COVID-19: aggiornamento della settimana 24-10

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

  • La piccola ondata di inizio autunno di covid-19 vede questa settimana già un’inversione di tendenza, con l’incidenza che, nei dati più recenti aggregati dal Ministero della Salute, scende da 504 a 448 nuovi casi per 100.000 abitanti. Si è anche stabilizzato, pur restando al di sopra della soglia epidemica, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici, che va da 1,30 a 1,27. Ancora in leggera crescita invece i tassi di occupazione delle aree mediche e delle terapie intensive, che passano rispettivamente da 9,8% e 2,4% all’11% e al 2,8% del totale. Solo tre regioni sono classificate a rischio alto e due a rischio basso; tutte le altre si considerano a rischio moderato (Ministero della salute).
  • Con notevole ritardo rispetto alla controparte statunitense, l’EMA ha autorizzato le formulazioni pediatriche dei vaccini Pfizer e Moderna. Il primo, Comirnaty (che contiene solo 3 microgrammi di prodotto), potrà essere somministrato come ciclo primario in tre dosi ai bambini da sei mesi a 4 anni, mentre il secondo, Spikevax (che contiene 25 microgrammi), ne richiede solo due e può essere inoculato sempre dai sei mesi fino a 5 anni di età. I dati relativi alla seconda fase del trial di Moderna in questa fascia di età sono appena stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, dimostrando sicurezza ed efficacia di questo dosaggio (Anderson).
  • L’agenzia europea per il medicinali ha anche autorizzato come booster per i maggiori di 12 anni il bivalente di Moderna adattato contro le sottovarianti BA.4/BA.5, dopo aver già dato il via libera nelle scorse settimane a quello adattato per BA.1 e a entrambi i bivalenti prodotti da Pfizer.
  • Diversi articoli nel frattempo stanno affrontando il tema delle miocarditi che, soprattutto nei maschi giovani, possono seguire la somministrazione dei vaccini a mRNA. Uno dei gruppi che per primo aveva segnalato l’aumento del rischio soprattutto nei giovani maschi sopra i 16 anni ha riportato in una lettera al New England Journal of Medicine i dati aggiornati a febbraio 2022 per gli adolescenti tra 12 e 15 anni. Su oltre 180.000 ragazzi di questa età che avevano ricevuto il vaccino di Pfizer era stata segnalata una ventina di casi sospetti, solo 9 dei quali (8 dopo la seconda dose) rispettavano i criteri diagnostici ICD per miocardite, corrispondendo a meno di 5 casi per 100.000 ragazzi vaccinati. Circa la metà dei casi presentava anche versamento pericardico, ma tutti sono stati descritti come leggeri e si sono risolti in media con un ricovero di tre giorni. Al follow-up di sei mesi erano tutti vivi e nessuno era stato di nuovo ricoverato (Witberg).
  • Un altro gruppo di ricercatori, questa volta tedesco, ha riportato un mesetto fa, sempre al New England, un possibile meccanismo che spiegherebbe l’insorgenza di questa reazione avversa. Nei pazienti adulti con forme gravi di covid-19 e nei bambini con sindrome multinfiammatoria (MIS-C) questi stessi studiosi avevano infatti riscontrato la presenza di autoanticorpi neutralizzanti in grado di bloccare IL-1RA, l’antagonista dell’interleuchina 1 che in condizioni normali modula l’infiammazione evitando che finisca col danneggiare l’organismo invece di proteggerlo. Senza questo freno, la risposta conduce alle forme patologiche sopra citate. Ora, in questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno indagato la presenza di questi autoanticorpi in una settantina di pazienti con miocardite post vaccino, una sessantina dei quali sottoposti anche a biopsia miocardica. L’esame istologico ha confermato la diagnosi in 40 di questi, che nel 75% dei casi più giovani (dai 21 anni in giù) avevano autoanticorpi contro IL-1RA, percentuale che scendeva all’11% negli adulti e anziani. Viceversa, gli autoanticorpi non sono stati trovati in nessuno dei pazienti in cui la biopsia ha escluso la miocardite. Il fenomeno non sembra dovuto a una reattività crociata tra vaccino (o virus) e miocardio, ma si associa a una iperfosforilazione transitoria di IL-1RA, già osservata nei pazienti con covid-19 grave o MIS-C (Thurner).
  • Un’analisi delle ondate omicron in Danimarca conferma che avere avuto una precedente infezione da omicron nei soggetti vaccinati con tre dosi conferiva una altissima protezione nei confronti della infezione e dei ricoveri da sottovariante BA.2, che si conserva sopra il 90% con BA.5. Il tasso di ricovero da covid-19 sfiorava comunque il 2% nelle infezioni da omicron 5, mentre era dell’1,4% con omicron 2 (Hansen).