COVID-19: aggiornamento della settimana 13-6

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • Nella settimana a cavallo tra la fine di maggio e i primi di giugno si è purtroppo invertita la tendenza dell’incidenza media settimanale di covid-19 a livello nazionale, che, in linea con quel che sta accadendo nel Regno Unito e in altri Paesi europei, ha ricominciato a salire. Secondo i più recenti dati aggregati del Ministero della salute, le infezioni contratte per lo più nella seconda metà di maggio l’hanno riportata da 222 da 207 nuovi casi su 100.000 abitanti (Ministero della salute).
  • L’Rt medio calcolato sui casi sintomatici, riferito al periodo precedente (18-31 maggio), è invece ancora in calo, a 0,75, così come i tassi di occupazione dei posti letto in area medica, dall’8,2 al 6,7%, e quello delle terapie intensive, dal 2,7 al 2,4% (Ministero della salute).
  • EMA ha emesso un nuovo aggiornamento relativo alle alterazioni del ciclo mestruale segnalate da molte donne dopo la vaccinazione: secondo l’Agenzia europea dei medicinali, i dati raccolti finora permettono di escludere un’associazione tra la vaccinazione e l’amenorrea, mentre il giudizio resta sospeso per quanto riguarda i casi di mestruazioni particolarmente abbondanti. In entrambi i casi, comunque, gli esperti dell’agenzia continueranno a seguire gli studi che indagano questo possibile effetto avverso (EMA).
  • Uno studio preliminare su quasi 8.000 gravidanze sembra suggerire che contrarre covid-19 in gravidanza, oltre ad aumentare il rischio di parto prematuro, si associ a una maggiore probabilità che il bambino riceva la diagnosi di un disturbo del neurosviluppo nel primo anno di vita, anche indipendentemente dalla durata della gestazione. Il risultato può essere spiegato in molti modi e la ricerca ha vari limiti, ma è comunque degna di attenzione (Edlow).
  • Se il dato venisse confermato, sarebbe solo un elemento in più a supporto della vaccinazione alle gestanti, per la quale ci sono già molte buone ragioni. L’ultima viene dalla Norvegia, dove l’analisi delle cartelle cliniche di tutti i bambini nati tra il primo settembre 2021 e il 28 febbraio 2022 ha mostrato che, nei piccoli la cui madre aveva ricevuto la seconda o terza dose di vaccino anti SARS-CoV-2 nelle ultime fasi della gravidanza, il rischio di prendere covid-19 era nettamente ridotto, sebbene con l’avanzata della variante omicron anche questa protezione passiva conferita al nascituro sembrasse ridursi un po’ (Carlsen).
  • Proteggere i bambini sta diventando un obiettivo sempre più importante, anche alla luce dei crescenti sospetti di un ruolo di SARS-CoV-2 nelle oltre 650 epatiti pediatriche di origine sconosciuta segnalate all’OMS dall’inizio dell’anno, che hanno portato a una quarantina di trapianti e una decina di decessi, soprattutto nei più piccoli, sotto i 5 anni, per i quali non è ancora disponibile un vaccino. Un gruppo di rianimatori di Londra ha infatti individuato la presenza di anticorpi contro SARS-CoV-2 in 6 degli 8 bambini giunti alla loro terapia intensiva, per lo più in seguito a encefalopatia da insufficienza epatica. Pediatri israeliani hanno invece identificato due diversi quadri clinici e istologici in relazione all’età dei 5 casi descritti: in due lattanti di pochi mesi, sottoposti a trapianto, una necrosi massiva dell’organo, nei più grandicelli, di 8 e 13 anni, un forte quadro infiammatorio regredito con terapia steroidea. Tutti e 5 erano guariti da poche settimane da covid-19 (Deep, Shiri).
  • Sul fronte delle vaccinazioni per i più piccoli, mentre si aspetta per la prossima settimana un pronunciamento dell’FDA sulle formulazioni pediatriche sotto i 5 anni dei prodotti di Pfizer e Moderna, Astrazeneca con l’Università di Oxford ha presentato su Lancet uno studio di fase 2 condotto col suo vaccino anti covid-19 su circa 110 bambini di 6-11 anni e 150 adolescenti sotto i 18: lo studio non ha messo in luce particolari reazioni avverse e ha mostrato una immunogenicità del vaccino paragonabile a quella ottenuta negli adulti (Li).