COVID-19: aggiornamento della settimana 16-5

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • L’incidenza media di nuovi casi da SARS-CoV-2 scende finalmente in Italia sotto la soglia dei 500 casi per 100.000 abitanti, e, secondo i più recenti dati aggregati del Ministero della salute, cala da 559 a 476 casi per 100.000 abitanti. Sotto la soglia epidemica, e stabile a 0,96, anche l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici. Si riduce dal 15 al 13,3% il tasso di occupazione delle aree mediche, mentre quello delle terapie intensive risulta sostanzialmente stabile sotto il 4% (Ministero della salute).
  • Dal punto di vista delle varianti circolanti nel nostro Paese, l’ultima flash survey resa nota dall’Istituto superiore di sanità conferma che omicron ha ormai definitivamente soppiantato tutte le altre varianti. Tutti i 1745 campioni prelevati il 3 maggio in un centinaio di laboratori distribuiti in tutte le regioni e sottoposti a sequenziamento hanno infatti riconosciuto omicron, in diverse sottovarianti: quasi il 94% sono BA.2, circa il 3% ancora BA.1, mentre cominciano a farsi vedere BA.4 (quasi 0,5% dei campioni) e BA.5 (poco più di 0,4% dei campioni), le ultime due sottovarianti isolate in Sudafrica che l'ECDC ha definito VOC, variant of concern (Istituto Superiore di Sanità, ECDC).
  • Con un comunicato congiunto, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l’Agenzia per la sicurezza aeronautica nell’Unione europea (EASA) hanno fatto sapere che, pur riconoscendo l’importanza della mascherina nel controllare la trasmissione del virus, da oggi decade l’obbligo di portarla all’interno degli aeroporti e in volo su tutto il territorio europeo. Fanno eccezione i voli da e per Paesi in cui l’obbligo persiste, Italia compresa, almeno fino al 15 giugno. Si continua inoltre a raccomandare l’uso della mascherina (se possibile di tipo ffp2) in caso di tosse e raffreddore (ECDC).
  • Mentre in Europa si assiste quasi ovunque a un calo delle curve, altrove la variante omicron si sta diffondendo assai più di quanto avessero fatto le precedenti, raggiungendo anche Paesi come Taiwan e Nuova Zelanda che erano riusciti, grazie a misure molto rigorose, a tenere a bada le prime ondate. Preoccupante la situazione in Cina, dove il governo centrale insiste con la strategia zero covid che sta imponendo restrizioni severissime a metropoli come Pechino e Shangai, dove si parla di carenze di acqua e di generi di prima necessità. La scelta di Xi Jinping, contestata anche dal direttore dell’OMS, sembra trovare spiegazione in uno studio pubblicato pochi giorni fa su Nature Medicine: secondo un modello messo a punto da ricercatori cinesi, un cambio di approccio che rinunci ai lockdown e preveda solo misure di mitigazione, data la contagiosità di omicron e il basso livello di vaccinazione degli anziani, comporterebbe una richiesta di letti di terapia intensiva di oltre 15 volte superiore alla disponibilità e più di un milione e mezzo di morti (Cai).
  • Oltre alle conseguenze gravi e immediate della malattia, omicron compresa, si accumulano dati sui possibili effetti a lungo termine dell’infezione: due diversi studi in uscita rispettivamente su Gastroenterology  e su una rivista del gruppo Cell dimostrano che la persistenza di frammenti virali nell’intestino dei soggetti infettati può durare per mesi. Non è ancora la pistola fumante che permette di attribuire a questo fenomeno i disturbi gastroenterici che in alcuni soggetti si protraggono a lungo, in una delle tante manifestazioni di long covid che si stanno descrivendo, ma certamente sono indizi che possono aiutare a ricostruire il quadro di questa sindrome ancora da definire al meglio (Natarajan, Zollner).
  • Lo studio su long covid pubblicato da un gruppo di ricercatori cinesi su Lancet Respiratory Medicine si riferisce a più di un migliaio di pazienti ricoverati e dimessi a Wuhan nelle primissime settimane della pandemia. A distanza di due anni più della metà dei soggetti intervistati lamenta ancora un sintomo, per lo più fatigue o debolezza muscolare, ma anche dispnea, ansia, depressione o altri disturbi che compromettono la qualità di vita (Huang).
  • In attesa dei dati provenienti dagli studi sui bambini più piccoli, Moderna ha finalmente pubblicato sul New England Journal of Medicine i risultati del trial di fase 2-3 che ha accertato l’efficacia di 50 microgrammi di vaccino nell’indurre una buona risposta umorale e cellulare tra i 6 e gli 11 anni, senza che fossero segnalati eventi avversi di rilievo (Creech).