COVID-19: aggiornamento della settimana 1-8

  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • L’ondata delle scorse settimane sembra avere ormai superato il picco, con l’Rt in calo a 1,06 e un’incidenza che, seppure resti molto elevata, dai dati aggregati raccolti dal Ministero della Salute scende a 727 casi per 100.000 abitanti nell’ultima settimana di luglio rispetto ai 977 casi della precedente. Crescono solo leggermente i tassi di occupazione dei letti di terapia intensiva (4,7% rispetto al 4,5% della scorsa settimana, pari a una ventina di pazienti covid in più) e in area medica (17,3% rispetto al 17,1% della scorsa settimana, pari a circa 150 pazienti covid in più) (Ministero della salute).
  • Continua a salire invece la percentuale di casi di reinfezione, pari ormai al 12,6% del totale, a dimostrare la capacità delle nuove varianti di eludere l’immunità indotta dalle precedenti, sebbene i vaccini continuino a mantenere alta la protezione nei confronti delle forme gravi di malattia (Ministero della salute).
  • Siccome si discute nel governo di accorciare i tempi dell’isolamento dei positivi, è bene ricordare i risultati di uno studio su una sessantina di pazienti, metà dei quali con la variante delta e metà con omicron: il tempo mediano che passava dal primo test molecolare positivo al momento in cui il virus raccolto dal tampone non era più coltivabile (per cui presumibilmente il paziente non era più contagioso) era di 4 giorni con delta e di 5 con omicron; se invece si partiva anche dal momento di insorgenza dei sintomi, se precedenti al test, questo periodo si allungava ulteriormente, rispettivamente a 6 e 8 giorni, sebbene nel gruppo con omicron fosse maggiore la quota di pazienti con tre dosi di vaccino (Boucau).
  • Secondo l’ultima flash survey sulle varianti di SARS-CoV-2 dell’Istituto superiore di sanità, condotta il 5 luglio, in Italia si registra ormai solo la variante omicron, con la sottovariante BA.5 che è passata in un mese dal 23,15 al 75,5% dei campioni sequenziati, mentre BA.4 resta stabile al 13,2%. Intanto si segnala anche nel nostro Paese il primo caso accertato di variante BA 2.75, impropriamente ribattezzata Centaurus, che ha preso piede rapidamente in India sovrastando BA.5.
  • Continuano ad accumularsi prove su quanto infezioni considerate lievi, che non hanno richiesto ricovero, possano produrre effetti a lungo termine in grado di ridurre la funzionalità dell’individuo, oltre alla sua qualità di vita. Uno studio prospettico di coorte su un’ottantina di pazienti canadesi ha dimostrato che i sintomi respiratori possono perdurare fino a un anno, e la loro presenza si associa a una minore probabilità di avere un impiego a tempo pieno (Lim).
  • Un altro lavoro, molto più ampio, pubblicato su Nature Medicine, ha invece raccolto retrospettivamente i sintomi che persistevano dopo tre mesi da covid lieve, e i fattori di rischio associati a questa condizione, in un’ampia popolazione inglese, con quasi mezzo milione di contagiati e quasi due milioni di controlli accoppiati. Tra la sessantina di sintomi più comuni dopo 12 settimane dalla negativizzazione, i ricercatori segnalano una frequenza sei volte e mezza maggiore di anosmia rispetto ai mai contagiati, il quadruplo di perdita di capelli e quasi tre volte la persistenza di starnuti. Anche il rischio di difficoltà di eiaculazione e riduzione della libido era più che raddoppiato rispetto ai mai infetti. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo di long covid sono stati identificati il sesso femminile, l’appartenenza a una minoranza etnica, condizioni di deprivazione socioeconomica, fumo, obesità e molte comorbidità, ma anche la giovane età (Subramanian).
  • Tra le conseguenze a più breve termine dell’infezione c’è invece un aumento del rischio di infarto e ictus legati all’attività protrombotica di SARS-CoV-2. Uno studio retrospettivo nazionale condotto in Corea ha messo a confronto questa eventualità tra pazienti vaccinati e non, dimostrando che un ciclo completo dimezza il rischio aggiustato di infarto e riduce del 60% quello di ictus ischemico da uno a quattro mese dopo la negativizzazione (Kim).
  • Per verificare se l’efficacia del vaccino di Pfizer in dose pediatrica si conserva con le nuove varianti, le autorità sanitarie di Singapore hanno analizzato i casi di oltre 250.000 bambini da 5 a 11 anni nel corso della grande ondata di omicron che ha colpito il Paese asiatico tra gennaio e aprile 2022.  A confronto con l’alta incidenza di infezioni e ricoveri dei non vaccinati, in quelli che avevano completato il ciclo l’efficacia della vaccinazione è risultata di oltre il 65% nei confronti delle infezioni confermate alla PCR e di quasi l’83% nei confronti dei ricoveri (Tan).