COVID-19: aggiornamento della settimana 16-11


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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  • Con l’ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza il 13 novembre anche Campania e Toscana sono passate in zona rossa, mentre Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche sono state riclassificate come aree arancione.
  • Al 16/11/2020 abbiamo in tutta Italia: 32.047 ricoverati con sintomi, di cui 3.422 in terapia intensiva , mentre 677.021 sono i positivi in isolamento domiciliare (dati Ministero della Salute).
  • Al momento tutte le regioni e province autonome hanno superato la soglia del 30% di occupazione dei letti di terapia intensiva, con l’eccezione di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise e Calabria.  Ben 9 hanno superato la soglia del 50% e la Lombardia addirittura quella dell’80% (Infodata – Il Sole 24 ore).
  • L’informazione su Covid-19, nella scorsa settimana, è stata dominata dall’annuncio del CEO di Pfizer, Albert Bourla, secondo cui il prototipo di vaccino a mRNA prodotto in collaborazione con la tedesca BioNtech avrebbe dimostrato in un’analisi ad interim su 94 soggetti un’efficacia del 90% a una settimana dalla seconda dose di vaccino, senza effetti collaterali di rilievo. I dati definitivi saranno raccolti quando avranno sviluppato la malattia 164 dei volontari sottoposti a trattamento o che hanno ricevuto placebo. Solo allora si potrà verificare se si mantiene una così alta differenza tra i due gruppi. Anche se il livello di efficacia alla fine si rivelasse inferiore, è probabile comunque che si manterrà al di sopra del 50% di efficacia richiesto da OMS e FDA per l’approvazione dei vaccini anti Covid. Il dato incoraggiante legittima la speranza che anche un altro dei prodotti in dirittura di arrivo, quello creato da Moderna in collaborazione con gli NIH statunitense, basandosi sullo stesso principio, possa dare risultati altrettanto favorevoli.
  • Da ieri invece non si parla che dello studio pubblicato da parte di un gruppo che fa capo all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sulla rivista Tumori Journal, dell’Istituto stesso. Dall’analisi sierologica di 959 campioni di sangue prelevati tra settembre 2019 e marzo 2020 in tutta Italia per lo screening del tumore del polmone, i ricercatori sostengono di aver individuato una positività per anticorpi contro SARS-Cov-2 in oltre l’11% dei pazienti, partendo già a settembre 2019, con una maggiore frequenza in Lombardia. Un percentuale di individui asintomatici positivi che sarebbe molto maggiore del circa 2,5% trovato dall’indagine ISTAT condotta alla fine della seconda ondata.
  • Lo studio anticiperebbe di almeno tre mesi l’insorgenza della pandemia rispetto alla datazione di metà novembre 2019 su cui concorda la comunità scientifica internazionale in base dall’analisi di migliaia di genomi virali. Se il dato fosse confermato, anche la geografia della pandemia potrebbe cambiare volto, perché a quel punto si potrebbe mettere in dubbio anche il fatto che lo spillover originario si sia verificato in Cina. Le conclusioni dello studio quindi sono molto forti, ma non altrettanto forti sembrano le prove a loro sostegno, indirizzando piuttosto verso una cross-reattività nei confronti di altri coronavirus responsabili di raffreddori (Apolone 2020).
  • Un’altra interessante pubblicazione italiana di questa settimana, ancora in preprint, descrive il follow up a 60 giorni dell’ormai famoso studio condotto sulla popolazione di Vo’: nel sangue dei 70 soggetti in cui l’infezione era stata confermata con PCR (24 asintomatici, 37 sintomatici e 9 ricoverati in ospedale), il 77% a distanza di due mesi aveva un test sierologico positivo, ma in una percentuale maggiore, pari al 97% dei casi, si trovavano cellule T con recettori per SARS-CoV-2 (Gittelman 2020).
  • Sempre in ambito di risposta immunitaria, secondo una ricerca pubblicata su Pediatrics, nei bambini alla sindrome infiammatoria multisistemica si associa un titolo anticorpale maggiore che nei casi standard di Covid-19, tanto che una sua valutazione quantitativa può aiutare la diagnosi differenziale rispetto a entità simili come la sindrome di Kawasaki (Rostad 2020).
  • Sul fronte della cura, sono uscite nella scorsa settimana diverse linee guida per il trattamento in contesto extraospedaliero, ma poiché tra le altre è circolata una bozza per la “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2” che sarebbe in preparazione da parte di Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, ci torneremo non appena queste indicazioni saranno ufficiali.
  • Una buona notizia viene dalla sicurezza ed efficacia di interferone beta-1 a nebulizzato per via inalatoria, che nei pazienti ospedalizzati sembra in grado di migliorare le probabilità e i tempi di recupero (Monk 2020).