Cosa sai della salute ossea delle pazienti con carcinoma mammario?


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Secondo quanto riportato sulla rivista Journal of Clinical Medicine, la gestione della salute delle ossa deve essere parte integrante della cura a lungo termine delle pazienti che si sottopongono a terapie per il tumore mammario. Lo spiegano in dettaglio i ricercatori coinvolti nello studio BOHEME dedicato proprio a donne con neoplasia mammaria in fase iniziale e valutate presso il centro di osteo-oncologia dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST). “Una valutazione attenta delle condizioni delle ossa è cruciale per prevenire la perdita di densità minerale ossea (DMO) legata ad alcuni trattamenti utilizzati per il tumore al seno in fase iniziale” spiegano gli autori, guidati da Federica Recine, dell’IRST, ricordando che le attuali raccomandazioni sottolineano l’importanza della valutazione basale della salute ossea in queste pazienti. Per valutare l’impatto di tali procedure, Recine e colleghi hanno coinvolto nello studio retrospettivo e monocentrico 1.125 pazienti in pre- e post-menopausa con tumore mammario in fase iniziale per le quali era previsto un trattamento ormonale adiuvante. “La valutazione comprendeva, tra l’altro, l’identificazione del rischio di fratture ossee, la DMO e l’analisi delle comorbilità” precisano i ricercatori. La valutazione iniziale ha mostrato per il 4,7% delle donne in pre-menopausa una frattura vertebrale morfometrica alla radiografia spinale, mentre una età più avanzata (OR 1,14) e una DMO ≤ -2,5 (OR 14,45) sono risultate associate a un maggior rischio di frattura ossea. Nelle donne in post-menopausa il rischio generale di frattura si è assestato sul 17,6%. Infine, nell’analisi univariata, una riduzione del rischio di fratture ossee è risultato associato a tamoxifene o altri trattamenti (OR 0,25), alla presenza di dolore alla schiena (OR 1,65), a una DMO più bassa (OR 2,09) e a livelli inferiori di vitamina D (1,57). “La valutazione della salute ossea è un processo multifattoriale che non può mancare nella strategie di cura di queste pazienti” concludono i ricercatori.