COVID-19 – ACE inibitori e sartani, dati rassicuranti dal mondo


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggio chiave

  • Tre ampi studi non hanno trovato prove che l’uso di ACE inibitori o di antagonisti del recettore dell’angiotensina (angiotensin-receptor blockers, ARB) aumentino il rischio di ammalarsi di Covid-19 o di avere un decorso severo della malattia.

 

Background

  • L’aminopeptidasi ACE2 funge da recettore per il virus SARS-Cov-2.
  • Gli ARB e gli ACE inibitori sono farmaci di prima scelta per il trattamento dell’ipertensione.
  • È stato ipotizzato che i farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina possano influenzare la suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 e la gravità di COVID-19.

 

Lo studio dell’Università Milano-Bicocca

  • Si basa sui dati della Regione Lombardia; sono stati inclusi 6.292 pazienti con infezione da SARS-CoV-2 confermata, confrontati con 30.759 controlli (match per età, sesso, comune di residenza)
  • L’uso di ACE inibitori e ARB era più comune nei pazienti che nei controlli a causa dell’alta prevalenza di patologie cardiovascolari.
  • L’uso di ACE inibitori e ARB non si associava a Covid-19 né nei pazienti in generale (OR 0,95 [IC 95% 0,86-1,05) per ARB e 0,96 per ACE inibitori [0,87-1,07]) né nei pazienti con decorso grave o fatale della malattia (OR 0,83 [IC 95% 0,63-1,10) per ARB e 0,91 per ACE inibitori [0,69-1,21]).

 

Lo studio della New York University

  • Si basa sui dati raccolti dal New York University Langone Medical Center; sono stati inclusi 12.594 pazienti testati per infezione da SARS-CoV-2.
  • Sono stati esaminati anche beta bloccanti, calcio antagonisti e diuretici tiazidici; sono stati confrontati gli esiti nei pazienti trattati con gli ipertensivi e in quelli non trattati (statistica Bayesiana, propensity-score matching).
  • Il 46,8% dei pazienti era positivo per Covid-19, il 17% aveva una forma grave.
  • Dei soggetti con ipertensione (n=4.357), il 59,1% era positivo al test e il 24,6% di questi pazienti aveva una forma grave di Covid-19.
  • Non c’era associazione tra nessuna delle classi di farmaci esaminate e un’aumentata probabilità di risultare positivi al test o un aumentato rischio di malattia grave per chi era positivo.

 

Lo studio su dati internazionali

  • Si basa su un registro internazionale, Surgical Outcomes Collaborative (Surgisphere), che raccoglie dati da 169 ospedali localizzati in Asia, Europa, Nord America; sono stati inclusi 8.910 pazienti ricoverati per Covid-19, 515 dei quali (5,8%) sono deceduti.
  • I fattori associati all’aumentato rischio di decesso ospedaliero erano età>65 anni (OR 1,93), coronaropatia (OR 2,70), insufficienza cardiaca (OR 2,48), aritmia (OR 1,95), BPCO (OR 2,96), status di fumatore (OR 1,79).
  • La mortalità ospedaliera non era associata all’uso di ACE inibitori (2,1% contro 6,1%; OR 0,33 [0,20-0,54]) o di ARB (6,8% contro 5,7%; OR 1,23 [0,87-1,74]).

 

Perché è importante

  • Questi dati possono diminuire le preoccupazioni di pazienti e medici riguardo alla prosecuzione della terapia con questi farmaci antipertensivi.