COVID-19: aggiornamento della settimana 22-8

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Continua per la quinta settimana consecutiva la tendenza a calare di tutti gli indicatori della pandemia. Dai dati aggregati raccolti dal Ministero della Salute, tra il 12 e il 18 agosto si sono registrati 260 casi per 100.000 abitanti contro i 365 della settimana precedente. L’Rt medio calcolato sui casi sintomatici scende ancora a 0,77, così come i tassi di occupazione dei letti ospedalieri per covid-19, dal 13,7 all’11,8% in area medica e dal 3,6 al 3,2% in terapia intensiva (Ministero della salute).
  • In diminuzione anche il carico di vittime settimanali: dal 14 al 20 agosto si sono infatti registrati 677 decessi, in diminuzione del 26,4% rispetto alla settimana precedente (7-13 agosto). Stabile invece al 15% il tasso di positività sui tamponi effettuati (Lab24 Sole 24 ore).
  • A spiegare tramite un aumento della diffusione per aerosol l’elevata contagiosità delle varianti omicron (ma anche di delta e alfa) rispetto al virus originario e alle altre varianti, viene uno studio della School of Public Health dell’Università del Maryland. Secondo i dati raccolti dai ricercatori nel corso dei loro esperimenti, una persona infettata dalla variante omicron, anche se vaccinata e con booster, sarebbe in grado di diffondere nell’aria circostante circa 1.000 volte il numero di particelle virali che venivano emesse con il virus originale di Wuhan. La presenza del virus di per sé non sarebbe comunque sufficiente a dimostrarne l’infettività, se non che tutti i campioni raccolti dall’aria espirata si sono dimostrati in grado di infettare colture cellulari in vitro. Se confermate, queste osservazioni dovrebbero indirizzare le politiche di convivenza con il virus, prima fra tutti l’implementazione di adeguati impianti di ventilazione nei luoghi pubblici, soprattutto scuole e ospedali (Lai).
  • È ormai noto che il rischio di patologie neurologiche e psichiatriche aumenta nelle settimane e nei mesi successivi a covid-19, indipendentemente dalla gravità della sintomatologia respiratoria. Uno studio su Lancet Psychiatry conferma sui grandi numeri come queste sequele possano trascinarsi nel tempo, con diverse traiettorie che possono riflettere una diversa patogenesi. Mentre i disturbi d’ansia e dell’umore tendono a essere transitori, e non più frequenti che dopo altre malattie respiratorie, chi ha avuto covid-19 continua ad avere un maggior rischio di disturbi psicotici, deficit cognitivi, demenza ed epilessia, anche quando il virus responsabile dell’infezione iniziale era una variante omicron, che dava meno complicazioni a livello respiratorio. Le conclusioni derivano dall’analisi retrospettiva dei dati sanitari relativi a una coorte di oltre 1.200.000 soggetti di qualunque età, per lo più residenti negli Stati Uniti ma anche in Australia, Regno Unito, Spagna, Bulgaria, India, Malesia e Taiwan, messi a confronto con una contemporanea coorte di soggetti della stessa età affetti da altre infezioni respiratorie (Taquet).
  • Sul fronte delle cure, un trial randomizzato e controllato ha messo alla prova tre farmaci proposti negli scorsi mesi per il trattamento precoce dei pazienti a rischio perché sovrappeso o francamente obesi. Dai risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, non emerge alcun vantaggio statisticamente significativo in termini di ipossiemia, accessi in pronto soccorso, ricoveri o decessi con la somministrazione di metformina, ivermectina o fluvoxamina nei primi giorni dal riscontro della positività o dalla comparsa dei sintomi (Bramante).
  • Mentre in Italia si discute delle modalità di prescrizione degli antivirali nei soggetti a rischio, il BMJ solleva il caso di 12 clinical trial su molnupiravir condotti in India, per un totale di oltre 13.000 partecipanti, di cui non sono stati resi noti i risultati, ma che potrebbero aver informalmente suggerito al governo indiano di non includere il farmaco nelle sue linee guida nazionali. È evidente l’importanza di una politica di maggior trasparenza da imporre alle aziende, in questo caso Merck, anche nel caso in cui i risultati non fossero favorevoli. Nel caso specifico, i dati non pubblicati corrisponderebbero al 90% di quelli disponibili (Mahase, Lawrence).
  • Con l’emergere di varianti omicron capaci di evadere l’immunità umorale indotta da infezioni precedenti, dalla vaccinazione o ibrida tra le due, l’attenzione si è spostata dalla possibilità di evitare l’infezione alla protezione dalla malattia grave, conferita quest’ultima soprattutto dal braccio cellulare della risposta immunitaria. Il virologo italiano Antonio Bertoletti, ora docente all’Emerging Viral Disease Program della Duke-NUS Medical School di Singapore, ha coordinato su Immunity una dettagliata review degli aspetti quantitativi e qualitativi della risposta CD4+ e CD8+ a SARS-CoV-2, tenendo conto anche dell’azione del virus stesso sulle diverse componenti del sistema immunitario (Bertoletti).