COVID-19: aggiornamento della settimana 10/1

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • La pandemia in Italia ha subito nell’ultima settimana una brusca accelerazione, con un aumento dell’incidenza a livello nazionale dai 783 della settimana precedente ai 1.700 casi per 100.000 abitanti della settimana conclusa il 6 gennaio. Sale anche l’Rt, calcolato al 28 dicembre sopra 1,4. Sebbene in percentuale molto inferiore a quel che si verificava prima dell’arrivo dei vaccini, hanno avuto un’impennata anche i ricoveri, con l’occupazione dei letti in area medica che va dal 15 al 20% e di quelli di terapia intensiva che vanno dal 12 a oltre il 15,4%, pari a oltre 13.000 pazienti ricoverati in area medica e oltre 1.400 in terapia intensiva, il 70% circa dei quali non vaccinati. Di conseguenza, 10 regioni sono classificate a rischio alto e 11 moderato, ma con 6 ad alta probabilità di passare di livello (Ministero della salute).
  • La situazione ha spinto il governo a prendere ulteriori provvedimenti per cercare di riprendere il controllo della situazione. In particolare, data la discrepanza tra il rischio di ricovero in terapia intensiva di vaccinati e non vaccinati (1:26), si è deciso di introdurre l’obbligo vaccinale per tutti i maggiori di 50 anni, immediatamente attivo, ma con sanzioni che partiranno dal mese di febbraio (Ministero della salute, Istituto superiore di sanità).
  • Attualmente, nove italiani su dieci hanno avuto almeno una dose di vaccino e oltre 22 milioni, pari a quasi il 74% degli aventi diritto ha già ricevuto anche il booster. Ormai è chiaro che questa terza dose con un vaccino a mRNA è indispensabile per avere una buona protezione dalle conseguenze dell’infezione, come confermano anche i dati raccolti in Israele, seppure nemmeno così si garantisca lo stesso livello di immunità ottenuta con le varianti precedenti, per cui è probabile che sarà necessario un nuovo vaccino mirato contro omicron (Garcia-Beltran et al, van der Straten et al).
  • Con la fine delle festività natalizie e l’annuncio delle nuove misure il numero di vaccinazioni settimanali sembra sia ripreso a crescere, anche con riferimento alle prime dosi. Tra i bambini della fascia 5-11 anni, purtroppo, poco più di mezzo milione ha ricevuto una dose e meno di 800 hanno già completato il ciclo. Anche per questo basso livello di protezione si discute della scelta del governo di non rimandare la riapertura delle scuole né di prevedere un periodo di didattica a distanza per superare la fase acuta di quest’ondata (Ministero della salute).
  • Ci sono poi i bambini sotto i 5 anni, per cui ancora non è disponibile un vaccino, e per i quali si segnalano in diversi Paesi aumenti nel numero di ricoveri. In Italia questa fascia di età rappresenta il 62% dei ricoveri pediatrici, sotto i 18 anni, che nella settimana tra il 28 dicembre e il 3 gennaio sono quasi raddoppiati rispetto alla precedente. Nei 4 ospedali pediatrici e nei reparti di pediatria degli ospedali sentinella i cui dati sono raccolti nel rapporto Fiaso si è passati in una settimana da 66 a 123 minori in ospedale, mentre quelli in terapia intensiva sono sempre pochi, ma comunque triplicati da 2 a 6 in una settimana (FIASO).
  • Un ampio studio condotto negli Stati Uniti ha intanto confermato l’importanza di vaccinare le donne in gravidanza. È infatti stato dimostrato che questa condizione aumenta il rischio di forme gravi di covid-19 rispetto a donne di pari età non vaccinate non in gravidanza, raddoppiando la necessità di ricorrere alla terapia intensiva. Molte donne tuttavia hanno ancora timori a sottoporsi alla vaccinazione in una fase così delicata della loro vita: l’analisi di oltre 46.000 gravidanze ha ribadito che la vaccinazione non aumenta il rischio di nascita pretermine o di basso peso alla nascita (Lipkind et al.)
  • Un altro lavoro supporta i vantaggi della vaccinazione anche per il bambino allattato al seno, che potrebbe essere protetto anche dagli anticorpi passati attraverso il latte, ritrovato sia nel latte stesso, insieme a importanti citochine, sia nei campioni di feci dei piccoli (Narayanaswamy et al.).
  • Alle molte segnalazioni di alterazioni del ciclo mestruale successive alla vaccinazione hanno fatto seguito parecchi studi che stanno cercando di indagare la consistenza e gli eventuali possibili meccanismi d’azione alla base di questo effetto indesiderato. Su quasi 4.000 donne è stata osservata una leggera variazione nella lunghezza del ciclo (inferiore a un giorno) tra le vaccinate rispetto alle non vaccinate, ma non nella durata delle mestruazioni (Edelman et al).