COVID-19: aggiornamento della settimana 23-5

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano
  • Continua la tendenza al calo della diffusione di covid-19 in Italia, con un’incidenza media di nuovi casi, secondo i più recenti dati aggregati del Ministero della salute, di 375 da 476 casi per 100.000 abitanti. In discesa a 0,89 anche l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici. Scende dal 13,3 all’11,6%  il tasso di occupazione delle aree mediche, mentre quello delle terapie intensive ha una flessione più lenta, dal 3,8 al 3,6% (Ministero della salute).
  • Resta comunque pesante su tutto il Servizio sanitario nazionale il carico dei ritardi, dovuti anche agli effetti di covid-19, che rendono difficile l’attività ospedaliera e allungano le liste d’attesa. Per questo il ministro della salute Roberto Speranza ha preannunciato che saranno stabilizzati tutti gli operatori sanitari precari che al 30 giugno 2022 avranno maturato almeno 18 mesi di servizio anche non continuativo, di cui 6 durante la pandemia (Ministero della salute).
  • Pensando alla preparazione a nuove ondate si fa un gran parlare di vaccini orali o spray nasali che potrebbero aumentare la protezione mucosale da IgA riducendo la trasmissione del virus. A questo proposito sembrano soddisfacenti i risultati riportati su Lancet Respiratory Medicine da uno studio cinese, con cui è stato sperimentato un vaccino adenovirale per aerosol come richiamo dopo due dosi di vaccino a virus inattivato Sinovac/CoronaVac si è rivelato sicuro ed efficace nel produrre anticorpi neutralizzanti nel siero (Li).
  • Intanto, un gruppo di ricercatori che fa capo all’Università della Pennsylvania sta cercando di capire quali sono i fattori che determinano la grande variabilità di manifestazioni dell’infezione, da asintomatica a letale, anche a parità di condizioni demografiche e di salute. Per farlo, hanno preso in considerazione quattro geni che codificano per molecole importanti nell’ingresso del virus nelle cellule: ACE2,TMPRSS2, DPP4, and LY6E. Hanno quindi analizzato i dati genetici di 2.000 abitanti di diverse parti dell’Africa, di diverse etnie e stili di vita, insieme a quelli provenienti dalla Penn Medicine BioBank di quasi 16.000 persone con antenati europei o africani di cui si disponevano anche dati clinici precedenti alla pandemia. È stata individuata una quarantina di varianti di ACE2, tre delle quali, rare ovunque, sono invece molto rappresentate in una popolazione di cacciatori e raccoglitori del Camerun. L’ipotesi dei ricercatori è che l’esposizione ad altri tipi di coronavirus animali abbia determinato nei millenni la selezione di varianti più resistenti. Viceversa, altre versioni dei geni implicati potrebbero essere più vantaggiose nei confronti di altre condizioni patologiche, dal momento che questi geni sono implicati in altre funzioni biologiche fondamentali, per esempio la regolazione della pressione arteriosa (Zhang).
  • Per chi ancora pensa che la variante omicron sia “mild”, in uno stato ad alta copertura vaccinale come il Massachusetts, la mortalità in eccesso per qualunque causa nella popolazione adulta nelle prime 8 settimane dell’ondata provocata da omicron è stata superiore a quella di 23 settimane con delta: quasi 2.300 decessi in più dell’atteso rispetto ai 1.975 del lungo periodo caratterizzato dalla variante precedente (Faust).
  • Viceversa, un’analisi condotta in Israele dimostra che l’incidenza e il numero totale di casi di sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini (MIS-C) durante l’ondata di omicron sono stati nettamente inferiori a quelli registrati nelle fasi precedenti, non si sa se per intrinseche caratteristiche del virus, per la copertura vaccinale che nel frattempo si è creata o per altre ragioni (Levy).
  • Per quanto riguarda long covid, l’osservazione di quasi 30.000 persone vaccinate dopo aver contratto SARS-COV-2 ha mostrato la traiettoria di un calo progressivo nella percentuale di persone che lamentava uno o più sintomi persistenti dopo la prima e la seconda dose di vaccino. Non si tratta ancora della dimostrazione di un effetto terapeutico del vaccino sui disturbi da long covid, ma di un dato osservazionale che ne conferma di precedenti (Ayoubkhani).