COVID-19: aggiornamento della settimana 20/12

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • La scorsa settimana ha visto una rapida crescita dei casi, con un’incidenza a livello nazionale  che passa dai 162 casi a oltre i 240 per 100.000 abitanti. L’aumento potrebbe essere dovuto a una diffusione sotto traccia della variante omicron, che ha già portato altri Paesi europei a prendere importanti provvedimenti: tra gli altri, spicca il lockdown proclamato in Olanda e lo stato di emergenza dichiarato dal sindaco di Londra (Ministero della Salute).
  • La flash survey condotta il 6 dicembre mostrava ancora una netta prevalenza della variante delta, con soli 4 campioni su 2.241 riconducibili a omicron, pari allo 0,19% dei campioni esaminati, ma in queste settimane si presume che si sia diffusa molto di più anche nel nostro Paese come in tutti quelli in cui il sequenziamento è più adeguato. Un’ulteriore rilevazione è prevista per oggi, in vista della riunione della Cabina di regia convocata per il 23 dicembre insieme al Presidente del Consiglio (Istituto Superiore di Sanità).
  • Il governo inglese ha intanto aggiornato l’elenco dei sintomi più frequenti di covid-19, che sembrano leggermente diversi con la nuova variante: mentre finora i tre più importanti erano tosse, febbre e perdita di gusto e olfatto, nelle forme iniziali la variante omicron sembra presentarsi più spesso come un raffreddore, con naso che cola, mal di gola e mal di testa (Iacobucci 2021).
  • Un modello messo a punto da ricercatori dell’Università di Birmingham e pubblicato su Lancet stima che se, a causa di omicron, i ricoveri dovessero raggiungere i livelli della prima ondata, il ritmo di interventi chirurgici elettivi in Inghilterra si ridurrebbero di un terzo ogni settimana, facendo saltare entro febbraio 2022 più di 100.000 operazioni (COVIDSurg Collaborative 2021).
  • In Italia la situazione è un po’ più sotto controllo, ma continua a crescere anche qui la pressione sui reparti ospedalieri di area medica, occupati oggi da pazienti covid per il 12%, e sulle terapie intensive, dove i letti dedicati sono saliti al 9,6%. La scorsa settimana erano rispettivamente al 9,9 e 8,2% (Ministero della salute).
  • Da oggi passano a zona gialla Liguria, Veneto, Marche e la provincia autonoma di Trento, insieme con la Provincia autonoma di Bolzano, al Friuli Venezia Giulia e alla Calabria, che lo erano già. In queste aree torna per tutti l’obbligo di mascherina all’aperto, anche al di fuori di evidenti assembramenti. Chi non possiede il cosiddetto green pass “rinforzato”, ma solo quello che si ottiene con il tampone, non può sedersi all'interno di bar e ristoranti, né frequentare cinema, teatri, concerti, stadi, discoteche, feste e cerimonie. Per chi è vaccinato o guarito, invece, a parte l’obbligo di mascherine all’aperto, non cambia nulla (Ministero della salute).
  • Prosegue la campagna di vaccinazione, soprattutto per la somministrazione delle dosi booster, fondamentali per recuperare la protezione iniziale conferita dal vaccino anche nei confronti della variante omicron. Le provincie autonome di Trento e Bolzano sono più avanti nella corsa ai richiami, con circa uno su tre della popolazione nella fascia di età prevista che lo ha già ricevuto, mentre in coda ci sono Calabria e Sicilia, con rispettivamente il 18 e il 21% di richiami sulla popolazione generale. La media italiana è al 27%, ma se si considera solo la platea di chi è già nei tempi utili per prenotare (per cui cioè sono passati almeno 5 mesi dalla seconda dose), oltre il 71% degli aventi diritto è già tornato a farsi vaccinare (Ministero della salute, Lab24 Sole 24 ore).
  • Anche la somministrazione quotidiana delle prime dosi sembra in netta ripresa rispetto al mese di novembre, quando sembrava ormai raggiunto lo zoccolo duro di chi non si sarebbe vaccinato a nessun costo.
  • Non è invece ancora stata stabilita la data di inizio della campagna per la terza dose per gli adolescenti tra 12 e 17 anni, mentre negli ultimi giorni è iniziata la vaccinazione dei bambini tra 5 e 11 anni, effettuata con il vaccino di Pfizer a un terzo della dose prevista per gli adulti, per ora in due somministrazioni a distanza di 21 giorni (Ministero della salute).
  • La vaccinazione dei bambini è particolarmente importante in questo momento in cui il virus circola soprattutto nella fascia 0-9 anni, con un’incidenza settimanale di 324 casi su 100.000 bambini di questa età. Una breve comunicazione a Eurosurveillance riporta il carico di covid in età pediatrica in 10 Paesi europei prima dell’arrivo della variante omicron, dal 3 agosto 2020 al 3 ottobre 2021. In questo periodo sono stati segnalati oltre 820.000 casi, con un’incidenza e un tasso di ricoveri in aumento a partire dai primi mesi del 2021, quando cioè ha cominciato a diffondersi la variante alfa, e ancora di più a partire da luglio 2021, con delta. In totale, l’1,2% (oltre 9.600 bambini) hanno avuto bisogno di un ricovero ospedaliero e 640 di questi sono finiti in rianimazione, con 84 decessi. Particolarmente a rischio i neonati, per cui ancora non si pensa a un vaccino.
  • Per i minori di 5 anni è ancora in corso la sperimentazione, che però parte dai 6 mesi di età. Nel gruppo dei più piccoli, tra 6 mesi e 2 anni, i risultati preliminari mostrano che la dose prescelta, pari a un decimo di quella dedicata agli adulti, ha indotto un’ottima risposta anticorpale, mentre in quelli più grandicelli, da 2 a 5, si è dimostrata insufficiente. Si è quindi deciso di somministrare anche a loro una terza dose, che tuttavia farà slittare in avanti la conclusione dello studi e la successiva richiesta di autorizzazione alle agenzie regolatorie (Pfizer).
  • Per gli adulti, invece, sono stati pubblicati altri dati relativi al vaccino a proteine ricombinanti Novavax, che su quasi 30.000 partecipanti a un trial condotto in Nord America, randomizzati 2:1 con placebo, ha confermato i buoni risultati ottenuti nei mesi scorsi, anche nei confronti della variante alfa. Non sono invece disponibili dati di protezione su omicron. L’EMA si riunisce oggi per decidere se autorizzare anche questo vaccino, da aggiungere ai 4 già autorizzati in Europa (Dunkle 2021).
  • Sul fronte delle cure, invece, omicron sembra rendere del tutto inutili o comunque spuntare le armi della maggior parte degli anticorpi monoclonali finora disponibili, con la sola eccezione di sotrovimab, il prodotto di VIR in collaborazione con GSK, di cui nei giorni scorsi EMA ha autorizzato l’immissione in commercio per pazienti a rischio non in ossigenoterapia (VanBlargan 2021, EMA).
  • L’agenzia europea ha contemporaneamente dato il via libera anche all’uso di un altro anticorpo monoclonale, anakinra, noto immunosoppressore da utilizzare nei pazienti ricoverati con polmonite grave e ha fornito indicazioni agli stati membri per l’uso di paxlovid, l’antivirale orale prodotto da Pfizer che secondo l’azienda ridurrebbe in maniera drastica il rischio di ricovero e decesso nei pazienti trattati entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi (EMA).
  • Per quanto riguarda l’altro antivirale orale di cui si è parlato nelle ultime settimane, molnupiravir di Merck, il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati definitivi del trial, che ne hanno ridimensionato l’efficacia (- 30% di ricoveri) in pazienti non vaccinati in fase di malattia precoce rispetto ai risultati preliminari che sembravano più promettenti (Bernal 2021).