. In quest’ultimo gruppo la ripresa può essere più lunga, anche fino a 6 mesi, soprattutto per la persistenza di disturbi respiratori (Magnusson).
  • Per quanto riguarda il long covid più propriamente detto (chiamato anche PASC, Post Acute Sequelae of COVID-19) negli adulti, un articolo pubblicato su Cell ha identificato alcuni elementi che sembrano predittivi per questa sorta di cronicizzazione anche nei casi più lievi: la presenza di alcuni autoanticorpi tipici delle malattie autoimmuni, un diabete di tipo 2 preesistente, alti livelli di mRNA di SARS-CoV-2 nel sangue, ma anche del DNA di virus di Epstein Barr, che potrebbe riattivarsi dal suo stato latente in seguito alla nuova infezione (Heath).
  • Procede anche la ricerca di elementi caratterizzanti una predisposizione genetica che spieghi le forme gravi che talvolta si verificano anche in soggetti giovani precedentemente sani: uno studio condotto con gli strumenti dell’intelligenza artificiale su una cinquantina di pazienti sotto i 50 anni e pubblicato su Science Translational ha individuato nell’up-regulation della metallo proteasi ADAM 9 un marcatore di forme gravi che potrebbe diventare target per una nuovo approccio terapeutico (Carapito).