Coronavirus: è breve la durata dell’immunità protettiva stagionale acquisita


  • Paolo Spriano
  • Uniflash
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Una domanda irrisolta nell'attuale pandemia di COVID-19 è la durata dell'immunità acquisita. SARS-CoV-2 potrebbe ripresentarsi con focolai stagionali, simili al modello circolante osservato già per gli altri coronavirus stagionali umani preesistenti (sCoV). In attesa della prossima ondata di COVID-19 è importante chiarire la durata della protezione dalla reinfezione e per questo i coronavirus stagionali potrebbero servire come modello informativo. 

SARS-CoV-2 e circolazione stagionale

Una delle lezioni apprese dalla storia delle pandemie influenzali è la loro transizione da pandemia a circolazione stagionale e la sostituzione dei ceppi esistenti con il ceppo pandemico. Sebbene non sia chiaro come siano emersi inizialmente gli sCoV esistenti o se avessero precedentemente sostituito qualche virus, un recente studio sulla comprensione della stagionalità globale degli sCoV offre alcuni indizi sulla possibile stagione circolante postpandemica di SARS-CoV-2 (1). Lo studio ha evidenziato che nei paesi a clima temperato, esclusa la Cina, c'è una sostanziale sovrapposizione tra l'attività sCoV e l'attività del virus dell'influenza e del virus respiratorio sinciziale (RSV), con circa il 50% dei casi annuali di sCoV che si verificano durante la stagione dell'influenza e dell'RSV. Scenario che rappresenta una grande sfida per i sistemi sanitari di nuovo sotto stress se SARS-CoV-2 circolasse (con elevata probabilità) nella stessa stagione del virus dell'influenza e dell'RSV. Al momento non è chiaro quale traiettoria seguirà la trasmissione di SARS-CoV-2 dopo l'ondata pandemica iniziale. Una delle ipotesi è che SARS-CoV-2 si possa adattare a una circolazione stagionale come il virus H1N1 della pandemia influenzale del 2009, che da allora circola ogni anno nella stessa stagione di altri ceppi esistenti di influenza stagionale (1). 

Coronavirus umani stagionali

I coronavirus umani (HCoV) sono la causa comune di malattie respiratorie nonostante la preesistente immunità umorale. In questi casi è stato evidenziato che l'aumento degli anticorpi leganti era più frequente dell'aumento degli anticorpi neutralizzanti e più frequente nei soggetti giovani rispetto agli anziani. Gli anticorpi neutralizzanti funzionali non sono stati stimolati con la stessa frequenza degli anticorpi leganti, condizione che spiega in parte la suscettibilità alla reinfezione da HCoV (2).

Infezione da sCoV e immunità protettiva 

Dei coronavirus umani, 4 sCoV circolano da tempo nella popolazione umana, inclusi 2 alfacoronavirus (NL63 e 229E) e 2 betacoronavirus (OC43 e HKU1). Le informazioni sulle infezioni da questi quattro sCoV potrebbero rivelare caratteristiche comuni  e applicabili a tutti i coronavirus umani compreso SARS-CoV-2. Il monitoraggio su una popolazione di individui sani per più di 35 anni ha evidenziato che la reinfezione con lo stesso coronavirus stagionale si verificava entro 12 mesi dall'infezione (3).

Questo studio epidemiologico a lungo termine non si è basato su metodi di rilevamento del virus per identificare le infezioni (es RT-PCR) per l’impossibilità di ottenere campioni respiratori sequenziali, ma sono stati utilizzati test sierologici, poiché i livelli di anticorpi rimangono elevati fino a 1 anno dopo l'infezione. Pertanto, sono stati utilizzati campioni di siero degli studi di coorte di Amsterdam sull'infezione da HIV-1 e sull'AIDS, uno studio di coorte che ha seguito maschi adulti a intervalli regolari dagli anni '80, per indagare la frequenza con cui si sono verificate infezioni stagionali da coronavirus durante il follow-up. Sono stati selezionati dieci soggetti sani, che non hanno segnalato alcuna malattia grave che avrebbe potuto interferire con il loro stato immunitario. I prelievi dei campioni di sangue  sono avvenuti ogni 3 mesi prima del 1989 e successivamente ogni 6 mesi per un periodo complessivo di oltre 2.473 mesi. 

  • Sono stati classificati 101 eventi come infezioni da coronavirus, compresi tra 3 e 17 eventi per individuo. 
  • I tempi di reinfezione erano compresi tra 6 e 105 mesi. 
  • Non c'era alcuna differenza statisticamente significativa tra le lunghezze dell'intervallo di infezione dei singoli virus (P  = 0,256). 
  • Le reinfezioni si sono verificate già a 6 mesi e a 9 mesi, ma le reinfezioni a 12 mesi erano le più frequenti. 
  • I mesi di giugno, luglio, agosto e settembre hanno mostrano la più bassa prevalenza di infezioni per tutti e quattro i coronavirus stagionali ( P  = 0.004), confermando la maggiore prevalenza in inverno nei paesi temperati e SARS-CoV-2 potrebbe condividere questa caratteristica nell'era post-pandemia.

Messaggi conclusivi

È necessario prestare attenzione quando si fa affidamento su politiche che richiedono l'immunità a lungo termine, come la vaccinazione o l'infezione naturale per raggiungere l'immunità di gregge.

E’ stata osservata una diminuzione degli anticorpi anti-nucleocapside dei coronavirus stagionali entro i primi 2 mesi dopo l'infezione in coerenza con quanto dimostrato in altri studi per i livelli di anticorpi neutralizzanti SARS-CoV-2, specialmente dopo COVID-19 lieve.

Le reinfezioni per infezione naturale si verificano per tutti e quattro i coronavirus stagionali, suggerendo che si tratta di una caratteristica comune a tutti i coronavirus umani, compreso SARS-CoV-2. 

Le reinfezioni si sono verificate più frequentemente a 12 mesi dopo l'infezione, indicando che l'immunità protettiva è di breve durata.